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Venerdì 9 Gennaio 2026 10:01

Terra Santa, «rafforzare la chiamata per la pace»



La difficile situazione dei cristiani, dal lavoro alla casa. Il sostegno della parrocchia di San Salvatore e del Patriarcato. Prosegue l’itinerario promosso dall’Opera romana pellegrinaggi

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Diciotto battezzati e 34 morti. È il bilancio del 2025 visto dai registri parrocchiali di San Salvatore, a Gerusalemme. Lo racconta il parroco padre Rami, incontrando la delegazione Roma di giornalisti e sacerdoti in pellegrinaggio con l’Opera romana pellegrinaggi. «A Betlemme è diverso – aggiunge -: più battesimi e matrimoni. Molti della città vecchia si sposano con persone con passaporto palestinese e fanno il matrimonio lì».

Accanto a lui, una suora e un’operatrice impegnate rispettivamente nella scuola – «abbiamo 120 bambini» – e con gli adolescenti. «Hanno bisogno di molta cura e non possiamo aiutarli senza la collaborazione delle famiglie», afferma la giovane operatrice. «Molti di loro, bambini e ragazzi, hanno problemi familiari, economici, di identità e sicurezza».

Presenti in parrocchia anche gli Scout, dai 5 ai 40 anni. 350 in tutto, «tra questa chiesa e la succursale», spiega il responsabile. «Aiutiamo i ragazzi a servire la società con diverse attività – aggiunge -. Cerchiamo di offrire loro un posto sicuro». Sulla stessa scia l’impegno del Servizio sociale del Patriarcato latino di Gerusalemme, che offre diversi programmi di emancipazione e opportunità di lavoro per tanti giovani. «Ogni giorno siamo accanto alle famiglie bisognose, che vivono tempi difficili per la guerra e la situazione sociale – afferma una delle responsabili -. Da 25 anni lavoro in questo campo ma non ho mai visto una situazione così difficile. Tanti hanno perso il lavoro e qui la vita è molto cara. Alcuni non riescono a comprare il cibo per i figli. Noi cerchiamo di vivere in empatia con loro, di essergli vicino».

L’affitto della casa in particolare «è una grande sfida – prosegue-. Oltre il 70% del salario va qui e quindi la vita diventa difficile. Noi viviamo in modo essenziale. Patriarcato e Custodia hanno progetti di case che offrono a un prezzo molto basso. Avere casa propria è un sogno. E per i giovani è difficile sposarsi». Oltretutto, «per proteggere l’identità cristiana tanti preferiscono le scuole private e questo è un ulteriore peso per le famiglie. Qualche volta il salario basta appena per i libri e la retta. Parrocchia e Patriarcato lavorano insieme perché servono tanti aiuti; la Chiesa ha un ruolo essenziale per mantenere la presenza dei cristiani».

Di sfide e bisogni educativi si occupa anche il Centro koinonia, che ha l’impegno prioritario di fare «studi strategici per tutelare i cristiani di Gerusalemme», chiarisce il responsabile. L’obiettivo è «costruire una generazione che ha a cuore la sua identità cristiana a Gerusalemme. Qui – ricorda – ci sono 6.500 cristiani di tutte le Chiese. Nelle scuole cristiane si contano 1.300 studenti. Solo quelle di Terra Santa ne hanno circa 800. Noi cerchiamo di preparare una generazione che sa difendere la sua identità cristiana».

Ne sa qualcosa la coppia che partecipa all’incontro insieme a padre Rami. Lui palestinese, lei  israeliana. «Ci siamo incontrati per lavoro e ci siamo innamorati. Ci siamo spostati dopo 7 anni di combattimento con le nostre famiglie – racconta lui -. Era un processo serio. Lei si è battezzata dopo il matrimonio. Ed era incinta. La nostra vita non è stata facile, nemmeno per i figli: la famiglia di lei è ancora ebrea. I figli vivono la loro fede e l’amore cristiano li aiuta a rispettare le differenze degli altri. Ma non è facile. Vivere la nostra fede per noi è la chiave». L’invito allora è a «rafforzare la chiamata per la pace, altrimenti fra 30 anni non rimarranno cristiani. Qui faccio la guida ma per mostrare le pietre vive della nostra Chiesa».

Gratitudine nelle parole della direttrice Orp suor Rebecca Nazzaro. «Vivete la vostra fede come identità non è facile in questo contesto – l’omaggio -. Portiamo a Roma la vostra fortezza, con cui contagiare quelli che incontreremo».  Anche Roma, osserva, «non è conosciuta per la sua identità storica e di fede. La fede invece va conosciuta anche dal punto di vista storico. È bello questo desiderio comune che abbiamo di fare conoscere come si vive il cristianesimo nei nostri rispettivi luoghi. Il nuovo pellegrinaggio deve essere incontro tra culture».

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