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Domenica 25 Gennaio 2026 19:01

PIAZZALE OSTIENSE: CHE FARE? OLTRE LA RETORICA DELLA GRANDE BELLEZZA, PER UNA CITTA’ DEGLI ABITANTI

Foto di Paola Autore PIAZZALE OSTIENSE: CHE FARE? OLTRE LA RETORICA DELLA GRANDE BELLEZZA, PER UNA CITTA’ DEGLI ABITANTI Di Andrea Declich ll destino di piazzale Ostiense – una sua eventuale risistemazione e rifunzionalizzazione – è una questione aperta per il futuro di Roma. Circa un anno fa, il 27 febbraio 2025, Roma Ricerca Roma dedicò […]

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PIAZZALE OSTIENSE: CHE FARE? OLTRE LA RETORICA DELLA GRANDE BELLEZZA, PER UNA CITTA’ DEGLI ABITANTI
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Foto di Paola Autore




Di Andrea Declich

ll destino di piazzale Ostiense – una sua eventuale risistemazione e rifunzionalizzazione – è una questione aperta per il futuro di Roma. Circa un anno fa, il 27 febbraio 2025, Roma Ricerca Roma dedicò a questo tema uno dei suoi “Dialoghi Costituenti”, intitolato “La bellezza invisibile. Piazzale Ostiense fra Piramide Cestia e Nathan”. 


CHE COSA DICONO I CITTADINI?


Nonostante l’alto livello degli interventi (
tutti riportati nel post che racconta l’evento
) l’iniziativa non consistette solamente in un dibattito tra specialisti. Essa fu preparata coinvolgendo le realtà associative dei cittadini dei quartieri limitrofi a Piazzale Ostiense: San Saba, Aventino, Testaccio, Miani, Ostiense. La notevole partecipazione di pubblico, cioè, non fu casuale. Questi cittadini sono rimasti in contatto tra loro e hanno continuato a confrontarsi sui temi dell’incontro. Il 4 dicembre 2025 si sono visti al Mattatoio per una discussione pubblica (si veda di seguito l’invito all’iniziativa), seguendo una procedura interessante: hanno formulato in anticipo delle domande sul tema del futuro dell’area e hanno chiesto a Walter Tocci, consulente del sindaco per il progetto CaRME, di rispondere. Riportiamo, in fondo, le domande così come sono state formulate, e invitiamo a leggerle, perché sono piuttosto interessanti.


Qui di seguito, per punti, elenchiamo quelle che a noi sembrano essere le preoccupazioni espresse dai cittadini in relazione alle ipotesi di risistemazione del Piazzale e delle zone limitrofe, i rischi della perdita dell’identità di abitanti e luoghi a causa della turistificazione del territorio, o peggio che gli abitanti vengano cacciati per far posto alla nuova offerta di B&B, o magari a un villaggio VIP.

  • E’ possibile difendere i residenti e anche la stessa idea di residenzialità? Come evitare che il progetto CaRME sia il cavallo di troia di questa evoluzione?
  • Se Ostiense diventa la “nuova Porta all’area archeologica Centrale”, come si eviterà che ingenti flussi di visitatori deturpino la vita sociale esistente? Per esempio: ci saranno fontanelle? Gli esercizi commerciali continueranno a servire i residenti? Ci sarà un incremento di esercizi di ristorazione e negozi di paccottiglia per turisti? Al momento, i giardini esistenti vengono usati come vespasiani…
  • Sarà possibile discutere di queste cose con i diretti interessati – i residenti – che subiscono le conseguenze negative? 
  • L’Archeotram sarà un’offerta alternativa di trasporto per turisti – pubblica e su ferro – o il nuovo capolinea diventerà attrattore di pullman? 
  • I parcheggi per i residenti verranno sacrificati alle esigenze dell’aumentata circolazione turistica, in particolare dei pullman, con il loro carico di inquinamento?
  • Sarà questo un ennesimo modo per negare la necessità di un piano pullman che porti questi mezzi al di fuori della città in luoghi collegati col trasporto su ferro?
  • Che senso ha, e che effetti produrrà la concentrazione di flussi turistici in un’area che dovrebbe garantire altre funzioni urbane, quali la residenza, l’offerta di servizi fondamentali quali l’istruzione universitaria? 
  • Il parco delle Mura Aureliane si farà, utilizzandolo come sistema per aumentare la vivibilità della zona e della città tutta, per esempio inaugurando le pur previste piste ciclabili e gli spazi pedonali? 
  • La mobilità pubblica – che pure vede nell’hub del ferro di Piazzale Ostiense una grande opportunità – verrà promossa?
  • I pedoni verranno difesi?
Questi punti sono piuttosto eloquenti. Intendiamo, tuttavia, fare qualche commento, visto che – come organizzatori del primo incontro – abbiamo contribuito ad aprire il confronto sulla risistemazione di Piazzale Ostiense.


