Martedì 13 Gennaio 2026 12:01
Siria: scontri ad Aleppo tra forze curde e governo


Oltre 150mila gli sfollati. Chiarot, operatore Caritas, racconta l’emergenza umanitaria e l’azione dei centri di accoglienza. La tregua è fragile, e sullo sfondo pesano gli equilibri geopolitici internazionali
L'articolo
Siria: scontri ad Aleppo tra forze curde e governo
proviene da RomaSette
.
#dal mondo #aleppo #caritas italiana #caritas siria #davide chiarot #hawkeye strike #scontri tra forze curde e governo #sfollati #vetrina
leggi la notizia su RomaSette


La lunga guerra che ha devastato la Siria sembra non dare tregua. Negli ultimi giorni Aleppo – seconda città siriana e capitale economica del Paese – è tornata sotto i riflettori per nuovi scontri tra le milizie curde e l’esercito siriano. Da Aleppo, Davide Chiarot, operatore di Caritas italiana riferisce che i due quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud sono stati il centro di una nuova escalation di violenza, culminata il 6 gennaio scorso con un attacco deciso da parte dell’esercito siriano per porre fine alla presenza curda nell’area. «Questi quartieri – racconta – sono da anni sotto il controllo delle forze a prevalenza curda del Sdf e sono stati teatro di scontri anche in passato, già nel corso dell’anno e soprattutto a dicembre dopo Natale».
La tensione, già latente, è esplosa all’inizio dell’anno, trasformando le strade in linee di battaglia e costringendo decine di migliaia di civili a fuggire. «Famiglie intere – aggiunge l’operatore Caritas – hanno lasciato case, negozi e scuole, dirette principalmente verso il Nord, nella zona di Afrin o in altri quartieri di Aleppo, mentre molti – senza amici o parenti – si sono rifugiati nei centri di accoglienza temporanei allestiti per l’emergenza dal governo». Secondo le stime più recenti sono oltre 150mila le persone sfollate a causa di questi scontri nei quartieri curdi di Aleppo. I dati ufficiali delle autorità locali parlano di popolazioni costrette a spostarsi rapidamente per evitare bombardamenti e combattimenti tra le forze governative e quelle curde.
Una tregua fragile e un accordo mai totalmente applicato. Negli ultimi giorni la situazione sembra essere tornata a una sorta di calma apparente. Chiarot osserva che ora si percepisce una «situazione di calma piatta, quasi di normalità. La Protezione civile ha infatti ripulito le strade, rimosso barricate e terrapieni e ha iniziato a consentire il rientro di molti abitanti nelle loro case e attività commerciali, specialmente ad Ashafieh, il quartiere meno colpito, mentre Sheikh Maqsoud resta ancora in fase di verifica di sicurezza». La situazione rimane complessa e il nodo centrale è l’accordo di marzo dell’anno scorso, mai del tutto applicato. Le intese prevedevano l’inserimento delle forze curde nell’esercito siriano e una qualche forma di autonomia politica per le istituzioni curde; ma su questo terreno le trattative si sono arenate ripetutamente, alimentando sfiducia e sospetti tra le parti.
«Sponsor esteri». Se in città adesso la situazione sembra andare verso una normalizzazione non è così nelle zone fuori città, ad est nelle campagne, dove il rischio di scontri resta alto a causa di movimenti di forze curde in risposta all’esercito siriano. «La sensazione che hanno molti analisti e osservatori qui in Siria – spiega l’operatore di Caritas italiana – è quella che i curdi abbiano voluto, come dire, saggiare la forza militare del governo per andare al tavolo di negoziato in una posizione più solida. Ma, a quanto pare, non è andata bene visto il loro ritiro dai quartieri».
La questione, pertanto, non sembra essere del tutto risolta. «Resta, poi, da capire il ruolo degli sponsor esteri nella nuova Siria. C’è chi ipotizza un sostegno ai curdi da parte di Israele che non vedrebbe di buon occhio una Siria unita. Forte invece l’appoggio turco al governo siriano. Sullo sfondo si muovono anche gli Usa, che continuano a condurre raid aerei contro lo Stato islamico sul territorio siriano». Nelle ultime settimane, infatti, l’operazione americana “Hawkeye Strike” ha intensificato gli attacchi contro obiettivi dell’Isis in Siria, sottolineando come la presenza di gruppi jihadisti resti un elemento di destabilizzazione anche nella nuova fase del conflitto.
La risposta umanitaria. Al centro della sofferenza di queste settimane ci sono le famiglie costrette a fuggire dalla violenza. Caritas Siria, con il sostegno di Caritas italiana, ha concentrato i suoi sforzi nel garantire aiuti immediati: distribuzione di cibo, coperte, latte in polvere e pannolini, con particolare attenzione alle necessità dei bambini e delle famiglie più vulnerabili. Spazi di accoglienza sono stati aperti anche nelle chiese insieme ad altri centri governativi e comunitari, offrendo un riparo temporaneo mentre si monitora il ritorno degli sfollati nelle loro case. «Ora – dice Chiarot – stiamo valutando giorno per giorno le necessità della popolazione, cercando di capire se gli aiuti già erogati siano sufficienti o se sia necessario un ulteriore intervento a tutela del lavoro, della salute e della dignità delle persone colpite dal conflitto». La speranza di chi lavora sul campo, condivisa da tanti cittadini siriani stremati da anni di violenza, è, conclude Chiarot, che «si possa giungere presto a una soluzione negoziata e duratura, evitando che le tensioni si estendano ad altre zone del Paese e consentendo agli sfollati di far ritorno alle proprie case senza la paura del riprendere le armi». (Daniele Rocchi)
13 gennaio 2026
L'articolo
Siria: scontri ad Aleppo tra forze curde e governo
proviene da RomaSette
.