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Lunedì 19 Gennaio 2026 20:01

Carote di ghiaccio dal Monte Bianco all’Antartide

I campioni alpini saranno conservati per le ricerche sul clima della Terra -

#scienza
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Dalle Alpi all’Antartide, sono arrivate, dopo un lungo viaggio di più di 50 giorni a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste, due preziosi campioni di ghiaccio provenienti da ghiacciai alpini in ritiro, prelevati con il supporto della Ice Memory Foundation, per raggiungere la Stazione italo-francese di Concordia. Le due carote di ghiaccio alpine, estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia, 2016) e dal Grand Combin (Svizzera, 2025), sono state archiviate a pochi metri dalla Stazione, nel cuore dell’altopiano antartico, nell’Ice Memory Sanctuary, appena inaugurato.

Il trasporto è avvenuto  nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide1 (PNRA), ed  è stato gestito dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS). L’Ice Memory Sanctuary sarà  il primo archivio della memoria del clima terrestre, destinato a raccogliere e conservare carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai più vulnerabili in tutto il mondo. Ghiacciai  che rischiano di scomparire a causa del riscaldamento globale.

L’“archivio” è una grotta ricavata dal ghiaccio lunga 35 metri, alta e larga 5 metri, realizzata dall’Enea nove metri sotto la superficie e progettata appositamente per diventare un archivio naturale e permanente di campioni di ghiaccio, Un luogo dove solo  il freddo naturale è in grado di conservare e rendere stabili  le carote senza  consumi energetici e senza rischio di blackout.

La struttura non ha richiesto materiali da costruzione, fondamenta,  né sistemi di refrigerazione meccanica. La sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e naturalmente costanti, che tutto l’anno si mantengono prossime a -52 °C. La condizione di conservazione delle carote di ghiaccio garantisce che i campioni siano protetti dalle fluttuazioni ambientali e dalle contaminazioni.

La valutazione iniziale di impatto ambientale per questa grotta di ghiaccio naturale è stata approvata nel 2024 nell’ambito della 46ma riunione consultiva del Trattato Antartico (ATCM46). Grazie al finanziamento della Fondazione Principe Alberto II, partner filantropico storico della Ice Memory Foundation, l’archivio rappresenta una delle strutture scientifiche di conservazione più innovative e remote mai realizzate.

“Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati di ghiaccio, la Ice Memory Foundation garantisce che le future generazioni di ricercatrici e ricercatori possano studiare le condizioni climatiche del passato utilizzando tecnologie che magari non esistono ancora”, ha spiegato Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all’Università Ca’ Foscari Venezia e senior associate member del CNR-ISP.

L’archivio è stato concepito come eredità comune dell’umanità, che nel futuro custodirà decine di altre carote di ghiaccio provenienti da tutto il mondo (Ande, Pamir, Caucaso, etc) che si uniranno a queste prime due. Per questo la Ice Memory Foundation invita la comunità scientifica globale, le istituzioni di ricerca, i decisori politici e i partner finanziari ad agire con urgenza e ad accelerare gli sforzi per ampliare la raccolta e definire un quadro di governance internazionale, con l’obiettivo di rispettare la sua ambiziosa roadmap:  campionare 20 ghiacciai in 20 anni.

La creazione dell’Ice Memory è una risposta alla perdita del patrimonio glaciale mondiale: i ghiacciai montani stanno arretrando a una velocità senza precedenti. Dal 2000, hanno perso a livello regionale tra il 2% e il 39% della loro massa di ghiaccio e circa il 5% a livello globale2, rischiando di cancellare secoli, in alcuni casi millenni, di informazioni scientifiche cruciali e insostituibili, che consentono alla comunità scientifica di osservare e comprendere le tendenze passate e di anticipare quelle future.

“Siamo l’ultima generazione che può agire», ha dichiarato Anne-Catherine Ohlmann, Direttrice della Ice Memory Foundation. “È una responsabilità che condividiamo tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio – sottolinea – non è solo una responsabilità scientifica: è un’eredità per l’umanità”. (Rita Lena)

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