Martedì 13 Gennaio 2026 19:01
IL CIELO NERO: UN VIAGGIO DISTOPICO NELLA MEMORIA E NELLA SOPRAVVIVENZA
A cura di Ilaria Solazzo “Il Cielo Nero”: Il Nuovo Capolavoro Distopico di Riccardo Cascino
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IL CIELO NERO: UN VIAGGIO DISTOPICO NELLA MEMORIA E NELLA SOPRAVVIVENZA
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A cura di Ilaria Solazzo
“Il Cielo Nero”: Il Nuovo Capolavoro Distopico di Riccardo Cascino
Un viaggio che trasporta il lettore in un mondo oscuro e affascinante, dove la speranza è un ricordo remoto e l’unica certezza è la lotta per la sopravvivenza.
Il 14 febbraio 2024 segna la pubblicazione di un’opera che si preannuncia destinata a lasciare un’impronta indelebile nel panorama della letteratura distopica contemporanea. Il cielo nero, il nuovo romanzo di Riccardo Cascino, non è solo un libro da leggere, è un viaggio che travolge e coinvolge. Con le sue 548 pagine, l’autore ci trasporta in un futuro dove la Terra è un luogo quasi irriconoscibile, dominato dall’oscurità e da forze misteriose che l’hanno trasformata in una prigione senza speranza.




La trama: un mondo invaso, la lotta per la sopravvivenza
Dodici anni dopo l’arrivo degli Invasori, Novark è l’ultima metropoli sulla Terra. Ma quello che una volta era un simbolo di progresso e civiltà è ormai un territorio governato dalla paura e dalla desolazione. Un manto nero, inesplicabile e minaccioso, oscura il cielo, cancellando ogni traccia di sole e di vita. La luce è un ricordo lontano, e con essa sono svaniti anche i sogni di un futuro migliore. Le persone si nascondono nel Sottosuolo, un dedalo di gallerie scavate nella roccia, dove la legge della sopravvivenza è dura e intransigente. I giovani sono costretti a vivere in condizioni estreme, mentre gli adulti sono ridotti in schiavitù.
Il protagonista, Draak, ventenne e residente nel Sottosuolo, è uno dei tanti giovani abbandonati a una realtà crudele, in un mondo dove la fame e la violenza sono le uniche costanti. Ma il suo destino cambierà quando incontrerà Aril, una misteriosa girovaga che lo spingerà a sfidare l’ignoto e a risalire alla superficie, dove la verità è nascosta dietro un velo di oscurità.
Quello che Draak e Aril scopriranno, però, va oltre ogni loro immaginazione. Un viaggio pericoloso, una scoperta sconvolgente e una lotta contro forze più grandi di loro stessi li porteranno a confrontarsi con il destino dell’umanità, dove la memoria e la speranza sono le ultime risorse a disposizione.
Un’ambientazione inquietante: il Sottosuolo e la Superficie
Uno degli aspetti più affascinanti del romanzo è la costruzione degli ambienti. Il Sottosuolo, che rappresenta il rifugio ma anche la trappola, è descritto con una intensità che coinvolge i sensi del lettore. Le gallerie oscure, l’odore del sudore e del metallo, la sensazione di claustrofobia sono tutti elementi che ricreano un’atmosfera palpabile e soffocante. Draak, nel suo cammino, si trova ad affrontare non solo i pericoli fisici di un mondo distrutto, ma anche i conflitti interiori legati alla fame, alla disperazione e al bisogno di sopravvivere.
E poi c’è la Superficie, il mondo esterno, dove le poche tracce di civiltà rimaste sono messe a dura prova dalla violenza degli Invasori. Cascino costruisce questo mondo con abilità, creando immagini potenti e disturbanti, come quella di una folla che assiste inerme a scene di violenza, incapace di reagire. Un paesaggio di desolazione, ma anche di contraddizioni, dove la speranza sembra svanita ma, allo stesso tempo, ogni passo verso l’ignoto potrebbe portare alla salvezza.
Un libro che sfida la memoria
Un tema centrale di Il cielo nero è la memoria, non solo come strumento di conoscenza, ma come l’unica risorsa rimasta agli esseri umani per ricostruire il proprio passato e trovare un senso al presente. Nel mondo descritto da Cascino, la memoria è stata alterata, cancellata, e chiunque cerchi di ricordare si scontra con una realtà che non è mai più quella di un tempo. La lotta per mantenere viva la propria identità, per recuperare i frammenti di una civiltà perduta, diventa un atto di resistenza, una forma di rivolta contro un destino già scritto.
