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Venerdì 30 Gennaio 2026 16:01

UN GIUSTO TRA LE NAZIONI A SAN SABA – La città, la sua storia, i suoi residenti

di Andrea Declich La storia del Piazzale Ostiense e dei quartieri limitrofi è stata tra gli oggetti di una delle iniziative pubbliche di Roma Ricerca Roma, sulla quale siamo recentemente tornati. Proponiamo, a chi ci segue, un interessante documentario mandato in onda da Rai News 24 che racconta di un’iniziativa di resistenza a San Saba […]

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di Andrea Declich


La storia del Piazzale Ostiense e dei quartieri limitrofi è stata tra gli oggetti di una delle
iniziative pubbliche di Roma Ricerca Roma
, sulla quale siamo
recentemente tornati
.

Proponiamo, a chi ci segue,
un interessante documentario mandato in onda da Rai News 24 che racconta di un’iniziativa di resistenza a San Saba (dal minuto 38,30)
, quando una famiglia di ebrei venne nascosta da uno degli abitanti, Bruno Fantera, che per questo, insieme alla madre, venne nominato “Giusto tra le Nazioni” dallo Yad Vashem di Gerusalemme (il museo dell’Olocausto).

Sono due i motivi per cui segnaliamo il documentario. Il primo, il più immediato, è perché abbiamo spesso parlato, nelle nostre iniziative, del valore civile che ha la zona attorno al Piazzale Ostiense e Porta San Paolo (si veda l’intervento di Francesca Romana Stabile
qui
), ed è particolarmente importante questo ricordo nei giorni in cui si celebra la Giornata della Memoria. Ma, più in generale, il servizio ci rimanda al fatto che è a Porta San Paolo, proprio sotto San Saba, che si iniziò a fare la Repubblica. A San Saba si nascosero i primi resistenti dopo gli scontri con gli occupanti nazisti. Il caso raccontato nel servizio è un esempio che illustra bene da chi è stata fatta (e come) la Repubblica democratica: da gente semplice, da irregolari, da persone che pensarono semplicemente che aiutare i perseguitati era la cosa giusta da fare (
per una descrizione un po’ più approfondita della vicenda di Fantera, si veda qui
).

Il secondo motivo della nostra segnalazione è che di questo fatto accaduto negli anni 1943-44 oggi c’è ancora memoria: a San Saba, infatti, la memoria del luogo è molto viva
grazie a cittadini
 che la custodiscono e la trasmettono. Questo fatto ci dice qualcosa di importante anche sulla natura del tessuto sociale di questo come di altri quartieri. La memoria di un luogo è uno dei motivi per cui gli abitanti si riconoscono in esso, si considerano parte di un ambiente che trasmette loro dei significati. Per questo, stanno meglio lì che altrove. Nel caso di San Saba, la memoria di quei fatti storici è cruciale, è costitutiva del tessuto sociale di quel luogo. E’ importante che questo aspetto dell’abitare non venga sminuito, svilito, annullato dalle politiche e dalla retorica della finanziarizzazione dell’abitare, che vedono nella vita sociale di un quartiere solamente un insieme di potenziali transazioni immobiliari (per cui tutto il resto non conta; a questi temi è dedicato il
quinto Dialogo Costituente di Roma Ricerca Roma
). San Saba, occorre ricordare, è un quartiere a rischio da questo punto di vista, come tutto il centro storico di Roma, tra aste di case pubbliche e gli assalti dei B&B (si veda l’intervento di
Fabrizio Fantera
qui).

Il riconoscimento è un legame che si instaura tra gli abitanti tra loro in relazione a un luogo. Tutto ciò non è importante solo per chi tale luogo lo abita (in questo caso gli abitanti di San Saba). Al contrario, è importante per tutti che ci sia un riconoscimento nei luoghi, che ognuno possa trovare i propri significati anche nei posti della sua vita quotidiana. San Saba è un quartiere bellissimo: per chi non lo conosce, tra il Palatino e la Piramide Cestia, con un nucleo di case popolari fatte con i criteri non punitivi dell’inizio del secolo scorso. Il riconoscersi degli abitanti in esso, nella sua storia e nella sua bellezza, non implica l’appropriarsi di un qualcosa che è di tutti. Il riconoscersi non implica la costruzione di “Gated Community”. Importante, inoltre, è dire che quelli del riconoscimento sono legami che prescindono dal fatto che un luogo sia bello. Negli ultimi anni, a Roma si è scoperto che c’è un orgoglio di vivere in posti che ai “forestieri” non evocano niente di importante. Il riconoscersi in un luogo non esclude nessuno, ma esige di essere rispettato perché è una cosa che conta nella vita delle persone. Non può essere nella disponibilità di chi valorizza per sé il patrimonio immobiliare. Le città sono di per sé luoghi abitati. Vogliamo che lo siano da persone che tali posti non li sentono come propri, non li amano e quindi non li rispettano? Un luogo i cui gli abitanti si riconoscono è un luogo in cui c’è più coesione. E a questa teniamo tutti quanti.

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