Giovedì 8 Gennaio 2026 08:01
Monsignor Gillet, la paternità e il dialogo


Le esequie presiedute dal cardinale Reina a Santa Maria delle Grazie al Trionfale, dove il vescovo fu parroco per dieci anni. Fu anche prelato segretario del Vicariato. La presenza di Mattarella. I ricordi di Mani, Di Tora, Fois e Rocciolo
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«Rileggendo la sua vita non è difficile constatare come con semplicità e fedeltà ha vissuto la logica del Regno che è logica del dono e della grazia». Così il cardinale vicario Baldo Reina ha ricordato monsignor Paolo Gillet, già vescovo ausiliare e vicario generale della diocesi di Albano, nonché prelato segretario del Vicariato di Roma, morto il 5 gennaio all’età di 96 anni nella sua abitazione romana.
Nel presiedere mercoledì 7 gennaio i funerali a Santa Maria delle Grazie al Trionfale, la parrocchia che Gillet guidò dal 1980 al 1990, Reina ha indicato «la profonda radicalità ed essenzialità con cui don Paolo si era proposto di vivere il Vangelo giorno dopo giorno. In questa radicalità del cuore maturavano il dono della profezia e della sapienza, la capacità di leggere i segni dei tempi. Molti ricordano la sua paternità, insieme amorosa e autorevole, capace di accompagnare con fermezza e mitezza».
A concelebrare il cardinale Marcello Semeraro, già vescovo di Albano, e sette tra arcivescovi e vescovi: Marini, Celli, Mani, Tani, Nostro, Viva, attuale vescovo di Albano, e Tarantelli, vicegerente di Roma. Così come numerosi sacerdoti, tra cui parroci romani – a partire da quello di Santa Maria delle Grazie, don Antonio Raimondo Fois – e membri del Capitolo lateranense, di cui Gillet era canonico onorario. Presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la figlia Laura: l’attuale capo dello Stato era tra i responsabili diocesani dell’Azione cattolica all’epoca in cui Gillet era impegnato accanto all’associazione.

Il presule scomparso era nato a Roma l’8 luglio 1929. Formatosi al Collegio Capranica, era stato ordinato sacerdote il 19 settembre 1953. Dal 1954 al 1961 fu vicario parrocchiale a Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario, poi assistente diocesano della Gioventù maschile di Azione cattolica, e tra i suoi giovani, come detto, c’era anche l’attuale presidente della Repubblica. Chiamato in Vicariato nel 1961 dall’allora cardinale vicario Micara, Gillet fu pro-rettore dell’Istituto S. Eugenio per le vocazioni adulte e poi segretario del Centro pastorale per l’evangelizzazione.
La sua vocazione era maturata negli anni del liceo e nei primi anni dell’università, ha spiegato il vicario di Roma. Fondamentale per Gillet «nel suo percorso umano e cristiano fu la figura della madre, Annamaria Simonetti, prima maestra della fede, attiva nell’apostolato diocesano», dall’Unione donne al Cif alla San Vincenzo. «Capisaldi irrinunciabili» della formazione del presule furono «l’amore per il Concilio e la riscoperta della grazia santificante del Battesimo». Il suo impegno iniziò a Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario, tra i ragazzi e i giovani, e nel Cor guidato da Canepa. Al centro della vita di don Paolo c’era la Parola di Dio, tanto che la riportò nel suo motto episcopale, “Et Verbum caro factum est” (“E il Verbo si fece carne”).
«La più bella e indimenticabile esperienza del suo servizio sacerdotale», ha sottolineato Reina, la visse a Santa Maria delle Grazie, dove «decise di ripartire dai giovani andando a cercarli nel quartiere, avviò un adeguamento alle linee del Concilio Vaticano II» e rimase parroco per dieci anni. «Ancora oggi la comunità porta i frutti di quella scelta iniziale».
Nel 1990, su proposta del cardinale Poletti, papa san Giovanni Paolo II lo nominò prelato segretario del Vicariato e, durante lo svolgimento del Sinodo diocesano, Gillet ne fu segretario generale. Nominato ausiliare di Albano il 7 dicembre 1993, fu ordinato vescovo da Wojtyla il 6 gennaio 1994 e restò nella Chiesa suburbicaria fino al 2005.
Unanime il cordoglio tra vescovi, sacerdoti e tra gli “ex ragazzi” di Gillet. E sono stati proprio otto presbiteri a portare a spalla la bara del presule sul piazzale antistante la chiesa al termine della celebrazione. L’arcivescovo Mani, prima rettore del Seminario Maggiore e poi ausiliare di Roma per il settore Est, ricorda il presule scomparso come «un gentiluomo»: «Un sincero amico, con grande fede, serenità, profondità». Il vescovo Guerino Di Tora, vicario del cardinale arciprete della basilica lateranense, che faceva parte del Consiglio dei prefetti quando Gillet era prelato segretario del Vicariato, ne sottolinea il valore di «uomo di dialogo» attento a tutti i problemi che si presentavano. Per don Fois, parroco di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, «don Paolo è stato una pietra miliare per la nostra comunità. Ha introdotto qui in parrocchia il Concilio Vaticano II per l’adeguamento liturgico, per la catechesi, per il senso ecclesiale; ha istituito il primo Consiglio pastorale. È stato bello salutarlo proprio nel giorno in cui Papa Leone XIV ha iniziato le catechesi sul Concilio».
Commosso il ricordo di Domenico Rocciolo, direttore dell’Archivio storico diocesano, tra i giovani di don Gillet a Santa Maria delle Grazie: lo definisce «il mio maestro spirituale» e ne ricorda la speciale devozione alla Madonna delle Grazie, tanto che il presule, morto nella sua casa, aveva accanto al letto proprio un’immagine di quest’ultima. «Mi incaricò di scrivere un opuscolo sulla storia della Madonna delle Grazie, al quale sono molto legato», aggiunge Rocciolo. In diocesi «collaborò con il cardinale Poletti attuando le indicazioni di Paolo VI sul piano della carità e della vita della Chiesa».
8 gennaio 2025
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