Martedì 13 Gennaio 2026 00:01
In Marocco fossili dell’antenato più prossimo all’uomo moderno
Questi fossili presentano un mix di caratteristiche antiche e moderne che si collocano vicino al punto in cui le linee evolutive africane ed euroasiatiche iniziano a divergere -
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Scoperti in Marocco vicino a Casablanca resti fossili di ominidi risalenti a circa 773mila anni fa, che potrebbero essere gli antenati più prossimi dell’uomo moderno (Homo sapiens), dei Neanderthal e dei Denisoviani.
Secondo uno studio internazionale, pubblicato su Nature, questi fossili presentano un mix di caratteristiche antiche e moderne che si collocano vicino al punto in cui le linee evolutive africane ed euroasiatiche iniziano a divergere. Basandosi sulle informazioni relative alle popolazioni africane che hanno preceduto la comparsa del primo H. sapiens conosciuto, lo studio fornisce anche prove che la nostra specie ha un’origine africana piuttosto che euroasiatica.
I reperti sono stati scoperti nella Grotte à Hominides, una cava che si trova nell’area di Thomas Quarry I, nei pressi di Casablanca, un sito noto come uno dei più ricchi depositi africani di reperti archeologici e paleontologici del Pleistocene.
Jean-Jacques Hublin, professore al Collège de France e direttore emerito al Max Planck Institute, e colleghi hanno analizzato i reperti rinvenuti nella cava: due mandibole parziali, di un adulto e di un bambino, numerosi denti e vertebre ed hanno anche analizzato i sedimenti dell’area circostante. L’analisi ha collocato i fossili in un periodo preciso, molto vicino ad un importante cambiamento del campo magnetico terrestre, l’inversione geomagnetica Matuyama-Brunhes, e cioè a 773mila anni fa, conferendo ai reperti un’età simile a quella di Homo antecessor.
“Le analisi su questi reperti hanno rivelato un mosaico di caratteri arcaici, con molte caratteristiche che richiamano quelle di ominini di età comparabile rinvenuti in Spagna: il cosiddetto Homo antecessor “, spiega Rita Sorrentino, ricercatrice al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “Le due popolazioni – aggiunge – appaiono però già chiaramente separate, il che implica che eventuali contatti devono essere avvenuti in epoche precedenti”.
Infatti, come riportato dai ricercatori, i nuovi fossili sono morfologicamente diversi da quelli di H. antecessor, “il che suggerisce – spiegano su Nature – che la differenziazione regionale tra Europa e Nord Africa fosse già presente nel tardo Pleistocene inferiore (da circa 1,8 milioni a 780mila anni fa). I fossili marocchini combinano caratteristiche più antiche osservate in specie come Homo erectus con tratti più moderni riscontrati in H. sapiens e nei Neanderthal. Ad esempio – sottolineano – le dimensioni dei loro molari ricordano quelle dei primi H. sapiens e dei Neanderthal, mentre la forma della mandibola è più vicina a quella dell’Homo erectus e di altri esseri umani arcaici africani”.
I fossili marocchini sono, quindi, da considerarsi molto importanti, per capire l’evoluzione umana e la comparsa dell’uomo moderno. “Questi risultati identificano una popolazione africana che si trova alla base del percorso evolutivo da cui si è originata la nostra specie, gli Homo sapiens“, dice Stefano Benazzi, Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. “È una scoperta importante, che ci offre nuove informazioni sull’ascendenza condivisa di Sapiens, Neandertaliani e Denisoviani. E, combinando tratti africani arcaici con caratteristiche che si avvicinano alle morfologie eurasiatiche e africane del Pleistocene medio, gli ominini della Grotte à Hominidés – spiega – ci forniscono indizi essenziali sull’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neandertal e Denisoviani.. Sulla base delle evidenze genetiche – conclude – possiamo stimare che questo nostro antenato comune sia vissuto tra 765 mila e 550 mila anni fa e i reperti che abbiamo analizzato si collocano nella parte più antica di questo intervallo temporale”.
I fossili marocchini, secondo i ricercatori, potrebbero non essere gli ultimi antenati comuni all’uomo moderno, ai Neanderthal e ai Denisoviani, ma potrebbero essere gli antenati più prossimi. Inoltre, i risultati dello studio attribuiscono a H.sapiens un’ascendenza africana piuttosto che eurasiatica. (Rita Lena)
