Martedì 20 Gennaio 2026 12:01
Giornata mondiale del malato: appuntamento a Chiclayo


In Perù la celebrazione solenne dell'11 febbraio. Il messaggio del Papa presentato dal cardinale Czerny: «Parla di guarigione». Tra le testimonianze, quella di Civitelli (Poliambulatorio Caritas) e di Melone ("Casa Gelsomino", parrocchia San Gregorio VII)
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Fa riferimento alla parabola del Buon Samaritano il messaggio di Papa Leone in occasione della XXXIV Giornata mondiale del malato che, scrive il pontefice, «sarà celebrata solennemente a Chiclayo, in Perù, l’11 febbraio 2026». Il cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e delegato del pontefice per le celebrazioni a Chiclayo, ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione che il messaggio “
La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro
” parla «di guarigione, che è qualcosa di più ampio e più profondo del semplice curare le malattie. Ci vuole coraggio per leggere questo messaggio con attenzione e prenderlo sul serio, con mente aperta e cuore aperto».Il documento, ha continuato il porporato, «è suddiviso in tre parti: la prima parla dell’incontro, che si rivela così importante non solo per i malati, ma per tutti. La seconda parla della compassione, senza la quale non c’è guarigione»; qui il Papa condivide la sua esperienza di missionario. E la terza «parla del vero amore», che «ha tre dimensioni essenziali e inseparabili: l’amore di Dio, l’amore del prossimo e l’amore di sé. La prima è misteriosa, la terza è sfuggente, ma amare il prossimo – che Gesù identifica come chiunque abbia bisogno di noi – è alla portata di tutti».


Le tre parti sono state esplicitate attraverso altrettanti testimoni, di cui due strettamente legati a Roma: padre Michel Daubanes, rettore del santuario di Lourdes; la dottoressa Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana, medico responsabile del Poliambulatorio Caritas di Roma; e Marina Melone, di “Casa Gelsomino”, la struttura della parrocchia di San Gregorio VII che accoglie e aiuta le famiglie dei bambini ricoverati all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù.
«A Lourdes giungono i malati, le persone con disabilità, coloro che sono stati feriti nel cammino della vita. Lungi dall’evitarli, li avviciniamo, li accogliamo», ha riferito padre Daubanes. «A Lourdes, le ferite sono numerose ed evidenti. Non c’è alcun tentativo di nasconderle; è inutile. Chi ne è segnato non se ne vergogna; sono autentiche. Le ferite sono fisiche, morali e spirituali. Spesso durano tutta la vita, raramente sono temporanee. Una grande ferita è comune a tutti noi: la ferita del peccato. L’unguento della misericordia è ampiamente applicato a coloro che lo riconoscono».
Giulia Civitelli ha raccontato la sua esperienza al Poliambulatorio «che si trova all’interno del complesso della Stazione Termini, rivolto a persone in condizioni di estrema marginalità sociale, senza dimora, stranieri senza permesso di soggiorno» e che «opera grazie al supporto di circa 150 volontari (medici, infermieri, farmacisti, volontari in accoglienza, del magazzino farmaceutico e della banca dati) e nel 2025 ha incontrato 2.486 persone provenienti da oltre 100 Paesi diversi. Il Santo Padre nel suo Messaggio parla della compassione come di “un’emozione profonda che spinge all’azione”- ha sottolineato – e cita anche “la dimensione sociale della compassione”. Ecco, credo che proprio questo movimento sia stato all’origine della nascita del Poliambulatorio, nel 1983, voluto da Don Luigi Di Liegro». Quanti si rivolgono alla struttura sanitaria, spesso portano sulle spalle «un peso grande, un carico di dolore, sofferenza, mortificazione e umiliazione, aggravato dall’indifferenza di chi incontrano. Nella sala di accoglienza del Poliambulatorio c’è una scritta, che è anche il nostro motto: Accogliere è già curare. Sì, perché la cura parte da lì, dall’essere e sentirsi accolti».


Toccante anche la testimonianza di Marina Melone, legata alla nascita, nel 2017, di una casa, in alcuni locali della parrocchia in zona San Pietro, per ospitare «le tante famiglie che da posti anche lontanissimi portano i loro bambini alle cure dell’ospedale Bambino Gesù» e hanno la necessità «di trattenersi a Roma per periodi anche molto lunghi con conseguente, spesso insostenibile, impegno economico». Il progetto «nasce come comunitario e pertanto è caratterizzato dalla presenza di un gruppo di volontari che si alternano nella casa. La nostra presenza – ha chiarito – è prima di tutto uno “stare”, porsi accanto ai genitori, soprattutto mamme che spesso restano sole per esigenze familiari». Ma «non sempre è facile. Abbiamo avuto diversi casi di bambini che non ce l’hanno fatta e abbiamo raccolto anche la disperazione dei genitori, la loro rabbia, il loro dolore». In quei momenti difficili, grazie alla preghiera e al servizio, «tutta la comunità partecipa e si prende cura di quel tratto di vita doloroso che attraversano le famiglie», cercando di portare insieme sollievo e consolazione.
20 gennaio 2026
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