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Venerdì 9 Gennaio 2026 12:01

Leone XIV: «”Corto circuito” dei diritti umani»



L'udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Al centro la libertà religiosa. Nuovo appello perché «si scelgano con coraggio le vie della pace e del dialogo inclusivo»

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Una difesa senza sconti della libertà religiosa e della libertà di coscienza, la riaffermazione della tutela della vita «dal concepimento alla morte naturale», la richiesta di abolire definitivamente la pena di morte e il netto rifiuto di aborto ed eutanasia: da qui prende le mosse il primo discorso di Papa Leone al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, un intervento denso che intreccia visione teologica, analisi geopolitica e appelli concreti alla comunità internazionale.

Nel rivolgersi agli ambasciatori, il Pontefice ha collocato al centro la libertà religiosa, definita – riprendendo Benedetto XVI – «il primo dei diritti umani», perché tocca il nucleo più profondo della persona. Un diritto oggi sempre più violato: secondo i dati citati, il 64% della popolazione mondiale subisce gravi restrizioni e oltre 380 milioni di cristiani sono vittime di discriminazioni, violenze o persecuzioni. Papa Leone ha ricordato le situazioni più drammatiche, dal Medio Oriente all’Africa subsahariana, dal Sahel alla Nigeria, fino al recente attentato a Damasco, senza tacere però una forma più sottile di discriminazione che colpisce anche l’Occidente, dove spesso si riducono gli spazi di espressione per chi difende la vita, la famiglia o i più deboli.

In questo contesto si inserisce la ferma difesa della libertà di coscienza e dell’obiezione di coscienza, presentata non come ribellione allo Stato, ma come atto di fedeltà alla propria identità morale e argine contro derive autoritarie. Il Papa ha denunciato un linguaggio sempre più ambiguo e ideologizzato che, in nome di una presunta inclusività, finisce per escludere e comprimere i diritti fondamentali.

Il tema della libertà è stato strettamente legato a quello della vita. Papa Leone ha ribadito che la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale è il fondamento di ogni altro diritto umano. Da qui il rifiuto «categorico» dell’aborto, con la critica ai progetti che finanziano la mobilità transfrontaliera per accedervi, sottraendo risorse al sostegno concreto di madri e famiglie; la condanna della maternità surrogata, che mercifica il corpo della donna e trasforma il bambino in un prodotto; e il no all’eutanasia, definita una falsa compassione che abbandona i malati e gli anziani invece di accompagnarli con cure palliative e solidarietà autentica. Poi l’appello all’abolizione universale della pena di morte: una pratica che, ha detto, «annienta ogni speranza di perdono e di rinnovamento».

«Le considerazioni che ho presentato – ha affermato il Pontefice – inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità».

Sul piano internazionale, il Papa ha offerto una lettura severa dell’attuale scenario globale, ispirata alla riflessione di sant’Agostino sulla Città di Dio e sulla città terrena. Viviamo, ha affermato, un cambiamento d’epoca segnato da migrazioni, riassetti geopolitici e crisi culturali, in cui il multilateralismo appare sempre più fragile e sostituito da una «diplomazia della forza» e la guerra è tornata a essere considerata uno strumento ordinario. Da qui il richiamo al ruolo delle Nazioni Unite, chiamate a riformarsi per rispondere al mondo di oggi e a tornare luogo di dialogo reale, non di scontro ideologico.

Ampio spazio è stato dedicato ai conflitti in corso: l’Ucraina, per la quale Leone ha chiesto con urgenza un cessate il fuoco e negoziati sinceri; la Terra Santa, dove resta centrale la soluzione dei due Stati; ma anche Haiti, Sudan, Sud Sudan, i Grandi Laghi africani, il Myanmar e le tensioni in Asia orientale e nelle Americhe. Un riferimento anche al Venezuela «in seguito ai recenti sviluppi. Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia».

Pur senza nascondere la gravità del quadro, il Papa ha indicato segni di speranza e percorsi possibili di pace, che richiedono umiltà, coraggio del perdono e un fondamento trascendente capace di sottrarre la politica alla logica dell’orgoglio e della sopraffazione. Una pace, ha ricordato, che non si costruisce con la forza, ma con un paziente lavoro di verità, giustizia e riconciliazione: «Con rinnovata intensità rivolgo il mio appello affinché si scelgano con coraggio le vie della pace e del dialogo inclusivo, garantendo a tutti un accesso giusto e tempestivo agli aiuti umanitari.  Nonostante il quadro drammatico che abbiamo di fronte ai nostri occhi, la pace rimane un bene arduo ma possibile».

9 gennaio 2026

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