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Venerdì 6 Febbraio 2026 17:02

Il sistema carcerario italiano, tra “diritti, clemenza, umanità”



64mila detenuti, a fronte di 47mila posti disponibili, a cui si aggiungono 100mila persone in comunità e circa 130mila “liberi sospesi”. Sono i dati emersi nell'assemblea pubblica promossa da operatori e volontari delle strutture del Cnca

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Analizzando l’attuale questione carceraria in Italia, ci si ritrova dinanzi a «un’area della penalità ormai ipertrofica, fuori controllo, con numeri in costante crescita». Le persone detenute sono 64mila, a fronte di 47mila posti disponibili, con un incremento di 7mila unità negli ultimi tre anni. A questi si aggiungono 100mila persone in comunità e circa 130mila cosiddetti “liberi sospesi”, cioè condannate in via definitiva che attendono, «anche anni», di sapere se la pena sarà scontata in carcere o tramite misura alternativa. «Un intervento clemenziale non è più rinviabile».

A fornire i numeri e a chiedere provvedimenti di indulgenza è Carlo Renoldi, già direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), intervenuto questa mattina, 6 febbraio, all’assemblea pubblica “Diritti, clemenza, umanità” svoltasi nel Polo didattico di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre e organizzata da quanti operano e svolgono volontariato nelle strutture carcerarie aderenti al Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca). Non un convegno, ma uno scambio di prospettive e soluzioni per affrontare l’emergenza del sistema penitenziario italiano.

Al centro del dibattito, oltre al sovraffollamento, il dramma dei suicidi (già 5 dall’inizio dell’anno) fino al diritto alla salute dietro le sbarre. Durante i lavori, svoltisi all’indomani dell’approvazione del nuovo decreto sicurezza, si è più volte fatto appello all’amnistia, all’indulto, alle case di reinserimento sociale, ricordando che durante il Giubileo della speranza questi strumenti clemenziali sono stati chiesti prima da Papa Francesco e poi da Papa Leone XIV. Renoldi ha ricordato che fino al 1992 questi strumenti «consentivano di mantenere un equilibrio. Poi dopo l’indulto nel 2006 non si è fatto più nulla». Per l’ex capo del Dap, «se si vuole proprio cambiare la Costituzione in materia di giustizia, più che di riforme dell’ordinamento della magistratura ci sarebbe bisogno di una riforma di amnistia e indulto, superando l’attuale previsione di maggioranze qualificate».

La necessità di arrivare il «prima possibile all’indulto» è stata perorata anche dall’ex magistrato Gherardo Colombo secondo il quale è urgente «trovare le strade che consentano un intervento rapidissimo per rimediare a una situazione insostenibile». Ha evidenziato come sia prioritario trovare «la strada per fare in modo che una situazione assolutamente illegale rientri nella legalità». Denunciando «l’incapacità delle istituzioni di osservare la Costituzione», ha auspicato che venga applicato «il principio generale secondo cui tutte le persone sono degne».

Quattro proposte concrete da rivolgere alla politica sono arrivate da Carmelo Cantone, nuovo vicecapo del Dap già direttore di Rebibbia Nuovo complesso. Ha osservato che «il disastro attuale segue gli errori strategici che appartengono al passato». Ritiene che il numero dei detenuti potrebbe essere abbattuto a 45mila persone, «senza gravare ulteriormente sulla magistratura di sorveglianza», con l’indulto di un anno applicato alla maggioranza dei reati esclusi quelli violenti; la liberazione anticipata speciale; un anno di “fermo biologico”, cioè il blocco degli ingressi dei cosiddetti “liberi sospesi”, eccetto che per i reati gravi, il numero chiuso. Ha anche denunciato «il grande inganno fatto alla polizia penitenziaria» dalla politica che parlava di tolleranza zero,  che in un carcere sovraffollato aumenta tensioni e paure.

Il sovraffollamento non riguarda più solo le carceri per gli adulti. «La novità è che il problema riguarda anche gli istituti penali minorili – ha affermato Caterina Pozzi, presidente Cnca -. Questo comporta che i percorsi educativi, formativi, di rinserimento dei giovani sono messi a repentaglio». Per Patrizio Gonnella di Antigone, «il sovraffollamento è il frutto di politiche penali scellerate, truci, politiche penali che nell’ultimo decreto sicurezza trovano ancora fuoco. Il carcere è stato trasformato in una questione di ordine pubblico. La questione del carcere è una questione di democrazia».

6 febbraio 2026

 

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