Un’opera premiata e riconosciuta
Il cielo nero non è solo un romanzo di intrattenimento. La sua profondità tematica e la sua capacità di immergere il lettore in una realtà tanto cruenta quanto affascinante gli hanno guadagnato riconoscimenti importanti, come la Menzione di Merito all’XI Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Città di Sarzana. Un premio che testimonia la qualità della scrittura e l’impegno dell’autore nel trattare temi universali come la lotta per la sopravvivenza, la memoria e il destino dell’umanità.
Il cielo nero è un romanzo che non lascia indifferenti. Con la sua narrazione avvincente e il suo messaggio potente, Riccardo Cascino crea un mondo che, pur essendo lontano nel tempo e nello spazio, risuona con le nostre paure più profonde e le nostre speranze più lontane. Un libro che non solo merita di essere letto, ma che è destinato a restare con il lettore ben oltre la fine dell’ultima pagina.
In un mondo sempre più incerto e frammentato, Il cielo nero ci invita a riflettere su chi siamo, su cosa siamo disposti a perdere e, soprattutto, su cosa resta di noi quando la memoria e la speranza vengono cancellate. Un romanzo che segna un punto di svolta nel panorama della narrativa distopica, e che senza dubbio farà parlare di sé per molto tempo.
Intervista a Riccardo Cascino, autore di Il cielo nero
Il cielo nero, il nuovo romanzo distopico di Riccardo Cascino, ha conquistato lettori e critici con la sua trama avvincente e il suo approccio profondo alla memoria e alla sopravvivenza. In questa intervista esclusiva, l’autore ci racconta il suo processo creativo, le ispirazioni dietro il libro e il significato dei temi trattati.
Buongiorno Riccardo, grazie per essere con noi oggi. Il cielo nero è un’opera che esplora un futuro distopico davvero cupo e inquietante. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro ambientato in un mondo così oscuro?
Buongiorno e grazie per l’invito. La mia intenzione era di affrontare temi universali come la sopravvivenza, il controllo e la memoria, ma attraverso una lente distopica. Volevo esplorare come una società possa disintegrarsi lentamente, come la violenza possa essere normalizzata e come la perdita della memoria possa alterare l’identità collettiva. In un certo senso, ho creato un mondo dove l’oscurità non è solo fisica, ma anche psicologica, per mettere in evidenza le forze invisibili che spesso ci governano, dalla paura all’amnesia collettiva.
Vuoi aggiungere altro?
Sì, aggiungerei che in questo caso l’oscurità rappresenta anche la salvezza, è un’amica che protegge, un luogo in cui rifugiarsi. E la contrapposizione tra oscurità e luce, nel romanzo, si materializza anche nel passaggio dal Sottosuolo, dove paradossalmente c’è una parvenza di libertà almeno fisica, alla Superficie, dove il sole è stato usato come mezzo per incutere terrore e schiavizzare la popolazione. Così, il cielo nero si trasforma in qualcosa da mantenere, da difendere perfino.
Il Sottosuolo e la Superficie sono ambienti descritti con grande dettaglio. Come hai costruito questi mondi, e quale ruolo giocano nel romanzo?
Entrambi i mondi – il Sottosuolo e la Superficie – sono fondamentali per comprendere la psicologia dei personaggi e le dinamiche sociali. Il Sottosuolo è claustrofobico, un luogo dove la sopravvivenza è ridotta alla lotta quotidiana per il cibo e la sicurezza. È anche un simbolo della mente umana intrappolata nelle sue paure. La Superficie, invece, è un paesaggio desolato e privo di speranza, ma è anche un campo di battaglia dove la verità viene a galla in maniera dolorosa. Ho voluto che entrambi questi ambienti non fossero solo sfondi, ma elementi vivi che interagiscono con le scelte dei personaggi. Entrambi sono specchi deformati della nostra realtà, ma amplificati e deformati dalla distopia.
La memoria è un tema centrale nel libro. I tuoi personaggi si trovano a fare i conti con la perdita e l’alterazione della memoria. Come mai questa scelta?
