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Giovedì 5 Febbraio 2026 13:02

Rugby: il Gemelli al Sei Nazioni accanto alla Nazionale

italia rugby sei nazioni 2026, six nations, (federugby)
italia rugby sei nazioni 2026, six nations, (federugby)
Nelle due sfide all'Olimpico, il 7 febbraio e il 7 marzo, presidio medico in campo con check up gratuiti per i tifosi e ricerca. L'asta per la raccolta fondi a sostegno di uno studio in corso al Policlinico

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italia rugby sei nazioni 2026, six nations, (federugby)
italia rugby sei nazioni 2026, six nations, (federugby)
Il grande rugby torna nella Capitale. Sabato 7 febbraio lo Stadio Olimpico accoglie la sfida tra Italia e Scozia nel Guinnes Sei Nazioni 2026. Stessa cornice anche per Italia – Inghilterra, il 7 marzo. In entrambe le occasioni, anche il Policlinico Gemelli scenderà in campo, accanto alla nazionale. Per garantire il presidio medico dell’evento, ma anche per offrire ai tifosi il “Longevity checkup”, in uno spazio dedicato all’interno dello stadio. A renderlo possibile, un team di specialisti coordinato dal professor Francesco Landi, ordinario di Medicina Interna e Geriatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del dipartimento di Scienze dell’invecchiamento, ortopediche e reumatologiche del Policlinico Gemelli Irccs.

Spazio anche alla ricerca e alla solidarietà, con l’asta di maglie firmate dei giocatori della Nazionale, ospitata on line su
Charitystars.com
. I fondi raccolti andranno a supporto di uno studio in corso al Gemelli: un protocollo sull’identificazione precoce delle complicanze, acute o tardive, dei traumi cranici lievi (TCL) subiti dagli atleti durante i contrasti di gioco. «Negli sport di contatto a elevata intensità come il rugby l’esposizione a sollecitazioni traumatiche del capo fa parte dell’attività agonistica – ricorda Andrea Urbani, ordinario di Biochimica clinica e biologia molecolare clinica alla Cattolica e direttore Uoc Chimica, biochimica e biologia molecolare clinica del Gemelli -.  Nella maggior parte dei casi, si tratta di traumi cranici lievi (TCL), a decorso benigno. È tuttavia possibile – prosegue – che in una minoranza di atleti coinvolti in discipline competitive ad alta intensità si manifestino complicanze intracraniche anche successivamente, non sempre riconoscibili nella fase iniziale. A oggi, l’esame di riferimento per la diagnosi è la TAC, ma utilizzarla in modo sistematico in questo contesto pone problemi di appropriatezza clinica, esposizione a radiazioni e sostenibilità».

Proprio per questo, spiega ancora Urbani, stanno suscitando grande interesse «i nuovi biomarcatori GFAP e UCH-L1, dosabili attraverso un semplice prelievo di sangue. Si tratta di proteine che aumentano rapidamente in circolo dopo un trauma cranico e che funzionano come veri e propri “indicatori biologici” di danno cerebrale». Il loro dosaggio «rappresenta uno strumento innovativo a supporto della diagnosi di trauma cranico lieve in contesti di emergenza». Il Gemelli dispone già, allo scopo, di una tecnologia diagnostica automatizzata. «Un esempio di come sport, scienza e prevenzione possano giocare con successo nella stessa squadra».

La Federazione italiana rugby, da parte sua, «è in prima linea nel garantire sicurezza e accessibilità del nostro gioco e attivamente impegnata nel sostenere la ricerca e la sensibilizzazione alla corretta gestione dei traumi cranici, grazie al costante impegno della Commissione medica federale e dell’Area tecnica – assicura il presidente Andrea Duodo -. Siamo felici di collaborare con il Policlinico Gemelli contribuendo con le nostre maglie a finanziare nuovi studi dedicati, come già accade con la collaborazione con l’Ospedale San Martino di Genova, che prosegue nell’opera di tutela dei traumi cranici nel rugby avviata dal nostro indimenticato professor Vincenzo Ieracitano».

5 febbraio 2026

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