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Domenica 28 Dicembre 2025 15:12

Grand Tour delle Periferie Romane. 12. Da Vitinia a Casal Bernocchi

Grand Tour delle Periferie Romane. 12. Da Vitinia a Casal Bernocchi


La tappa del Grand Tour delle Periferie Romane che qui vi proponiamo  attraversa due municipi romani, il IX e il X. Si inizia dalla stazione ferroviaria Metro Mare di Vitinia per terminare alla stazione ferroviaria Metro Mare di Casal Bernocchi Centro Giano, per un totale di circa 16 km da percorrere a piedi in 5-6 […]

Grand Tour delle Periferie Romane. 12. Da Vitinia a Casal Bernocchi


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Grand Tour delle Periferie Romane. 12. Da Vitinia a Casal Bernocchi



La tappa del
Grand Tour delle Periferie Romane
che qui vi proponiamo  attraversa due municipi romani, il IX e il X. Si inizia dalla stazione ferroviaria Metro Mare di Vitinia per terminare alla stazione ferroviaria Metro Mare di Casal Bernocchi Centro Giano, per un totale di circa 16 km da percorrere a piedi in 5-6 ore (incluso pranzo al sacco e pausa caffè).

Vitinia, oltre a essere un borgo agricolo, è uno dei più antichi insediamenti della zona, quasi un’enclave immersa in un’area ancora oggi molto verde. Fino agli anni Cinquanta si chiamava Risaro: il nuovo toponimo, terminante in -ia, risultò piuttosto in controtendenza, dato che quel suffisso richiamava le numerose cittadine fondate durante il Ventennio fascista, come ad esempio Pontinia. In realtà non dovrebbe stupire più di tanto: in Italia non mancano casi di località che terminano con questo suffisso, spesso in onore di famiglie etrusche, papi e altre figure storiche.

Ad ogni modo, l’abitato del Risaro iniziò a svilupparsi nel Dopoguerra sui terreni dei latifondisti Cerato, Di Marzi e Sirimaldi con semiconvenzione comunale, grazie alla quale i primi proprietari costruirono villette e palazzine a uno o due piani, talvolta con giardino.

Prima di metterci in cammino, due parole sulla stazione ferroviaria: la stazione del Risaro fu inaugurata nel 1924. Nonostante i bombardamenti del 1944 avessero danneggiato pesantemente un vicino deposito di carburanti dell’Esercito Italiano, la stazione si salvò; venne però completamente ristrutturata in occasione del Giubileo del 2000. Oggi, solo un vecchio edificio è stato conservato come memoria del passato.

Stazione ferroviaria Metromare Vitinia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Stazione ferroviaria Metromare Vitinia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]All’inizio di ogni tappa consigliamo sempre – quando possibile – una sosta in un bar locale, per immergersi nell’atmosfera del luogo. In questo caso suggeriamo il Bar Pasticceria Bartoli, in via Sarsina 19, punto di riferimento molto frequentato dagli abitanti del quartiere.

Vitinia: Caffè Pasticceria Bartoli [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Vitinia: Caffè Pasticceria Bartoli [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Dopo un’ottimo cappuccino, proseguiamo lungo via Castel Guelfo, via Argenta e via Codigoro fino a imboccare sulla destra una delle arterie principali: via Santarcangelo di Romagna (qui molte strade portano i nomi di cittadine dell’Emilia-Romagna). Camminiamo costeggiando palazzine di tipologie diverse da uno a quattro piani; su un muretto occhieggia una pantera rosa in stencil, poco distante da una tabaccheria che sta qui dal 1971.


Vitinia: Via S. Arcangelo di Romagna [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Ancora qualche passo e arriviamo in uno slargo con un parco pubblico, dominato dalla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, costruita a metà degli anni Cinquanta, quando lo sviluppo residenziale spontaneo prese piede nell’area dell’antico borgo agricolo.
Progettata dall’architetto Ildo Avetta, la chiesa si sviluppa su due piani e per l’epoca presentava un aspetto decisamente avveniristico. Una rampa circolare collega i livelli ed è modellata come un cuore di spine, richiamo diretto alla sua dedicazione. All’interno, sette campate con archi parabolici sorreggono la struttura; la luce filtra attraverso le aperture in vetrocemento, mentre un oculo ellittico, sopra il presbiterio, mette in dialogo visivo i due piani. Audace la scelta del cemento armato lasciato a vista.