La memoria è la nostra radice, la nostra identità. Se la perdiamo, chi siamo? Ho scelto di affrontare questo tema perché credo che, in una società in crisi, la memoria possa diventare l’ultimo rifugio di resistenza. Se ci pensi, molte delle nostre guerre, delle nostre disuguaglianze e delle nostre ingiustizie derivano da un’interpretazione distorta della storia. Se la memoria viene manipolata o cancellata, tutto ciò che rimane è una tela bianca su cui riscrivere la realtà.
Hai altre informazioni che ti senti di svelare?
Giusto un dettaglio, che più che svelare può rendere più chiaro il contesto. All’inizio della storia noi ci ritroviamo al punto in cui l’invasione è già avvenuta da tempo. Novark rappresentava l’ultimo barlume di speranza della Terra già prima che arrivassero gli Invasori e questi non sono altro che l’ultimo colpo di vanga a una tomba già scavata dalla stessa umanità. Questo è il dramma che vive il mondo di Il cielo nero.
I tuoi protagonisti, Draak e Aril, intraprendono un viaggio fisico ed emotivo molto complesso. Cosa volevi trasmettere attraverso la loro storia?
Draak e Aril sono due facce della stessa medaglia. Draak è cresciuto nel Sottosuolo, un mondo di violenza e sopravvivenza, mentre Aril è una girovaga, un’anima apparentemente più libera ma ugualmente persa in un mondo senza speranza. La loro unione rappresenta il bisogno umano di non arrendersi mai, anche quando il mondo sembra condannarci. Il viaggio che intraprendono è, prima di tutto, un viaggio interiore. Volevo mostrare come le persone, nonostante le circostanze più terribili, possano ancora cercare la verità e la libertà, il tutto attraverso le emozioni e i sentimenti di due ventenni che hanno dovuto sobbarcarsi il mondo in cui vivono. La loro storia è una metafora di resistenza, speranza e cambiamento.
Il libro ha già ricevuto due Menzioni di Merito, all’XI Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa Città di Sarzana e alla II Edizione del Premio Letterario Internazionale Xenìa Book Fair, due riconoscimenti importanti. Come ti senti riguardo a questo successo?
Sono estremamente grato e onorato per questi riconoscimenti. La scrittura è un viaggio solitario, ma quando il tuo lavoro viene apprezzato, soprattutto da un pubblico e da una giuria di esperti, significa che sei riuscito a toccare qualcosa di universale. Questi premi sono un incoraggiamento per continuare a scrivere e a esplorare temi complessi. Tuttavia, credo che il vero successo di un libro stia nell’effetto che ha sui lettori. Se un libro riesce a far riflettere o a suscitare emozioni forti, allora è stato un successo.
Sono estremamente grato e onorato per questi riconoscimenti. La scrittura è un viaggio solitario, ma quando il tuo lavoro viene apprezzato, soprattutto da un pubblico e da una giuria di esperti, significa che sei riuscito a toccare qualcosa di universale. Questi premi sono un incoraggiamento per continuare a scrivere e a esplorare temi complessi. Tuttavia, credo che il vero successo di un libro stia nell’effetto che ha sui lettori. Se un libro riesce a far riflettere o a suscitare emozioni forti, allora è stato un successo.
Grazie, Riccardo, per aver condiviso con noi il tuo pensiero. Un’ultima domanda: cosa ci riserverà il futuro? Ci possiamo aspettare un seguito di Il cielo nero?
Grazie a te per questa bellissima conversazione. Il cielo nero è, per ora, un viaggio completo, ma nel creare un mondo del genere si finisce per avere a disposizione molto più di quanto espresso in una sola storia, e viene la voglia di esplorarlo ancora, quel mondo. Quindi, sì, ho molte idee che stanno maturando. Però la scrittura è una continua ricerca e ci sono altri progetti che ho in mente e che meriterebbero, a mio avviso, una loro storia.
Concludiamo questa intervista, sicuri che Il cielo nero non sia solo l’inizio di una carriera letteraria che continuerà a sorprendere e a far riflettere i lettori. Restiamo in attesa di nuovi mondi oscuri e affascinanti da esplorare con Riccardo Cascino.
Il libro lo si può trovare su Amazon in versione cartacea e come ebook…
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