LA POSTA IN GIOCO – LA RESIDENZIALITA’


Sollevammo la questione non per ribadire che la “Grande bellezza di Roma” vada tutelata e valorizzata. Sono tutti d’accordo. Siamo tutti d’accordo. Non c’è bisogno di ulteriori giaculatorie sull’argomento. Anzi, il rischio è che il tema della salvaguardia della bellezza di Roma diventi un alibi per nascondere mire sullo sfruttamento della città per finalità, alla fine, ben poco estetiche. 

Sollevammo il tema della bellezza con un altro spirito e con altri obiettivi, di maggiore sostanza rispetto a un richiamo tanto frequente da essere ormai divenuto retorico. Domandavamo: come si intende far vivere i romani a contatto con questa bellezza? Si può fare in modo che questo patrimonio immenso sia compatibile con la vita sociale dei residenti e, anzi, contribuisca a migliorarla, a qualificarla in maniera significativa?

Questa nostra preoccupazione emerge, come si può leggere, anche dalle domande poste dai cittadini anche se queste – inevitabilmente – si riferiscono ai problemi specifici di chi risiede nella zona di piazzale Ostiense e dei quartieri limitrofi.

Nel nostro invito alla discussione parlavamo chiaramente di salvaguardare la vita nella città nel ripensare piazzale Ostiense, sfruttandone le caratteristiche e le funzioni: il piazzale è un luogo centrale rispetto a densi quartieri popolari, un hub del trasporto su ferro, vi si trovano importanti monumenti, ed è un luogo connotato da un grande valore civile e politico. Tutte queste cose – dicevamo – possono e devono stare insieme. Va capito come. Nell’invitare alla discussione – ma anche con questo post – intendevamo porre come condizione non negoziabile riconoscere il fatto che la residenzialità della zona va difesa.

Qual è il problema? La trasformazione di Piazzale Ostiense, al momento è un’idea di cui si discute ma sulla quale, ancora non ci sono stati documenti progettuali o atti giuridicamente vincolanti. Almeno a nostra conoscenza. Al dibattito su Ostiense, il rappresentante dell’Assessorato all’Urbanistica, dottor Martellino, aveva detto che nell’amministrazione stavano ragionando su come lavorare sull’area e che “In questo ambito c’è già uno strumento attuativo il Piano di Assetto Ostiense del 2000 […] che merita un aggiornamento”. Aggiungeva anche che “Uno degli obiettivi del nostro lavoro è aggiornare il Piano d’Assetto […] che dovrà interagire con tutto quello che c’è intorno. Fondamentale è la riorganizzazione degli spazi pubblici del piazzale per creare relazioni fra le parti, costruire un’identità chiara del luogo, conquistare maggior spazio per realizzare nuove attività legate al lavoro, all’intrattenimento, all’ospitalità, anche realizzando un suolo artificiale per quanto possibile, una piastra sui binari su cui edificare, riorganizzare i margini dello scarabeo [termine usato per descrivere l’area della stazione Roma Lido, ndr] per una maggiore osmosi con il quartiere e per integrare attrezzature e servizi”.

Quindi, è in corso una riflessione e ci sono delle potenzialità edificatorie. Queste vanno interpretate come strumenti di intervento sulla città con cui si può fare tutto e il contrario di tutto. Importante, quindi, è capire cosa fare e come farlo. 

Qual è il pericolo nel caso del Piazzale Ostiense? La zona solleva grandi appetiti economici nel campo immobiliare. Il fatto che si pensi a nuove edificazioni nel nuovo piazzale non è che una conferma. Gli interventi immobiliari, come si sa, non sono per loro natura in linea con gli interessi sia di chi risiede nelle zone interessate dagli interventi che dei residenti della città in generale. D’altra parte, come messo in evidenza recentemente in seguito alle vicende di Milano (
Walter Tocci, su questi temi propone un “Manifesto per non morire di rendita”
; la rendita urbana è l’oggetto del 
quinto Dialogo Costituente di Roma Ricerca Roma
), c’è chi vede l’urbanistica come al servizio degli investimenti immobiliari. Spesso non aggettivati – vengono chiamati semplicemente investimenti – per cui sembrano essere la stessa cosa di quelli per infrastrutture, per unità produttive, per la ricerca, per difendersi dal cambiamento climatico. Ma la differenza c’è, ed è fondamentale: riguarda l’impatto sulla città e sulle sue stesse prospettive di sviluppo economico.


