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Martedì 20 Gennaio 2026 15:01

Caritas e Intesa San Paolo insieme per “Aiutare chi Aiuta”



Presentata la nuova edizione del programma, attivo dal 2020. Il focus sul sistema penale minorile. Trincia (Caritas Roma): nella Capitale coinvolte inizialmente 11 parrocchie e diverse scuole

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Contrastare le povertà e le nuove fragilità con un sostegno economico e operativo alle Caritas diocesane, con interventi che vanno da pasti e vestiti al supporto per il reinserimento lavorativo, focalizzandosi su anziani, giovani e detenuti. È il programma “Aiutare chi Aiuta” di Intesa Sanpaolo e Caritas italiana, attivo dal 2020, la cui nuova edizione è stata presentata questa mattina, 20 gennaio, alla Cittadella della Carità di via Casilina vecchia. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati del programma “Giustizia con Misericordia”, che ha coinvolto decine di Caritas diocesane e migliaia di persone detenute e familiari su tutto il territorio nazionale, ed è stato illustrato il nuovo progetto di intervento negli Istituti penali per minorenni per il biennio 2025-2026.

Con 54 progetti promossi in 16 regioni italiane, “Giustizia con Misericordia” ha raggiunto oltre 14.188 persone, contando i detenuti e le loro famiglie. L’obiettivo è  quello del reinserimento sociale di chi ha scontato la pena attraverso percorsi di formazione e opportunità lavorative. Negli anni sono state oltre 6.400 le persone ascoltate direttamente in carcere e 137, che si trovavano a scontare misure penali alternative, sono state ospitate in comunità, mentre altri 737 detenuti hanno potuto beneficiare di permessi premio e rivedere i propri familiari grazie a strutture dedicate. Inoltre 202 bambini, figli di persone detenute, hanno potuto riabbracciare il genitore durante i permessi premio, sempre grazie all’ospitalità offerta dalle strutture Caritas.

Risultati incoraggianti, anche se «continuiamo a registrare una certa distanza delle persone e delle istituzioni nell’affrontare il problema delle carceri e della devianza minorile», spiega don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana. «L’approccio che punta a una totale sicurezza – sottolinea – non è l’unica via perché serve una strada globale e integrale, con maggiori investimenti sul piano educativo, della prevenzione e sensibilizzazione, dunque per rilanciare il tema della comunità educante». Per don Pagniello infatti «il recupero dei detenuti non può passare solo ed esclusivamente da pochi attori, ma è compito di tutti e la comunità sociale è chiamata in causa». Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, innanzitutto «le diocesi e le parrocchie che hanno nel loro territorio un carcere, in particolare minorile, sono invitate a farsi prossime e a dialogare». Dopodiché è fondamentale «sperimentare nuove forme di supporto, tramite i cappellani, le istituzioni, il mondo della scuola e del lavoro».

Proprio il tema delle carceri minorili è stato al centro dell’incontro di questa mattina perché rappresenta il focus del nuovo progetto di Caritas e Intesa San Paolo. Dal nome “Jobel”, sarà rivolto, appunto, al sistema penale minorile, coinvolgerà 16 territori e prevede percorsi strutturati di formazione professionale, sostegno allo studio, orientamento al lavoro e iniziative di inclusione. In particolare, a Roma «saranno inizialmente 11 le parrocchie coinvolte a partire da quartieri come quello di Torrevecchia e dal carcere minorile di Casal del Marmo, coinvolgendo parecchie scuole», riferisce Giustino Trincia, direttore di Caritas Roma. «Vogliamo fare incontrare i giovani con i giovani – sottolinea – per parlare di queste fragilità e stabilire una relazione diretta, anche più stretta di quella già esistente con la pastorale carceraria. In gioco – chiosa – c’è la vita di ragazzi e intere famiglie».

Nel presentare i risultati, hanno portato la loro testimonianza anche i responsabili di diverse realtà diocesane della Caritas tra cui Cuneo, Milano, Viterbo, Catanzaro e Carrara. Infine, a ribadire la valenza sociale del progetto, Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo. «Le realtà carcerarie sono spesso invisibili – ha ricordato – ma sappiamo quanto dal reinserimento sociale dei detenuti passi anche un benessere e un miglioramento per l’intero apparato sociale e questo progetto dimostra quanto il lavoro in rete, fondato sulla fiducia e sul dialogo tra soggetti privati, terzo settore e istituzioni, sia decisivo».

20 gennaio 2026

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