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Lunedì 19 Gennaio 2026 09:01

Fino al 25 gennaio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani



“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”: questo il tema che fa da filo conduttore alle iniziative. Momento centrale, la veglia ecumenica diocesana, il 22 gennaio. Conclusione a San Paolo

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Iniziata ieri, 18 gennaio, la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà domenica 25, solennità della Conversione di san Paolo, con la preghiera dei Vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura, alle 17.30, guidata da Papa Leone. A fare da filo conduttore, il tema “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”, tratto dalla Lettera agli Efesini. Un invito alla comunione che scandirà l’intera settimana, segnata da diversi appuntamenti.

Centrale, tra i vari eventi in programma, la veglia ecumenica diocesana, giovedì 22 gennaio alle 18.30 nella parrocchia di Santa Lucia (circonvallazione Clodia 135), con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti a Roma. La preghiera sarà presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina, mentre l’omelia sarà offerta dall’arcivescovo ortodosso Khajag Barsamian, rappresentante della Chiesa armena apostolica presso la Santa Sede.

La preghiera inizia già da questa sera, 19 gennaio, con due veglie: alle alle 18.30 nella parrocchia di Dio Padre Misericordioso e alle 19.15 a Santa Maria delle Grazie al Trionfale. Domani, alle 19, un momento di preghiera ecumenico è in programma a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri; venerdì, sempre alle 19, si prega sia a San Gioacchino in Prati che ai Santi Mario e Compagni Martiri. Ancora, venerdì 23 alle 20 l’arcivescovo anglicano Anthony Ball presiede a Santa Maria in Trastevere, alla presenza, tra gli altri, degli studenti del Centro ecumenico di Bossey. Si prosegue sabato 24 alle 19 nella parrocchia di Santa Caterina. Nella basilica di Santa Maria in Via Lata, il Centro eucaristico ecumenico Figlie della Chiesa propone ogni sera la preghiera secondo i vari riti cattolici d’Oriente e d’Occidente.

Le preghiere e le riflessioni che verranno utilizzate nei vari appuntamenti della Settimana sono state preparate quest’anno dai fedeli armeni ortodossi, in collaborazione con i fratelli e le sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Il materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e amministrativa della Chiesa apostolica armena, Surp Etchmiadzin a Yerevan, nei giorni della benedizione del Muron (olio santo) e della riconsacrazione della Cattedrale madre, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione, durato dieci anni. Una commemorazione che ha offerto al popolo armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità unica per riflettere e celebrare la comune fede cristiana. Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita dunque i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. Lo spiega monsignor Marco Gnavi, incaricato diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso. «In Armenia – riflette – la spiritualità è profonda e molto antica: il cristianesimo venne adottato quale religione di Stato nel 301. I testi proposti per la Settimana di preghiera parlano della luce. “Luce da luce” è un passaggio centrale del credo niceno, di cui abbiamo celebrato da poco il millesettecentesimo anniversario – ricorda -. Cristo è la nostra luce e questo ci aiuta a vivere la speranza in questo tempo difficile». Il tema scelto è un invito e un richiamo all’unità: «La preghiera ci chiede di superarci, di andare gli uni verso gli altri – sono ancora le parole del sacerdote -, senza dimenticare le nostre radici, accogliendo l’invito a camminare verso l’unità, non solo perché ne abbiamo bisogno noi, ma il mondo intero ha bisogno di testimoni di unità. Il magistero di Papa Leone è molto chiaro ed esplicito in questo senso, invitandoci a considerare la pace come frutto della ricerca di unità, anzitutto fra di noi e poi fra i popoli».

19 gennaio 2026

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