Sabato 10 Gennaio 2026 18:01
Il Papa ai giovani: per voi desidero «una vita buona e vera»


In migliaia tra l'Aula Paolo VI e piazza San Pietro. Il pensiero alle vittime di Crans-Montana. «Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità. Il vero bene della vita non si può comprare con denaro né conquistare con le armi, ma si può donare»
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Più che un incontro, ha avuto il sapore di una promessa mantenuta. Un appuntamento desiderato fin dallo scorso agosto. Un’idea lanciata sulla calda spianata di Tor Vergata al termine del Giubileo dei giovani e riproposta davanti alla grotta di Massabielle durante il tradizionale pellegrinaggio diocesano a Lourdes. I ragazzi avevano rivolto un invito e Papa Leone XIV ha risposto “sì”.
Così, questa sera, sabato 10 gennaio, in migliaia sono arrivati in Vaticano per il primo vero abbraccio tra il vescovo di Roma e i “suoi” giovani: l’Aula Paolo VI non è riuscita a contenerli e molti hanno seguito l’incontro in piazza San Pietro. Per i giovani Leone XIV desidera «una vita buona e vera, secondo la volontà di Dio», augura loro «una vita santa e sana. Niente di meno, perché vi voglio bene – ha detto -: vive davvero, infatti, chi vive con Dio, autore e salvatore della vita».
Ad accompagnare i ragazzi il cardinale vicario Baldo Reina che nel suo saluto iniziale ha confessato che non si aspettava «la risposta generosissima» di tanti giovani arrivati a San Pietro. Il pensiero è andato anche «a quelli che vivono in situazioni di sofferenza, a chi ha imboccato strade sbagliate, a chi è morto a Crans-Montana – ha detto il porporato la cui voce è stata sovrastata da un applauso -. Vorremmo spenderci per chi è rimasto indietro».
Anche il Papa, parlando del valore prezioso della vita, ha ricordato subito le vittime della tragedia svizzera. «Le famiglie devono cercare come superare questo dolore – ha detto a braccio -. Anche per questo è importante che siamo sempre uniti». Prevost ha esortato i ragazzi a essere testimoni luminosi, a «vivere come uomini e donne che hanno Cristo nel cuore, lo ascoltano come Maestro e lo seguono come Pastore».
Si è soffermato sull’importanza di coltivare relazioni autentiche. «Quello che vivete nelle parrocchie romane, in oratorio e nelle associazioni, non potete tenerlo per voi», ha spiegato ai ragazzi, mettendoli in guardia dagli inganni e dalle menzogne della società. «Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte – le sue parole -: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi».
Rispetto a cinque mesi fa la cornice è stata diversa. Sulle teste non c’era il cielo terso di Tor Vergata, ma la gioia e l’entusiasmo sono stati gli stessi. Il suggerimento è stato quello di ispirarsi ai santi. «Come sono liberi – ha affermato Leone -. Insieme con loro, andiamo avanti nel cammino, ben sapendo che il vero bene della vita non si può comprare con denaro né conquistare con le armi, ma si può donare, semplicemente, perché a tutti Dio lo dona con amore. Grazie di essere venuti! E grazie di amare insieme a me questa nostra Chiesa di Roma».
In settemila hanno gremito l’Aula Paolo VI. Tanti sono rimasti assiepati fuori. «Siete coraggiosi – ha detto il Papa rivolgendo loro qualche parola a braccio prima di fare ingresso nell’Aula -. Siete venuti in tanti, grazie a tutti. È molto importante che noi cerchiamo di costruire rapporti umani, buone amicizie e soprattutto l’amicizia con Gesù». Poi si è recato in piazza San Pietro dove altri ragazzi hanno seguito l’incontro dai maxischermi. Il Papa ha chiesto loro di coltivare lo «spirito di amicizia e di fratellanza. Se siamo uniti non c’è difficoltà che non possiamo superare – le sue parole -. Stare soli tante volte fa soffrire, ma quando siamo con gli amici, con la famiglia, con quelli che ci amano, possiamo andare avanti. Gesù sta sempre con noi, cammina sempre con noi».
Il volto giovane della Chiesa di Roma che quotidianamente popola le nostre parrocchie e la nostra città era assiepato nell’Aula Paolo VI: dai bambini che hanno appena intrapreso il cammino di iniziazione cristiana agli studenti fuori sede che vivono nei collegi della Capitale, dagli scout ai giovani appartenenti alla Pastorale giovanile, alla Pastorale universitaria, impegnati nel catechismo, (accompagnati dai direttori dei rispettivi uffici diocesani, don Alfredo Tedesco, don Maurizio Mirilli, don Manrico Accoto), dai ragazzi dei gruppi parrocchiali, movimenti, associazioni fino a chi passa i pomeriggi ad allenarsi nelle società sportive cattoliche.
Ragazzi ai quali il Papa ha elargito numerosi consigli. «Il vostro impegno nella società e nella politica, in famiglia, nella scuola e nella Chiesa parta dal cuore, e sarà fruttuoso – ha affermato -. Parta da Dio, e sarà santo». Presenti anche il vicegerente Renato Tarantelli Baccari e il vescovo ausiliare Michele Di Tolve con i seminaristi del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Insieme a loro sacerdoti, catechisti, responsabili di oratorio, religiosi e religiose.
Un boato, il coro “Papa Leone” e un lungo applauso hanno accolto l’ingresso di Leone in Aula. «Ti vogliamo bene, non sei solo», ha detto Matteo Maio, della Pastorale giovanile, che ha parlato della solitudine di molti giovani, di chi «ha perso la voglia di vivere» e di chi durante il Giubileo «ha donato tutto per accogliere». Dal Papa il grazie a chi non si è risparmiato durante la settimana del Giubileo dei giovani.
Riprendendo poi le parole di Matteo ha riflettuto che «una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio. Eppure in questi momenti di sconforto possiamo affinare la nostra sensibilità. Se tendiamo l’orecchio e apriamo gli occhi, il creato ci ricorda che non siamo soli: il mondo è fatto di legami tra tutte le cose, tra gli elementi e i viventi. Siamo creature uniche fra tutte, perché portiamo in noi l’immagine di Dio, che è relazione di vita, d’amore e di salvezza. Quando ti senti solo, allora ricorda che Dio non ti lascia mai. La sua compagnia diventa la forza per fare il primo passo verso chi è solo, eppure ti sta proprio accanto».
Non un’udienza formale ma un dialogo, una festa di voci e volti animata dal Coro della Diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina. Dopo Matteo hanno preso la parola le sorelle Francesca e Michela, cresciute nella parrocchia di Santa Giulia, e Francesco, studente universitario, che si è soffermato sul senso di smarrimento di tanti ragazzi.
«Un cuore colmo di distrazioni non trova la strada, ma chi la desidera già inizia a liberarsi da ciò che lo blocca – ha sottolineato il Papa -. L’insoddisfazione è eco della verità: non deve spaventarvi, perché mostra bene quale vuoto ingombra la vita, riducendola a strumento in funzione di altro. Cosa potete “fare di concreto per rompere queste catene”? Anzitutto pregare. È l’atto più concreto che il cristiano fa per il bene di chi gli è accanto, di sé e del mondo intero. Pregare è atto di libertà, che spezza le catene della noia, dell’orgoglio e dell’indifferenza».
10 gennaio 2026
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