Domenica 25 Gennaio 2026 19:01
Il Papa: «La ricerca dell’unità, compito che spetta a tutti i fedeli»


A San Paolo fuori le mura la preghiera dei secondi vespri a conclusione della 59ª Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. «Lo Spirito Santo trovi in noi l'intelligenza docile per comunicare a una voce sola la fede agli uomini del nostro tempo»
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Nella cornice della basilica di San Paolo fuori le Mura, Papa Leone XIV ha presieduto oggi, domenica 25 gennaio, i secondi vespri nella solennità della conversione dell’Apostolo delle Genti. Il tradizionale appuntamento ecumenico ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle altre confessioni a conclusione della 59ª Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, dal tema “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”. Dopo la processione iniziale, il pontefice è sceso a pregare sulla tomba di Paolo insieme al vescovo anglicano Anthony Ball, al metropolita ortodosso Polycarpos, rappresentante del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e al cardinale Koch, prefetto del dicastero per l’Unità dei cristiani.
Partendo dalla riflessione sulla festa odierna, Leone ha ricordato che «la sua missione è anche la missione di tutti i cristiani di oggi: annunciare Cristo e invitare tutti ad avere fiducia in Lui. Ogni vero incontro con il Signore, infatti, è un momento trasformativo, che dona una nuova visione e nuova direzione per assolvere il compito di edificare il Corpo di Cristo». Citando poi il Concilio Vaticano II, il Papa ha aggiunto: «La Settimana di preghiera per l’unita dei cristiani ci chiama ogni anno a rinnovare il nostro comune impegno in questa grande missione, nella consapevolezza che le divisioni tra noi, se non impediscono certo alla luce di Cristo di brillare, rendono tuttavia più opaco quel volto che deve rifletterla sul mondo».
Il pontefice ha quindi ricordato la recente occasione ecumenica rappresentata dalla preghiera comune per i 1.700 anni del Concilio di Nicea: «Rendo grazie a Dio per il fatto che tante tradizioni cristiane siano state rappresentate in quella commemorazione, due mesi fa. Recitare insieme il Credo niceno nel luogo stesso della sua redazione è stata una testimonianza preziosa e indimenticabile della nostra unità in Cristo. Quel momento di fraternità ci ha permesso anche di lodare il Signore per ciò che ha operato nei Padri di Nicea, aiutandoli a esprimere con chiarezza la verità di un Dio che si è fatto prossimo a noi incontrandoci in Gesù Cristo. Possa anche oggi lo Spirito Santo trovare in noi l’intelligenza docile per comunicare a una voce sola la fede agli uomini e alle donne del nostro tempo!».
Ricordando il predecessore Francesco, Leona ha anche fatto riferimento al cammino sinodale come a «una strada per crescere insieme nella reciproca conoscenza delle rispettive strutture e tradizioni sinodali. Mentre guardiamo al 2000° anniversario della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù nel 2033, impegniamoci a sviluppare ulteriormente le pratiche sinodali ecumeniche e a comunicare reciprocamente ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che insegniamo».
Le meditazioni per il sussidio di quest’anno sono state redatte dal Dipartimento per le relazioni interreligiose della Chiesa armena apostolica, in collaborazione con gli armeni cattolici ed evangelici. Con profonda gratitudine il nostro pensiero va alla coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso della storia – ha detto il Papa -; una storia in cui il martirio è stato una caratteristica costante. Al termine di questa Settimana di preghiera, ricordiamo il santo Catholicos Nerses Šnorhali “il Grazioso”, che lavorò per l’unità della Chiesa nel XII secolo. Egli era in anticipo sui tempi nel comprendere che la ricerca dell’unità è un compito che spetta a tutti i fedeli e richiede la guarigione della memoria. San Nerses può anche insegnarci l’atteggiamento che dovremmo adottare nel nostro cammino ecumenico, come ha ricordato il mio venerato predecessore san Giovanni Paolo II».
Quindi l’invocazione finale: «Rendiamo grazie per come, a opera di intrepidi annunciatori della Parola che salva, i popoli dell’Europa orientale e occidentale accolsero la fede in Gesù Cristo; e preghiamo affinché i semi del Vangelo continuino a produrre in questo continente frutti di unità, di giustizia e di santità, anche a beneficio della pace fra i popoli e le nazioni del mondo intero». Dopo il saluto del cardinale Koch quindi il pontefice ha impartito la benedizione finale.
25 gennaio 2026
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