PER IL FUTURO CI VUOLE DISCONTINUITA’


E’ qui che bisogna inserire un elemento di forte discontinuità sul come si è intervenuti finora sulla città. La vicenda dei Mercati Generali (qui i link per 
una descrizione dell’intervento
 e 
alcuni commenti critici
) – sempre in zona Ostiense – non autorizza ottimismo circa un’inversione di rotta: è chiaro che si intende l’intervento sulla città principalmente come valorizzazione di spazi a beneficio (grande beneficio, va detto) degli investitori immobiliari. Ma il problema non è solo quello dei Mercati Generali. In altre zone della città sono all’ordine del giorno interventi immobiliari a dir poco inquietanti, si pensi solo ai casi della possibile riqualificazione dello Stadio Flaminio (
si veda il dossier di Carteinregola
che riporta l’intervento di Caudo sul tema), o al già realizzato “Social Hub” dell’ex Dogana San Lorenzo (qui la 
descrizione dell’intervento
 e 
una sua lettura critica
). Il caso dei Mercati Generali è controverso, per via della sua quasi trentennale storia (
si veda il post di Caudo sulla vicenda e i riferimenti che propone
). Resta il fatto che in quasi 30 anni di gestazione e 6 diverse amministrazioni, il risultato che si prefigura è quello di una grande valorizzazione immobiliare – con studentati di lusso, la riduzione del verde pubblico, privatizzazione degli spazi – che non porterà vantaggio alla città. E si va in questa direzione anche in altri quadranti di Roma. I salmi, come si sa, finiscono in gloria.

Il dibattito sul Piazzale Ostiense è nelle sue fasi iniziali ed è bene che si metta subito sulla giusta carreggiata. Si parli chiaramente di quello che si vuole fare e perché. Si dica quello che non si vuole fare. Si coinvolgano tutti gli attori importanti nel dibattito, a partire dai cittadini e residenti. La città la fanno soprattutto loro. A latere, è utile ricordare che sono anche loro “a fare il PIL di Roma”, per usare un modo di dire con cui si giustifica la preminenza accordata, nei dibattiti sulla città, ai rappresentanti di alcune categorie economiche. E’ utile ricordare – perché questa banalità spesso viene dimenticata – che, normalmente, abitare implica vivere e il vivere implica il lavorare. I produttori (di PIL) – tutti – hanno diritto ad essere riconosciuti come tali. Sia quando lavorano sia quando usano lo spazio urbano nei momenti in cui non lavorano. Quelli che lavorano devono essere considerati tutti, anche quando si riposano, anche se non sono coinvolti nei progetti edilizi e nelle attività turistiche. 

Scelte urbanistiche sbagliate danneggiano i cittadini, infliggendo loro fastidi, disorientamento, disagi, insalubrità, pericoli, carenza di servizi. Ma anche danni economici veri e propri (quanto costa avere trasporti pubblici inadeguati, oppure doversi trasferire in zone periferiche per il caro affitti?). Insomma, il tema dell’“affordability” proposto dal neo-sindaco di New York è importante anche da noi e sarebbe utile considerarlo.

Se si vuole discutere – come si dovrebbe – di Piazzale Ostiense (e non solo), sarebbe utile partire difendendo la residenzialità, che significa non solamente mettere in condizioni gli attuali residenti di una zona di continuare a vivere decentemente nei luoghi dove abitano, ma anche mettere in condizioni altri – pensiamo ai giovani – di farlo. Insomma, difendere la residenzialità va inteso non come una cosa generica, un principio astratto, ma come far sì che in un dato luogo sia possibile non solamente abitare, ma anche andarci ad abitare. 

