Giovedì 15 Gennaio 2026 13:01
In Ucraina temperature a meno 20


Aumentano i casi di polmoniti e bronchiti. Il rischio è morire congelati. Il vescovo Yazlovetskyi (Caritas-Spes): «Se i russi non smetteranno di bombardare, molte persone moriranno congelate nell'inverno»
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Aumentano i casi di polmoniti e bronchiti negli ospedali di tutto il paese. Non c’è solo la minaccia dal cielo a colpire la popolazione ucraina. Le temperature scendono la notte anche a meno 20 e la gente, soprattutto le persone più vulnerabili, come anziani e disabili, rischiano di morire “congelati”. «La situazione resta molto difficile», racconta Oleksandr Yazlovetskyi, vescovo ausiliare della diocesi di Kyiv-Zhytomyr e presidente di Caritas-Spes. E aggiunge: «A Kiev e in molte regioni dell’Ucraina continuiamo a subire interruzioni prolungate di elettricità a causa degli attacchi alle infrastrutture energetiche. In alcune ore la corrente è disponibile solo per poche ore al giorno, in altre è completamente assente». Ogni ora dall’Ucraina, arriva un aggiornamento. È di almeno 4 morti e 6 feriti il bilancio di un attacco russo sferrato su Kharkiv nel nord est dell’Ucraina. Il sindaco della città Igor Terekhov ha poi fatto sapere che un drone russo a lungo raggio ha colpito una struttura medica pediatrica, provocando un incendio. Non si segnalano vittime. Anche verso la capitale di Kyiv, sono stati lanciati nella notte e di nuovo, alcuni distretti sono rimasti senza elettricità. «Vivere senza elettricità e riscaldamento, soprattutto durante l’inverno, è una grande prova – racconta il vescovo -. Ci sono temperature sottozero che personalmente non ricordavo da molto tempo. Di giorno circa -10 gradi, di notte fino a -20. I meteorologi prevedono che arriveranno gelate ancora più intense. Senza luce, senza acqua calda e con il riscaldamento assente o minimo, le famiglie cercano di adattarsi come possono: si dorme vestiti, ci si raduna negli spazi comuni o nei cosiddetti “punti di resilienza”. È una vita segnata dall’attesa e dall’incertezza, ma anche da una grande solidarietà reciproca».
A Kiev una grande parte dei residenti è già da cinque giorni senza elettricità e riscaldamento. I nuovi bombardamenti impediscono il ripristino del riscaldamento negli edifici e dell’elettricità. Alcuni grandi supermercati non funzionano a causa della mancanza di corrente. In città si possono già vedere code di persone presso le stazioni di servizio o i negozi di alimentari. E il presidente Caritas aggiunge: «Molte persone si stanno ammalando: polmoniti e bronchiti. Anche ospedali e scuole sono senza riscaldamento e luce. Lo Stato fa tutto ciò che può. Ovunque si sente il rumore dei generatori».
A essere maggiormente colpiti sono ovviamente le persone più vulnerabili: gli anziani, i malati, le persone con disabilità e le famiglie con bambini piccoli. «Oggi ho incontrato una vicina -racconta Yazlovetskyi – che mi ha detto che con la sua piccola figlia si scaldano nel suo ufficio, perché nell’appartamento la temperatura è ormai quasi a zero. Un’altra famiglia mi ha raccontato che ogni giorno prende una batteria e gira per Kyiv cercando luoghi dove poterla ricaricare, perché in casa vive una persona con disabilità che dipende da apparecchiature che le mantengono in vita. Domenica scorsa un uomo di circa 70 anni è venuto in chiesa. Mi raccontava che con la moglie scaldano l’acqua e la versano in bottiglie di plastica che mettono sotto le coperte durante la notte. Questo anziano ha detto molto tranquillamente: “Probabilmente noi e quelli come noi non sopravviveremo a questo inverno”. Un altro uomo mi ha raccontato che a casa, con la moglie, riscaldano con una “stufetta a gas” solo una stanza dove dormono tutti, mentre in cucina ci sono già -10 gradi, e hanno un bambino di circa cinque anni».
Fin dai primissimi giorni dell’attacco russo su vasta scala contro l’Ucraina, Caritas-Spes e Caritas Ucraina stanno impiegando risorse, energie, persone su tutto il territorio per sostenere la popolazione con progetti e aiuti umanitari. Ma la situazione sta peggiorando. «Caritas è impotente davanti a sfide di questo tipo. Ci sentiamo come Davide davanti a Golia – dice il vescovo -. Continuiamo a sostenere i punti di assistenza aperti in precedenza in diverse città. Distribuiamo aiuti umanitari. Sono attivi diversi progetti che permettono di acquistare carburante o di fornire generatori e power bank. Ma tutto questo è solo una goccia nel mare. Se i russi non smetteranno di bombardare le nostre città, sentirete parlare di numerose persone che moriranno congelate durante questo inverno».
Il vescovo tiene a ringraziare il nostro Paese. «Siamo sinceramente grati agli italiani – dice – per la solidarietà dimostrata fin dall’inizio dell’invasione su larga scala e fino ad oggi, per ogni aiuto materiale fornito in questo periodo attraverso varie organizzazioni o parrocchie. Apprezziamo profondamente ogni vostra preghiera. Nella situazione attuale, purtroppo, non riuscirete più ad aiutarci in tempo. Per almeno un’altra settimana continueranno gelate feroci. Questa è davvero una situazione in cui solo Dio può aiutare, se interviene personalmente e direttamente. Perciò, chi crede in Dio, preghi per noi affinché la Russia ponga fine al genocidio del popolo ucraino». (M. Chiara Biagioni)
15 gennaio 2026
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