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Venerdì 2 Gennaio 2026 08:01

Il Papa: «Augurare a Roma di essere all’altezza dei suoi piccoli»



La celebrazione dei vespri presieduta il 31 dicembre. Lo sguardo sul mondo: «Strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, mirano a conquistare mercati, territori, zone di influenza»

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Papa Leone XIV ha presieduto, nel pomeriggio del 31 dicembre, i primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio con il tradizionale canto del Te Deum di ringraziamento per la fine dell’anno che ha visto la sua elezione al soglio di Pietro. E, come sempre, l’appuntamento nella Basilica Vaticana è l’occasione per rivolgere un pensiero particolare a Roma, peraltro messo in relazione con la vocazione dell’apostolo scelto da Gesù per essere il suo primo vicario sulla terra.

Parlando di speranza, il Papa ha detto che Dio Padre ha donato a Simone, un pescatore di Galilea, «una fede così schietta e generosa che il Signore ha potuto costruirci sopra la sua comunità. E noi siamo ancora oggi qui a pregare presso la sua tomba, dove pellegrini di ogni parte del mondo vengono a rinnovare la loro fede in Gesù Cristo Figlio di Dio. Ciò è accaduto in modo speciale durante l’Anno Santo che sta per concludersi. Il Giubileo è un grande segno di un mondo nuovo, rinnovato e riconciliato secondo il disegno di Dio».

Leone ha ricordato che «la Provvidenza ha riservato un posto particolare a questa città di Roma. Non per le sue glorie, non per la sua potenza, ma perché qui hanno versato il loro sangue per Cristo Pietro e Paolo e tanti altri martiri. Per questo Roma è la città del Giubileo. Cosa possiamo augurare a Roma? Di essere all’altezza dei suoi piccoli. Dei bambini, degli anziani soli e fragili, delle famiglie che fanno più fatica ad andare avanti, di uomini e donne venuti da lontano sperando in una vita dignitosa. Oggi, carissimi, ringraziamo Dio per il dono del Giubileo, che è stato un grande segno del suo disegno di speranza sull’uomo e sul mondo. E ringraziamo tutti coloro che nei mesi e nei giorni del 2025 hanno lavorato al servizio dei pellegrini e per rendere Roma più accogliente» ha detto il Papa alla presenza, tra gli altri, del sindaco Gualtieri. Poi il pensiero del Pontefice è andato al suo predecessore: «Questo era stato, un anno fa, l’auspicio dell’amato Papa Francesco. Vorrei che lo fosse ancora, e direi ancora di più dopo questo tempo di grazia. Che questa città, animata dalla speranza cristiana, possa essere al servizio del disegno d’amore di Dio sulla famiglia umana» ha concluso Papa Leone.

All’inizio della sua omelia, il Santo Padre aveva sottolineato la «ricchezza singolare» dei primi Vespri della Madre di Dio. «Le antifone dei salmi e del Magnificat insistono sull’evento paradossale di un Dio che nasce da una vergine, o, detto a rovescio, della maternità divina di Maria. E al tempo stesso questa solennità, che conclude l’Ottava del Natale, ricopre il passaggio da un anno all’altro e stende su di esso la benedizione di Colui “che era, che è e che viene”. Per di più, oggi la celebriamo sul finire del Giubileo, nel cuore di Roma, presso la Tomba di Pietro, e allora il Te Deum che risuonerà tra poco in questa Basilica vorrà come dilatarsi per dar voce a tutti i cuori e i volti che sono passati sotto queste volte e per le strade di questa città».

Leone si è soffermato sulla parola «disegno» risuonata nei passi biblici dei vespri, in particolare nelle lettere di san Paolo: «Questo modo di presentare il mistero di Cristo fa pensare a un disegno, un disegno grande sulla storia umana. Un disegno misterioso ma con un centro chiaro» che è la «pienezza dei tempi». In questo nostro tempo, ha proseguito il Papa, «sentiamo il bisogno di un disegno sapiente, benevolo, misericordioso. Che sia un progetto libero e liberante, pacifico, fedele, come quello che la Vergine Maria proclamò nel suo cantico di lode.

Poi il Pontefice ha lanciato un duro monito: «Altri disegni, però, oggi come ieri, avvolgono il mondo. Sono piuttosto strategie, che mirano a conquistare mercati, territori, zone di influenza. Strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, di proclami ideologici, di falsi motivi religiosi. Ma la Santa Madre di Dio, la più piccola e la più alta tra le creature, vede le cose con lo sguardo di Dio». La Madre di Gesù «è la donna con la quale Dio, nella pienezza del tempo, ha scritto la Parola che rivela il mistero».

Dio, ha proseguito, «ama sperare con il cuore dei piccoli, e lo fa coinvolgendoli nel suo disegno di salvezza. Quanto più bello è il disegno, tanto più grande è la speranza. E in effetti il mondo va avanti così, spinto dalla speranza di tante persone semplici, sconosciute ma non a Dio, che malgrado tutto credono in un domani migliore, perché sanno che il futuro è nelle mani di Colui che gli offre la speranza più grande». Al termine della celebrazione, il Santo Padre ha visitato il presepio allestito in piazza San Pietro: dopo aver pregato è salito nel presepe, ha benedetto i presenti, poi ha salutato le guardie svizzere della banda musicale e i fedeli presenti.

2 gennaio 2026

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