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Domenica 18 Gennaio 2026 14:01

Mirodimare: cantautore d’anima tra radici e modernità

Nel panorama affollato della musica contemporanea, emergono raramente voci capaci di unire il peso della

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C’è chi, ascoltandolo, ritrova le sonorità della Napoli degli anni ’70 e ’80, quella di Pino Daniele e del Neapolitan Power; una somiglianza che non è imitazione, ma una naturale affinità elettiva. Mirodimare dimostra di avere un’identità già forte, seppur in via di evoluzione, e la maturità di chi sa che la musica non è solo suono, ma una necessità dell’anima. Lo abbiamo incontrato qui a Roma, in uno scenario intensamente artistico come quello del Caffè Letterario in via Ostiense, per farci raccontare il suo percorso.

Mirodimare intervistato da Alberto Caccia al “Caffè Letterario” di Via Ostiense

Sei una delle voci emergenti più interessanti del cantautorato italiano e partenopeo. Parlaci della genesi del tuo singolo “Io, ’nu criaturo”.

Questo brano è nato da una serie di eventi che mi hanno suscitato molta rabbia. Credo che quando sentimenti così oppressivi riescono a incanalarsi attraverso la musica, o l’arte in generale — che sia musica, cinema o pittura — si raggiunga l’obiettivo principale di un artista. Per me è fondamentale esprimere ciò che ci logora dentro trasformandolo in frequenze sonore ed emozioni.

Come riesci a tradurre tutto questo vissuto all’interno delle sette note?

Quando scrivo, la musica arriva quasi sempre un istante prima delle parole. Parto da un’idea melodica, da una stesura armonica; poi, tra l’emozione e la ricerca del suono giusto, ciò che ho dentro trova la sua strada. È importante non forzare mai la mano: se provi a scrivere quando non hai nulla da dire, ne escono solo stupidaggini. Bisogna saper aspettare il momento giusto, quella sorta di “eclissi emotiva” che permette a un brano di uscire fuori.

Hai scelto la lingua napoletana come tua chiave espressiva. Cosa rappresenta per te in questo momento?

Oggi sento il napoletano molto vicino. Non mi precludo nulla per il futuro, ma in questa fase sento il bisogno di restare ancorato alle radici. Credo che per capire chi sei veramente e dove vuoi andare, sia indispensabile partire da dove tutto ha avuto inizio.

Il tuo rapporto con la musica nasce prima come musicista e solo in un secondo momento come interprete. Ci racconti questo passaggio?

Il mio legame con la chitarra è iniziato da piccolissimo grazie a “Guitar Hero”: mi affascinava l’impostazione dello strumento, anche se quello del videogioco era finto. Così mi feci regalare una chitarra vera, seppur giocattolo, della Bontempi; i primi accordi mi affascinarono. Per anni ho studiato esclusivamente come chitarrista, poi ho iniziato a scrivere i primi testi, sia in italiano che in napoletano. È stato proprio con il napoletano che ho capito che quelle canzoni dovevo cantarle io: fino a quel momento immaginavo sempre di farle cantare a qualcun altro.

“Io, ’nu criaturo” vanta anche una firma prestigiosa nella collaborazione autorale.

Sì, è stato un onore e un immenso piacere collaborare con un artista e compositore come Giò Di Tonno. Secondo me è importante prendere sempre l’esperienza di chi ha già fatto quello che tu vuoi fare, e in questo caso lui l’ha fatto bene.

Entriamo nel merito della produzione: dove possiamo ascoltare il brano?

Il brano si può ascoltare su tutte le piattaforme di streaming, come
Spotify
e Apple Music. Il videoclip ufficiale, invece, è su
YouTube
dallo scorso 12 dicembre.

In questo progetto compare anche il nome di Giancarlo Di Maria.

Giancarlo ha orchestrato il brano in modo magistrale. Non avevo dubbi sul risultato: il lavoro di arrangiamento che abbiamo fatto insieme secondo me è uscito davvero bene.

Progetti per il futuro? Siamo in un luogo d’arte come il Caffè Letterario, la domanda è d’obbligo.

L’ambiente qui è bellissimo. Sicuramente usciranno nuovi singoli; per quanto riguarda l’idea di un disco, la considero ancora un po’ prematura. C’è bisogno di una ricerca più approfondita su chi voglio essere e sul sound che voglio proporre. È fondamentale dare tempo a ogni cosa, proprio come dico nel mio ultimo brano.

Chiudiamo con una curiosità: dove ti vedi tra dieci anni?

Non lo so. Spero di essere vivo, poi vediamo.


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