Mercoledì 7 Gennaio 2026 16:01
Iniziato il pellegrinaggio di speranza in Terra Santa: l’incontro con il custode


Arrivato a Gerusalemme il gruppo di operatori della comunicazione e sacerdoti della diocesi. Padre Ielpo: «Vedere i pellegrini genera speranza. Questi luoghi tornano a vivere»
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Il Giubileo della speranza è appena finito ma il cammino della speranza per la diocesi di Roma è ripartito immediatamente. Destinazione: Gerusalemme. L’Opera Romana Pellegrinaggi è ripartita con un primo gruppo di operatori dei media e di sacerdoti diretta ai luoghi santi, «per tornare a portare l’abbraccio e la testimonianza di un popolo in cammino. All’insegna della comunione e della fraternità», spiega suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma – Opera Romana Pellegrinaggi.
«Questa terra aspetta voi», le parole intrise di gratitudine con cui l’operatore locale ha dato il benvenuto al gruppo. I cristiani a Gerusalemme sono rimasti in 6mila, da un milione, e la maggior parte lavora nel settore dei pellegrinaggi e del turismo, riferisce. «Qui si viene a cercare la Grazia ma senza di voi restiamo aridi. Voi siete il ponte tra i fratelli che sono in lotta qua. Grazie perché ci avete creduto».
Fa caldo, a Gerusalemme. E il traffico restituisce la dimensione di una quotidianità tornata a essere normale. All’interno della Custodia, padre Francesco Ielpo racconta che per aiutare questa terra la prima cosa, oltre alla preghiera, è «ritornare pellegrini. Non solo perché il pellegrinaggio è l’attività principale di sostentamento, e non solo per i cristiani, ma soprattutto perché i gruppi che arrivano generano speranza. Vivere in questo contesto, in alcuni luoghi, non è facile – prosegue -. Soprattutto nei territori palestinesi. E noi assistiamo a un grande flusso migratorio, anche da parte ebraica. Basti pensare che sono circa 70mila gli ebrei che hanno lasciato questa terra».
Torna a ripeterlo, padre Ielpo: «Vedere i pellegrini genera speranza. Significa che questi luoghi tornano a vivere». Lo confermano i dati: nei giorni di natale Betlemme ha visto quasi il 100 per cento degli alberghi pieni. Ieri, 6 gennaio, hanno toccato il 70 per cento. «Ma sono per lo più israeliani. Qualche timido segno di ripresa comunque c’è ed è importante soprattutto per i territori palestinesi». Il Custode però ne è convinto: «Dopo il 7 ottobre nulla è più come prima. Non ci sarà un ritorno al “come prima” e forse non sarebbe corretto. E probabilmente è cambiato anche il pellegrino che viene, che ha tante domande, grande desiderio di capire e un forte sentimento di fede. Chi accompagna – prosegue – dovrà essere capace di aiutare il pellegrino a non schierarsi, non nel senso di non farsi coinvolgere ma di non polarizzarsi. La Custodia, la Chiesa ha a cuore un futuro buono per tutti. Quest’ultimo conflitto ha esasperato certe posizioni per cui tutto porta a chiedere da che parte dobbiamo stare. Il pellegrinaggio deve invece aiutare il pellegrino a farsi un suo giudizio, che dipende comunque dalla narrazione che lo raggiunge; a cogliere quei germi di bene e possibilità di futuro che già sono in essere. A conoscere e incontrare persone che già oggi tentano vie di comunione, di dialogo e di convivenza, pur nelle rispettive identità e differenze. Sì può vedere qualcosa in meno e fare esperienza di chi in questo contesto segna già la differenza», assicura.
Interpellato sullo stato di salute delle relazioni fra le diverse comunità cristiane, padre Ielpo spiega che «qui bisogna necessariamente incontrarsi. Alcune cose come il restauro della basilica della Natività, il restauro del Santo Sepolcro hanno rafforzato i rapporti tra queste tre principali comunità. Ma la prima parola di speranza è la fraternità tra di noi. I gesti di fraternità parlano molto, anche ai cristiani locali».
L’invito del francescano è ad «avere uno sguardo nuovo, capace di denunciare il peccato ma salvare sempre il peccatore. Questa è la sfida – rimarca -. La riduzione dell’uomo a un suo atto, a un suo pensiero, è estremamente pericolosa. Serve uno sguardo nuovo – ripete -. Noi ad esempio non possiamo accettare che cresca l’antisemitismo, pure nella libertà di criticare certe scelte politiche. Il 7 ottobre – rimarca – ha minato completamente la fiducia».
7 gennaio 2026
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