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Martedì 20 Gennaio 2026 11:01

Delitto Anguillara: oggi autopsia, Pm “marito provo’ a farla a pezzi, era pronto a fuggire”

Oggi si svolgerà l'autopsia su Federica Torzullo, ritrovata senza vita dopo la scomparsa. Il marito è accusato di omicidio e occultamento di cadavere.

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È prevista per questo pomeriggio l’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, la 41enne scomparsa lo scorso 8 gennaio ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, e ritrovata senza vita la scorsa domenica. Nei prossimi giorni, invece, si terrà l’udienza di convalida del fermo del marito della 41enne, Claudio Agostino Carlomagno, a cui la Procura di Civitavecchia contesta i gravi reati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Dal decreto di fermo emerge che, al fine di “ostacolarne il riconoscimento”, l’uomo avrebbe tentato di smembrare e di dare fuoco al corpo della vittima, il quale è stato rinvenuto in una buca all’interno di un fondo attiguo a quello dell’azienda del marito. Nel documento si legge inoltre che sussistessero “plurimi specifici elementi dai quali desumere ragionevolmente che Carlomagno Agostino Claudio stesse per darsi alla fuga”. Il decreto ripercorre le varie fasi delle indagini condotte dai carabinieri, a partire dalla ricostruzione dei movimenti della 41enne e del marito. In particolare, Torzullo era rientrata a casa poco dopo le 19 dell’8 gennaio, mentre Carlomagno era tornato alle 19:41, “per poi uscire e farvi rientro alle 21:05”, si legge nel documento, evidenziando come dalla sera dell’8 gennaio Torzullo non sia più stata vista di persona. L’ipotesi, secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore Alberto Liguori, è che l’indagato “abbia agito con condotte violente nei confronti della coniuge all’interno della casa familiare, per poi trasportarne le spoglie presso il deposito aziendale”.

Le successive ispezioni svolte nell’abitazione della coppia, nell’auto di Carlomagno, nel deposito della ditta e sui mezzi aziendali, “hanno evidenziato la presenza di tracce ematiche latenti”. Nell’abitazione, come si legge nel decreto, alcune tracce “riconducibili a sangue umano” sono state trovate “sulla porzione di pavimento compresa tra l’inizio delle scale che conducono al primo piano e la soglia di ingresso, nonché nella camera adibita a cabina armadio del primo piano”. Altre tracce di sangue sono state rinvenute “sui suoi abiti da lavoro, trovati all’interno di un’asciugatrice, segno del fatto che erano stati lavati”. Secondo gli inquirenti, “è del tutto verosimile ritenere che sia stato l’indagato ad utilizzare il cellulare di Federica dopo averla uccisa, proprio al fine di dissimulare l’azione criminosa”. L’ultima conversazione WhatsApp tra il telefono della vittima e quello di sua madre era avvenuta “tra le 7:55 e le 8:05 del 9 gennaio”. In quel contesto temporale, “le immagini di videosorveglianza acquisite rappresentano l’indagato uscire dalla abitazione coniugale e raggiungere il deposito aziendale, e in tale frangente il suo telefono cellulare e quello della vittima risultano compatibili per irradiamento con l’area in cui è sito il deposito dell’azienda”. Infine, nello stesso quadro “si inserisce l’occultamento delle spoglie della vittima, nonché l’azione di fiamma ed il tentativo di depezzamento (risultanti dal primo accertamento esterno effettuato), volti ad ostacolarne il riconoscimento”. Tutti questi elementi evidenziano, secondo gli inquirenti, “il tentativo dell’indagato di celare l’azione criminosa”. Dalle indagini è emerso inoltre che Carlomagno “risulta privo di legami con il suo territorio, posta la dissoluzione dei suoi rapporti e l’alienazione del contesto di vita”.

Il decreto di fermo di Carlomagno conclude evidenziando come “la dissimulazione della propria condotta, il contegno non collaborativo, il difficile contesto territoriale, consentono ragionevolmente di ritenere che un soggetto ormai privo di legami affettivi e professionali e deradicalizzato dal suo contesto abitativo, raggiunto dalla notizia del ritrovamento del corpo della vittima, sia in procinto di darsi alla fuga. D’altra parte, la gravità dei fatti commessi e le condotte agite al fine di dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e, quindi, potenzialmente anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza”.

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