Domenica 11 Gennaio 2026 14:01
Le pillole di Polly: recensione di “A Roma non ci sono le montagne” di Ritanna Armeni
È il marzo del ’44, e già da vari mesi Roma deve sopportare il giogo...
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È il marzo del ’44, e già da vari mesi Roma deve sopportare il giogo dello spietato invasore nazista.
Di fronte alla crudeltà senza limiti dei nemici, il popolo romano sembra sonnecchiare; apparentemente, il terrore di ritorsioni lo rende incapace di reagire.
Ma non è così; anche Roma ha la sua resistenza. Tuttavia, organizzarla è più difficile che al Nord, dove i partigiani possono rifugiarsi sulle montagne, che nella zona della capitale non ci sono.
Ciononostante, alcuni valorosi hanno deciso di opporsi all’oppressore e portano avanti la lotta partigiana come possono.
Le difficoltà sono tante, perché i vertici della resistenza sono divisi in comitati, portavoci di opinioni politiche in contrasto l’una con l’altra, e sprecano molto tempo a cercare di prevalere.
Del resto, non sono loro a combattere in prima persona.
Chi porta avanti la resistenza a Roma è un manipolo di giovani, come Carla Capponi, Sasà Bentivegna, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Maria Teresa Regard, Mario Fiorentini e Lucia Ottobrini. I nazisti li chiamano”banditen”; hanno pochi mezzi e poca esperienza, ma dalla loro hanno la voglia di libertà e il coraggio, che fa accettare loro il rischio concreto di finire nelle segrete di Via Tasso o di Regina Coeli. Lì, li aspetta un destino peggiore della morte: la tortura, alla quale, in caso di cattura, devono cercare con tutte le forze di resistere, per non rivelare segreti vitali per l’organizzazione.
In questo scenario, i partigiani ricevono dagli Alleati l’ordine di intensificare le azioni di guerra contro i nazisti, con l’obiettivo di farli sentire sempre più insicuri a Roma.
È così che nasce l’idea dell’attentato di Via Rasella, una via del centro di Roma dove tutti i giorni passa un battaglione di soldati tedeschi. È proprio in occasione di una di queste marce che, il 23 marzo del ’44, i partigiani sferrano un attacco contro i nazisti, lasciandone senza vita 33.
Chi ha partecipato all’azione ha messo in conto di poter morire. Ma non avrebbe mai immaginato le reali conseguenze dell’attentato. La ritorsione dei nazisti, infatti, si concretizzerà nell’orrore delle Fosse Ardeatine, dove saranno fucilati 335 innocenti.
“A Roma non ci sono le montagne” è un’opera di Ritanna Armeni, scrittrice, giornalista e già conduttrice televisiva.
Nel libro l’autrice ricostruisce, minuto per minuto, le tre ore che hanno portato all’attentato di Via Rasella, e lo fa in modo assolutamente magistrale.
Nel libro l’autrice ricostruisce, minuto per minuto, le tre ore che hanno portato all’attentato di Via Rasella, e lo fa in modo assolutamente magistrale.
La Armeni, infatti, rievoca i pensieri e le motivazioni dei partigiani che hanno partecipato all’azione, ma esplora anche il punto di vista dei tedeschi, passando da Kappler fino ai soldati rimasti vittime dell’attentato di Via Rasella.
Il risultato è un racconto vivido, emozionante, in cui la suspence è sempre altissima anche se tutti sanno, almeno a grandi linee, come si sono svolti i fatti.
Merito della doppia preparazione di scrittrice e giornalista dell’autrice, che descrive gli eventi con precisione da reporter, ma allo stesso tempo adotta uno stile romanzato appassionante e capace di destare emozioni fortissime.
E cosa ancora più importante, grazie ad una documentazione storica accuratamente selezionata, la Armeni rende giustizia alla memoria dei partigiani, smontando ad una ad una le false accuse montate ad arte contro di loro, che dai tempi dell’attentato hanno macchiato la loro fama.
Ecco perché “A Roma non ci sono le montagne” è un libro assolutamente imprescindibile.
Federica Focà