La difesa della residenzialità dovrebbe essere vista come un interesse pubblico da promuovere, ben più importante di costruire nuovi stadi. Se ci sono spazi per fare nuove costruzioni e per “ricucire” quartieri, sarebbe utile, e possibile, pensare a nuove residenze a cui possano accedere persone normali. Oppure a servizi che migliorino la vita dei residenti attuali e futuri (e non rivolti ai clienti dei B&B). O, anche, ridurre o quantomeno evitare che aumentino le case destinate ad affitti brevi. A Piazzale Ostiense, si dovrebbero rendere disponibili nuove abitazioni a canoni accessibili. Pensando a facilitazioni vere, non solo a incentivi di mercato. Quando si ha a che fare con il mercato, il forse è d’obbligo, specie se la moneta cattiva della valorizzazione immobiliare tende a scacciare la moneta buona della residenzialità. Bisognerebbe pensare a interventi incisivi che rendano per i più fattibile, pratico, allettante, risiedere nelle zone trasformate. Magari riflettendo anche su formule nuove e anche azzardate, per esempio chiedere ai nuovi inquilini di impegnarsi a non diventare proprietari di un’auto, oppure non rilasciare loro permessi di sosta (nella zona di Piazzale Ostiense la cosa avrebbe senso, vista l’eccezionale offerta di servizio di trasporto pubblico su ferro e considerando la grande offerta di car-sharing per quando della macchina non se ne può fare a meno). Sono queste, certo, delle provocazioni, ma utili per dire che bisognerebbe discutere di come promuovere la residenzialità. In generale, tuttavia, bisogna dire che costruire alloggi di proprietà pubblica da affittare a canoni calmierati è un’altra di queste opzioni, e sarebbe pensabile anche all’Ostiense. 
A Bologna il comune ha ripreso a costruire alloggi
. Non c’è qualcosa che lo vieti qui da noi. A parte una certa infatuazione mercatista, che si sostanzia in partnership pubblico privato in cui la parte pubblica sostanzialmente sta a guardare (come ci ha insegnato la lunga vicenda dei Mercati Generali, si vedano i commenti di Caudo in Consiglio comunale indicati sopra). Promuovere la residenzialità dovrebbe diventare una condizione necessaria per gli interventi di sviluppo urbano. Una priorità, non un auspicato effetto collaterale, magari promosso attraverso qualche incentivo affinché si dedichino percentuali irrisorie di costruito all’edilizia sociale. L’effetto automatico e positivo di una mano invisibile, insomma, di cui non bisogna preoccuparsi più che tanto, visto che seguirà, come l’intendenza.


CHE COSA FARE A PIAZZALE OSTIENSE OGGI


Certo, tutto ciò ha senso se si rifiuta l’idea che il motore della città sia la valorizzazione immobiliare o il turismo – specie se nella sua versione peggiore, cioè quello a danno dei residenti. E se si rifiuta l’idea prevalente di turismo a discapito della residenzialità, si può pensare di calibrare meglio anche gli interventi al Piazzale Ostiense che hanno rilevanza per il turismo. Facciamo qualche esempio. Benissimo l’Archeotram: sollevammo noi stessi la questione con il dibattito sul Piazzale Ostiense chiedendo a 
Walter Tocci il suo bell’intervento
. Ma una nuova linea di tram, se mal gestita, può produrre 
effetti opposti a quelli desiderati
. Il nuovo capolinea tramviario non diventi attrattore dei pullman turistici che si sta cercando di togliere da luoghi come il Colosseo o in altre zone del centro. Al Piazzale Ostiense ci si deve arrivare con il trasporto su ferro da ogni dove. L’Archeotram sarà ottimo per distribuire nelle zone turistiche pregiate i turisti che con il ferro sono arrivati al piazzale. Sarà, inoltre, un’opportunità di aumentare l’offerta per tutti di trasporto pubblico pulito per il centro storico. Per i pullman, si adottino i principi del piano del Grande Giubileo del 2000, quando venivano tenuti ai margini della città e ai turisti si chiedeva di usare il servizio pubblico (che veniva adeguatamente attrezzato a questo scopo anche con le note Linee J). Lo facciamo noi quando andiamo nelle grandi città del mondo come Londra, Parigi, New York. Roma lo potrebbe fare, se solo lo volesse veramente. Oggi, rispetto ad allora, abbiamo linee metropolitane potenzialmente più efficaci, specie la linea C, e altre linee su ferro sono in via di realizzazione. La tecnologia ci permette di ottimizzare l’offerta di servizi di trasporto pubblico e il loro coordinamento. Il Parco Lineare delle Mura diventi un’opportunità per conciliare la vita dei romani con il passato della città anche in quanto occasione di rigenerazione ambientale, facendolo diventare un’area verde pedonabile e ciclabile. Un intervento complesso, quindi, che richiede maggior impegno, dedizione e risorse rispetto a quanto fatto finora. Non deve essere un intervento per aumentare l’offerta per i turisti che fanno i loro veloci tour per la città, favorendo così solo l’overtourism.

La Grande Bellezza può essere di beneficio per tutti. Seguire queste linee, dialogare con i cittadini ascoltando le loro esigenze di residenti non è un lusso né, tantomeno, un modo di lasciare Roma nel limbo di un mancato sviluppo. Turismo e valorizzazione immobiliare predatorie sono strade che non portano sviluppo, ma tanti soldi a pochi e disuguaglianza per i più. E, fin qui, il decantare la Grande Bellezza è stato un modo per trascurarla (si pensi al taglio dei cipressi al Mausoleo di Augusto, per fare un esempio recente…).

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Qui di seguito, le domande poste dai comitati dei cittadini all’iniziativa del 4 dicembre 2025.






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