Mercoledì 7 Gennaio 2026 08:01
Miozzo: il “metodo Giubileo” ha funzionato


Il coordinatore dell’accoglienza e assistenza per l'Anno Santo: tutti hanno lavorato con entusiasmo. Le giornate di Tor Vergata e i funerali di papa Francesco i momenti più emozionanti
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Papa Leone XIV ha chiuso ieri la Porta Santa di San Pietro concludendo il Giubileo della Speranza. Ripensando a questi 12 mesi trascorsi, Agostino Miozzo, coordinatore dei servizi di accoglienza e assistenza per l’Anno Santo, rivive «il momento di maggiore stress» collocandolo con esattezza tra le 11 e mezzogiorno di sabato 2 agosto sulla spianata di Tor Vergata, dove si chiuse il Giubileo dei giovani.
Si attendeva «un’invasione» di ragazzi, pertanto era stata allestita un’area di 96 ettari, 80 torri video, 99 torri audio, 3mila bagni chimici, il palco; «un lavoro ciclopico durato un anno e mezzo». Alle 9 del mattino non c’era ancora nessuno. Miozzo ebbe timore che «quel dispendio di energie e denaro fosse stato vano».
Verso le 10, al varco 2, vide «un fiume di persone» che alle 11, ai tre varchi, diventarono «torrenti in piena» e l’ansia per l’assenza si trasformò in preoccupazione per la gestione dei «potenziali rischi, dato l’arrivo improvviso e massiccio di centinaia di migliaia di ragazzi da tutti i continenti – afferma -. Una moltitudine impressionante di giovani inondava Tor Vergata. Vederli tutti allegri mi rasserenò e cancellò il pessimismo iniziale».
Per tutto l’anno giubilare, specie per i 35 grandi eventi, «l’assillo costante è stato quello della sicurezza – riflette Miozzo -. Per l’attuale contesto geopolitico internazionale, ogni assembramento poteva essere un potenziale obiettivo ed è stato gestito secondo i più rigidi protocolli di “safety and security”, per prevenire anche l’imprevedibile».
Altro momento forte, che a distanza di mesi continua ad emozionarlo, è stato il funerale di Papa Francesco sabato 26 aprile. «La sua morte – rammenta – è avvenuta durante la fase organizzativa del Giubileo degli adolescenti ed era tutto predisposto per l’accoglienza di oltre 200mila persone. È stato necessario raddoppiare l’impegno, adattarci rapidamente all’evento improvviso, ma tecnicamente la macchina organizzativa era impostata». Nel 2005 Miozzo aveva già partecipato all’organizzazione dei funerali di Giovanni Paolo II con la Protezione civile, ma questa volta, rimarca, «l’aspetto più emozionante è stato il corteo funebre da San Pietro a Santa Maria Maggiore».
Avendo percorso il tragitto in anticipo per verificare che tutto fosse in ordine, Miozzo rimase «molto colpito dalle due ali di folla lungo tutto il percorso. Mai mi sarei aspettato tanta gente. Una moltitudine composta di romani, turisti, pellegrini che attendevano il passaggio del feretro sulla papamobile con un misto di devozione, rispetto e curiosità».
L’organizzazione dell’Anno Santo è stata portata avanti da una rete interistituzionale che ha coinvolto Santa Sede, Governo, Regione Lazio, Comune di Roma e prefettura. Sinergia ribattezzata “metodo Giubileo” che ha dimostrato come «con il confronto costante, pubblico e privato si possono allineare e la macchina non solo può funzionare ma può pianificare e rispondere anche all’imprevedibile. Ci sono state competenze straordinarie, qualificate, tutti hanno lavorato con entusiasmo. La cosa interessante è che i protagonisti, dal punto di vista politico, erano di correnti opposte, ma non si sono ostacolati.
Ovviamente non sono mancati momenti critici, ma si lavorava per un obiettivo condiviso e questo ha permesso anche di contenere i costi». Terminato il Giubileo, Miozzo confessa che gli «mancheranno i momenti emozionanti, le centinaia di riunioni e l’adrenalina di due anni vissuti intensamente dalla mattina alla sera».
7 gennaio 2026
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