Nel complesso, l’edificio, che si adatta al naturale pendio del terreno, avrebbe dovuto emergere nettamente sul paesaggio circostante; oggi, invece, la chiesa risulta quasi inglobata dall’edificato, fatta eccezione per una piazzetta con giochi per bambini e alcuni servizi di riferimento – un bar con tavolini all’aperto e un forno, dove volendo si può anche fare scorta per il cammino. Anche il campanile richiama il linguaggio dell’edificio principale, con motivi parabolici e superfici traforate che lo rendono particolarmente riconoscibile.


Vitinia: Chiesa del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Per continuare a conoscere il quartiere, proseguiamo l’esplorazione: andiamo avanti su via Santarcangelo di Romagna e, quasi subito, giriamo a sinistra su via di Mercato Saraceno e poi ancora a sinistra su via Minerbio, fino a raggiungere una piazzetta con una piccola rotonda. Durante un sopralluogo abbiamo incontrato proprio qui un signore che vive nel quartiere da molti anni e che ci ha raccontato di aver costruito la palazzina in cui abita insieme a due amici, negli anni Cinquanta, quando lavorava per quella che sarebbe poi diventata l’Alitalia. Non si è mai pentito della scelta: «Si stava bene allora e si sta bene ancora adesso», ha detto con un sorriso.

Vitinia: una delle vie del quartiere [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Vitinia: una delle vie del quartiere [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Imbocchiamo quindi via di Massa Fiscaglia in discesa, fino a raggiungere una serie di cartelli che segnalano l’ingresso nella Riserva della Valle del Risaro e l’accesso al Sentiero Trilussa: un anello tra Vitinia e Tor de’ Cenci che attraversa tre aree protette – la Riserva del Litorale Romano, la Tenuta Presidenziale di Castelporziano e il Parco Regionale di Decima Malafede.

Vitinia: Riserva della Valle del Risaro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Vitinia: Riserva della Valle del Risaro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Proprio lungo il sentiero, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Danilo, dell’associazione Cefalonia Forever. Ci ha raccontato che il Sentiero Trilussa è nato durante la pandemia, grazie all’iniziativa di alcuni residenti che hanno deciso di riappropriarsi del proprio territorio: per anni l’area era stata percepita come insicura, degradata, ridotta a ricettacolo di rifiuti. «È la teoria della finestra rotta» – ci ha spiegato – “degrado chiama degrado, mentre la presenza attiva delle persone richiama responsabilità collettiva e cura degli spazi”.
Come associazione, i cittadini hanno iniziato a riqualificare il percorso: oggi, la presenza dell’uomo convive con tanta natura e con la fauna che popola la zona. «Abbiamo anche un riconoscimento di Roma Natura e un protocollo ufficiale», ha aggiunto con un certo orgoglio.

Riserva della Valle del Risaro, sottopasso della via Cristoforo Colombo [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Riserva della Valle del Risaro, sottopasso della via Cristoforo Colombo [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]All’altezza del sottopasso che permette di superare la via Cristoforo Colombo imbocchiamo lo sterrato che costeggia il fosso di Malafede, un corso d’acqua che nasce dai Colli Albani e sfocia nel Tevere, dando forma alla Valle del Risaro. A tratti attraversiamo canneti così fitti da creare veri e propri tunnel sopra le nostre teste; in altri punti il paesaggio si apre e, sulla destra, si intravedono porzioni della Riserva e della Tenuta Presidenziale di Castelporziano. Lungo il sentiero, tra querce, robinie e berrette di prete, compaiono, qua e là, frammenti di poesie del poeta romanesco Trilussa: piccole pause letterarie che accompagnano il cammino. Una di queste è La ricetta maggica, dove lo scrittore immagina un frate intento a preparare un decotto capace di “mette’ fine a tutti li malanni”, salvo poi ricordarci che la vera cura passa da ingredienti immateriali come dignità, sincerità, libertà e buonsenso. Una ricetta per l’anima, più che per il corpo.

Riserva della Valle del Risaro, scorci del Sentiero Trilussa e del Fosso di Malafede [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Riserva della Valle del Risaro, scorci del Sentiero Trilussa e del Fosso di Malafede [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Si incrocia anche un armadietto per il book-crossing e, poco più avanti, spunta un cartello “Kiss me please”, appeso come fosse un’indicazione stradale: qui baciarsi è (quasi) obbligatorio, un invito giocoso perfettamente in linea con lo spirito del sentiero.

