Giovedì 8 Gennaio 2026 15:01
Il Papa: non siamo qui per promuovere agende


La Messa presieduta all’inizio della seconda e ultima giornata del suo primo Concistoro straordinario. Leone XIV: il Collegio cardinalizio non è «un team di esperti ma una comunità di fede»
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«Noi non siamo qui a promuovere agende – personali o di gruppo –, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera ‘quanto il cielo sovrasta la terra’ e che può venire solo dal Signore». È il monito del Papa, nell’omelia della Messa presieduta nella basilica di San Pietro questa mattina, all’inizio della seconda e ultima giornata del suo primo Concistoro straordinario.
«Per questo è importante che ora, nell’Eucaristia, poniamo ogni nostro desiderio e pensiero sull’Altare, assieme al dono della nostra vita, offrendolo al Padre in unione al Sacrificio di Cristo, per riaverlo purificato, illuminato, fuso e trasformato, per grazia, in un unico Pane», la raccomandazione di Leone XIV: «Solo così sapremo davvero ascoltare la sua voce, accogliendola nel dono che siamo gli uni per gli altri: motivo per cui ci siamo riuniti».
«Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto», ha precisato il Papa. «Il nostro fermarci è anzitutto un grande atto d’amore – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo –, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio».
Alla radice della parola Concistoro, ha ricordato Leone XIV, c’è il verbo “fermarsi”: «E in effetti tutti noi ci siamo fermati per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo popolo». Secondo il Pontefice, «questo è già in sé un gesto molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo»: «Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano, come ammonisce l’apostolo Paolo».
8 gennaio 2026
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