Domenica 25 Gennaio 2026 21:01
Le pillole di Polly: recensione di: “L’alba dei leoni” di Stefania Auci
Vincenzo Florio fatica a nascondere tutta la disistima che prova nei confronti di Francesco, il...
#altre notizie
leggi la notizia su RomaDailyNews
Vincenzo Florio fatica a nascondere tutta la disistima che prova nei confronti di Francesco, il suo secondogenito. Non c’è niente da fare, è una criaturi che gli è venuta storta, un boni a nenti che passa tutto il giorno attaccato alle sottane della madre. Come se non bastasse, è pure svogliato e negligente quando si tratta di lavorare alla forgia, l’impresa di famiglia che, da generazioni, tutta Bagnara Calabra invidia ai Florio.
Magari quel figghiu ingrato avesse invece preso esempio da Domenico, il primogenito di Vincenzo, che non corre dietro alle farfalle e ha capito che un uomo non ha che un destino: seguire la volontà del proprio padre e scegliere il mestiere da lui indicato, perché lo sanno tutti che i figli maschi si devono comportare così.
Ma ora basta. Vincenzo ha deciso che Francesco ha superato il limite; con tutti quei grilli per la testa, va raddrizzato prima che prenda definitivamente la strada sbagliata. Così, quando il ragazzino commette un errore alla forgia, Vincenzo lo schiaffeggia e lo rimprovera duramente davanti a tutti.
Peccato che, di suo figlio, Florio non abbia capito proprio niente. Francesco lo conosce veramente solo la madre del ragazzo, Rosa, che invece adora quel figghiu dal cuore gentile, che però sa essere anche forte e testardo, se si tratta di difendere i suoi sogni.
E infatti, quando le comunicano che Francesco è sparito dopo il litigio alla forgia con il padre, Rosa non si stupisce affatto; lo sa benissimo che suo figlio non avrebbe mai mandato giù di venire umiliato in pubblico in quel modo. La sua reazione, piuttosto, è di dolore, di sofferenza sconfinata, perché non sa se lo rivedrà più.
E, come sempre, Rosa ha ragione. Sì, perché quella che doveva essere solo una bravata, una fuga da casa per punire il padre, si è trasformata in qualcosa di molto pericoloso. Quello che non è dato sapere è se Francesco ne uscirà vivo.
“L’alba dei Leoni” completa la trilogia che la scrittrice siciliana Stefania Auci ha dedicato alla famiglia Florio, ponendosi come antefatto rispetto alle vicende narrate negli altri due romanzi.
L’opera, infatti, racconta gli eventi vissuti dai Florio a partire dall’arco temporale immediatamente precedente alla nascita di Paolo ed Ignazio, che poi saranno tra i protagonisti di “I leoni di Sicilia”.
Chi ha amato la saga della famiglia Florio sarà lieto di sapere che “L’alba dei leoni” è forse il più bel romanzo della trilogia.
Fiore all’occhiello dell’opera è la prima parte, in cui Francesco viene preso in ostaggio dai briganti. La scrittrice ha saputo penetrare perfettamente nella psiche dei banditi, descrivendone la depravazione ma anche le ragioni che hanno portato tanta gente disperata a porsi al di fuori della legge.
La trama, nella seconda parte, si mantiene all’altezza, soprattutto per merito di personaggi straordinari come Francesco e Rosa, che grazie alla loro profonda umanità e generosità hanno il dono di farsi amare da tutti, compresi i lettori.
Non sono da meno, naturalmente, gli stessi Paolo e Ignazio, che qui troviamo bambini, poi giovani uomini; il primo determinato e volitivo, il secondo mansueto e predisposto al sacrificio. L’opera spiega anche le ragioni che, in seguito, porteranno i due fratelli a prendere alcune decisioni che si riveleranno fondamentali, nel bene e nel male, nella loro vita.
Ultimo, ma non ultimo, pregio del romanzo è lo stile di scrittura, curatissimo ed evocativo soprattutto nella parte riguardante la descrizione del paesaggio montano calabrese.
Chi legge “L’alba dei leoni”, dunque, non potrà non innamorarsi definitivamente della famiglia Florio, se non l’ha già fatto con gli altri due romanzi della saga.
Federica Focà