Riserva della Valle del Risaro, scorci lungo il Sentiero Trilussa [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Riserva della Valle del Risaro, scorci lungo il Sentiero Trilussa [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Su un altro pannello potete leggere la leggenda della ninfa Vitinia, spirito benevolo delle acque del Tevere e protettrice dei campi. Si racconta che all’alba uscisse dal fiume per portare luce, colori e fertilità alla valle, finché gli uomini, dimenticando il rispetto per la natura, la costrinsero a restare nelle acque. Preoccupata, la ninfa chiese aiuto a Giunone, che le donò un mantello verde capace di far tornare la memoria agli uomini, ma solo se indossato da un bambino. Fu il giovane pastore Mnemio a trovarlo e, grazie a lui, la valle tornò a fiorire e gli abitanti rinnovarono la promessa di proteggere questi luoghi. Una piccola favola ambientata proprio qui, che invita a camminare con più consapevolezza.

Riserva della Valle del Risaro, scorci lungo il Sentiero Trilussa [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Riserva della Valle del Risaro, scorci lungo il Sentiero Trilussa [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Arriviamo all’altezza di un ex cementificio ormai bonificato e, da lì, cerchiamo sulla destra un sentiero non segnalato che costeggia una fila di orti. Lo percorriamo fino a raggiungere via Pontina Vecchia; qui – con un po’ di attenzione per il traffico veicolare – svoltiamo a sinistra e proseguiamo fino a imboccare sulla destra via Romeo Collalti, dedicata a un poeta dialettale.

Se avete tempo per una sosta culinaria, l’Osteria del Malpasso è il posto giusto: qui il menu sa di campagna vera, con antipasti rustici, fettuccine e pappardelle fatte come una volta, abbacchio, trippa alla romana, baccalà al guazzetto e coniglio alla cacciatora. All’interno, un cameriere ci mostra con orgoglio una foto di Trilussa davanti all’ingresso – e capiamo subito perché il sentiero porta il suo nome.

Osteria del Malpasso [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Osteria del Malpasso [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]L’Osteria Malpasso è qui almeno dal 1910 e ne ha viste davvero tante: negli anni è stata un punto d’incontro per poeti, pittori e registi. Pensate che fino alla fine della Seconda guerra mondiale il Casale Malpasso ospitava persino una piccola caserma dei Carabinieri a servizio della residenza estiva della famiglia reale,  quella che oggi conosciamo come Tenuta Presidenziale di Castelporziano.

Tornando sui nostri passi, riflettiamo sul fatto che le colline tutt’intorno conservano ancora tracce delle postazioni militari della Seconda guerra mondiale: basi per mitragliatrici e fucili mitragliatori, trincee di collegamento, perfino postazioni per armi anticarro. Un promemoria concreto del fatto che, un tempo, questo era un punto strategico per la difesa militare.

Ma non c’è solo storia recente: tra le collinette affiorano anche segni più antichi, come cunicoli rivestiti di opus signinum e resti di ambienti rurali, probabilmente legati a vecchi insediamenti agricoli. Un luogo dove archeologia e memoria del Novecento si intrecciano a pochi passi dal sentiero.

Resti archeologici nei pressi dell'Osteria del Malpasso [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Resti archeologici nei pressi dell’Osteria del Malpasso [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Riprendiamo la Pontina Vecchia fino al cartello stradale di Tor de’ Cenci per poi deviare a sinistra su via del Risaro: una strada poco trafficata, usata soprattutto per raggiungere il Centro polifunzionale della Polizia di Stato, che costeggiamo per tutta la sua lunghezza. Oltre le recinzioni si intravedono la pista di guida e il campo di atletica della Scuola Tecnica di Polizia, dove si allenano anche gli atleti delle Fiamme Oro.

Il complesso fa parte della caserma intitolata a Emanuele Petri, medaglia d’oro al valore civile: fu un agente della Polfer, aveva quarantotto anni quando venne ucciso il 2 marzo 2003 durante un controllo sul treno Roma–Firenze, tra Cortona Camucia e Castiglion Fiorentino, da Mario Galesi, militante dei Nuclei Comunisti Combattenti, area brigatista. Una storia dolorosa, di un periodo da dimenticare.

Lungo il percorso incontriamo anche un albero monumentale: un pioppo di almeno cinquant’anni, con una circonferenza di 620 centimetri. Un gigante silenzioso, probabilmente ciò che resta delle antiche selve umide che un tempo ricoprivano tutta la zona. Sulla destra, invece, scorre un’area verde che fa da cuscinetto alle palazzine più esterne di Tor de’ Cenci: un bordo urbano un po’ sospeso, tra il quartiere e la campagna.

Scorci lungo via del Risaro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Scorci lungo via del Risaro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Al civico 224 ci fermiamo alla Fattoria di Ivano, incuriositi da un lungo pollaio che fiancheggia la strada. I giovanissimi figli del proprietario stanno portando a spasso il pony Shiva e ci spiegano che qui tutto è pensato per essere condiviso: un luogo per incontrarsi, respirare, stare insieme alla natura. Ci suggeriscono di leggere il pannello appeso all’ingresso, dove è riassunta la filosofia della fattoria: un invito a prendersi del tempo per respirare, ad ascoltare gli uccelli e il ritmo della natura, a riconoscere come tutto sia vita: il cielo in movimento, gli alberi, le fioriture che decorano spontaneamente ogni angolo, l’armonia che si crea quando l’essere umano si mette in relazione con il luogo. Prendersi cura della terra, qui, significa anche prendersi cura di sé: un gesto che genera consapevolezza. Una piccola oasi dove ci si ricorda che, a volte, basta rallentare per ritrovare il passo giusto.

Proseguendo lungo il cammino terminiamo l’anello e ci ritroviamo al cavalcavia che ci aveva permesso di passare sotto la Cristoforo Colombo. Lo riattraversiamo e, subito dopo, imbocchiamo la salita sulla destra, costeggiando un tracciato che corre parallelo alla via in direzione Ostia.

La via Cristoforo Colombo è la strada più lunga d’Italia a trovarsi interamente all’interno di un solo comune: con i suoi 27 chilometri collega Porta Ardeatina a Castel Fusano. Fu progettata nel 1937 e inaugurata nel 1954; prima di assumere il nome attuale si chiamò per alcuni tratti via Imperiale e, successivamente, via dei Navigatori.

Sentiero a lato della via Cristoforo Colombo [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Sentiero a lato della via Cristoforo Colombo [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Camminiamo per qualche centinaio di metri su un viottolo sterrato mentre, alla nostra sinistra, le auto sfrecciano verso il mare. Una gallina passeggia sul sentierino. È sbucata dal piccolo nucleo abitativo sulla destra, una manciata di case e orti che sembrano resistere al rumore della grande arteria: un villaggetto sospeso, quasi schiacciato tra le corsie della Colombo e il verde circostante, dove la vita scorre a un ritmo tutto suo. Chissà chi ci vive, tra il rumore della strada e il silenzio dei campi.

Scorci lungo via di Malafede [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Scorci lungo via di Malafede [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Raggiungiamo via di Malafede e la percorriamo lambendo ciò che resta degli imponenti pini tagliati per far spazio alla strada, con un occhio di riguardo per le auto che ci sfrecciano accanto. Sulla destra costeggiamo l’immenso camping Fabulous, immerso in una grande pineta di pini marittimi: un mondo a parte, con piazzole per caravan, tende e casette per gli stagionali. Dal 2009 l’intera area rientra nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.

Arriviamo quindi alla zona residenziale nota come Giardino di Roma, così chiamata per le ampie aree verdi che la circondano; è conosciuta anche come quartiere Caltagirone, dal nome del gruppo che l’ha costruita, o semplicemente come Malafede, dalla via limitrofa. La prima pietra venne posta nel 2000: oggi il quartiere conta circa 12.500 abitanti, per lo più giovani famiglie che vivono in palazzine di quattro o cinque piani, talvolta su pilotis, all’interno di complessi residenziali recintati.

Scorci di Giardino di Roma [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Scorci di Giardino di Roma [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Imbocchiamo via Marcello Mastroianni (qui la toponomastica rende omaggio agli attori del cinema italiano), costeggiamo un piccolo parco giochi e ci chiediamo chi possa realmente usufruirne, visto che non sembra esserci accesso diretto dalle case intorno. Come già riscontrato in altre tappe, nella nuova edilizia romana la privacy e la sicurezza sembrano prevalere sulla dimensione comunitaria.

Prendiamo la prima a sinistra, raggiungiamo largo Lucio Battisti, oggi usato soprattutto come parcheggio, lambiamo via Nora Ricci e poi, svoltando a destra su via Paolo Stoppa, arriviamo finalmente alla Chiesa di San Pio da Pietrelcina: un vero punto di aggregazione per il quartiere, con annesso teatro. È stata costruita tra il 2007 e il 2010 su progetto dello studio Anselmi e Associati.

Giardino di Roma: Chiesa di San Pio da Pietralcina [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Giardino di Roma: Chiesa di San Pio da Pietralcina [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]La chiesa si apre su un ampio piazzale. La facciata è segnata da tre arcate portanti, tutte diverse fra loro – un richiamo alla Trinità -, raccordate da un unico arco parabolico che avvolge l’abside. Il campanile, snello, raggiunge i 18 metri. Le arcate sono disegnate esternamente da una grande trave curvilinea,  immediatamente riconoscibile, e internamente da una trama di travi secondarie che contribuiscono a scandire lo spazio.
All’interno prevalgono luce e linearità: materiali chiari, geometrie pulite e una struttura che sembra accompagnare lo sguardo verso l’altare, creando un’atmosfera raccolta nonostante le dimensioni dell’aula.

Giardino di Roma: Interno della Chiesa di San Pio da Pietralcina [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Giardino di Roma: Interno della Chiesa di San Pio da Pietralcina [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Qui, nel 2017, vennero effettuate alcune riprese del film Brutti e cattivi di Cosimo Gomez. Era questa la chiesa frequentata dai personaggi del film.

Riguadagniamo via Paolo Stoppa fino a raggiungere un’area più animata, dove si concentrano i servizi: farmacia, gelateria, tabaccheria, pasticceria, caffetteria. Quest’ultima è un vero punto di riferimento del quartiere, frequentata tanto dai giovani quanto dagli anziani: il posto ideale per una breve sosta dopo questa lunga parte di cammino.

Giardino di Roma: pausa caffè [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Giardino di Roma: pausa caffè [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Riprendiamo l’esplorazione del Giardino di Roma: a sinistra un supermercato, a destra un’area verde priva di attrezzature. In effetti, di verde qui ce n’è parecchio, ma spesso è poco attrezzato – o lo è grazie all’iniziativa dei residenti. Si ha l’impressione che i costruttori siano stati obbligati a prevedere ampie zone verdi, senza una vera progettazione di fondo.

Scorci di Giardino di Roma [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Scorci di Giardino di Roma [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Superato l’incrocio con via Giuditta Rissone, saliamo sulla sinistra in un’area-giardino che percorriamo fino al termine, poi scendiamo di nuovo, attraversiamo via di Malafede e imbocchiamo via Giuseppe Todeschini.

Siamo ormai giunti nell’area di Casal Bernocchi, che prende il nome dalla famiglia proprietaria dell’antico casale. Il quartiere comprende il comprensorio di Malafede e un’ampia fascia di territorio compresa tra il fosso di Malafede e la Cristoforo Colombo.
Ci muoviamo tra una serie di strade, districandoci fra villette moderne ed edilizia spontanea.

Imbocchiamo sulla destra via del Fosso del Fontanile, poi raggiungiamo via Pavullo nel Frignano che percorriamo fino a via Luigi Pietrobono, dove incrociamo il fosso del Fontanile, oggi tombato. Durante il sopralluogo lo avevamo seguito fin dove possibile, attraversando veri e propri tunnel di canne: facile immaginare le difficoltà di chi abita nelle case affacciate sul fosso, soprattutto in caso di piogge intense.

Casal Bernocchi: una via del quartiere e dettagli del Fosso del Fontanile [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Casal Bernocchi: una via del quartiere e dettagli del Fosso del Fontanile [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Proseguiamo lungo via Luigi Pietrobono, poi via Maria Giuseppina Guacci, fino a un piccolo viottolo in salita. Qui il paesaggio si apre all’improvviso: sulla destra si spalanca un panorama inatteso, con la Valle del Tevere e i pendii della riva destra che si rincorrono all’orizzonte.

Pochi passi ancora e raggiungiamo il Villaggio INA-Casa Acilia, prospiciente il km 19 della via Ostiense, un intero quartiere concepito come progetto organico tra il 1958 e il 1960, nell’ambito del piano Fanfani che ebbe l’obiettivo di realizzare su tutto il territorio italiano innumerevoli insediamenti di edilizia residenziale pubblica in due settennati (tra il 1949 e il 1963). Il complesso residenziale, sviluppato su undici ettari, era destinato a diverse categorie di lavoratori dello Stato ai quali venivano assegnanti gli alloggi in base a specifici punteggi.

Vale la pena rallentare il passo ed esplorare le vie lungo le quali si affacciano gli edifici a torre e in linea e le celebri case basse digradanti lungo i pendii, note come case Perugini. Osservate con attenzione le finiture esterne degli edifici: intonaci alternati a mattoni a vista, travi in calcestruzzo lasciate scoperte, facciate tinteggiate di rosso vivo, persiane bianche scorrevoli su binari, fessure verticali che portano luce negli androni, e zone indicate per lo stenditoio, spesso riparate e integrate nel disegno architettonico. Ogni isolato racconta un frammento diverso del villaggio.

Il progetto generale fu firmato da Cesare Valle, con il contributo di architetti di primo piano come Giuseppe Perugini, Enrico Del Debbio, Attilio Spaccarelli e Mario Doni: un pezzo di architettura moderna incastonato nel paesaggio della periferia romana.

Sulle facciate di alcuni edifici si conservano ancora le targhe in ceramica policroma applicate al momento della costruzione – erano indispensabili, all’epoca, per ottenere il certificato di collaudo. Ne abbiamo individuate due tipologie; chissà, addentrandovi tra i vari complessi, potreste trovarne altre.

Casal Bernocchi: Villaggio Ina-Casa Acilia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Casal Bernocchi: Villaggio Ina-Casa Acilia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Il fulcro del villaggio è piazza San Pier Damiani con la scuola, il mercato e la chiesa progettata da Attilio Spaccarelli e aperta al pubblico nel 1970. L’edificio fu però consacrato solo nel 2002, dopo un importante intervento di ristrutturazione: l’usura dei materiali e alcuni problemi di staticità resero necessario anche l’abbassamento della copertura.

Casal Bernocchi: Chiesa di San Pier Damiani [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Casal Bernocchi: Chiesa di San Pier Damiani [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Diverse targhe ricordano il passaggio di tre pontefici — Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco — a conferma del ruolo che questo luogo ha avuto, negli anni, come punto di riferimento per la comunità locale.

La chiesa è dedicata a San Pier Damiani (1007-1072), eremita, teologo e cardinale, tra i grandi riformatori della Chiesa dell’XI secolo. La sua figura è evocata in una statua in ceramica a rilievo e smaltata, realizzata nel 1973 da Angelo Biancini e donata da Paolo VI in ricordo della visita del 27 febbraio 1972. Il santo è raffigurato seduto in cattedra, in atto benedicente: in una mano stringe un fascio di verghe, nell’altra un libro. Sopra di lui spiccano il cappello cardinalizio con le nappe, la lunga mitria ornata di gemme e un’aureola ovoidale, decorata con raggi e arabeschi. In basso, alla sinistra del santo, compare Sant’Apollinare, rappresentato secondo la stessa iconografia del mosaico del catino absidale della basilica di San Apollinare in Classe, a Ravenna.

Casal Bernocchi: interno della Chiesa di San Pier Damiani [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Casal Bernocchi: interno della Chiesa di San Pier Damiani [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Terminiamo questa lunga tappa – che ci ha permesso di incontrare realtà molto diverse tra loro, paesaggi inaspettati e quartieri dall’identità sfaccettata – alla stazione Metro Mare di Casal Bernocchi, attivata nel 1971.

Foto di gruppo lungo il Sentiero Trilussa [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]
Foto di gruppo lungo il Sentiero Trilussa [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Bibliografia:

  • Guida ai quartieri romani INA Casa, a cura di Margherita Guccione, Maria Margarita Segarra Lagunes, Rosalia Vittorini, Roma: Gangemi, 2002.
Ringraziamenti

Si ringrazia Danilo Borrelli per le preziose informazioni sul Sentiero Trilussa.

[Maria Teresa Natale, percorso effettuato il 29 ottobre 2025 e il 15 novembre 2025]

Grand Tour delle Periferie Romane. 12. Da Vitinia a Casal Bernocchi


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