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Sabato 7 Febbraio 2026 09:02

???? Muore a 40 anni in palestra durante lezione di muay thai

Un uomo di 40 anni muore mentre si allena in una palestra di muay thai; la procura apre un’inchiesta per omicidio colposo per fare luce sulle cause del decesso e sulle eventuali responsabilità. È drammatica la mattinata nella capitale dove un uomo di 40 anni è morto durante una lezione di muay thai in una…
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Un uomo di 40 anni muore mentre si allena in una palestra di muay thai; la procura apre un’inchiesta per omicidio colposo per fare luce sulle cause del decesso e sulle eventuali responsabilità.

È drammatica la mattinata nella capitale dove un uomo di 40 anni è morto durante una lezione di muay thai in una palestra di Roma Nord, tra la zona di Corso Francia e Cassia. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, atto dovuto in questi casi per consentire accertamenti approfonditi su dinamiche e responsabilità. L’uomo, identificato come Lorenzo Vernaglione, era un maresciallo della Marina appassionato di sport da combattimento e noto per l’impegno negli allenamenti di boxe thailandese.



La notizia è confermata dalle prime ricostruzioni investigative: durante uno scambio di allenamento sul ring, Vernaglione si è improvvisamente accasciato a terra sotto gli occhi dei compagni di palestra e degli istruttori. I soccorsi sono stati immediati, ma nonostante l’intervento tempestivo e il trasporto d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea, per l’uomo non c’è stato nulla da fare.

La Procura di Roma, coordinata dal pubblico ministero Stefano Opilio, ha aperto un’indagine per omicidio colposo contro ignoti, un passo tecnico che permette di svolgere tutte le verifiche sul caso. Non risultano indagati al momento, mentre gli investigatori stanno lavorando per chiarire se la morte sia stata causata da un malore improvviso, da un trauma legato all’allenamento o da eventuali negligenze nella gestione della lezione.

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Le verifiche includono diversi aspetti cruciali:

  • esame delle protezioni utilizzate durante l’allenamento, per capire se fossero adeguate e correttamente indossate;

  • rispetto dei protocolli di sicurezza interni alla palestra, incluso l’accesso e l’utilizzo di mezzi di primo intervento come il defibrillatore;

  • certificati medici e idoneità sportiva dell’uomo, per accertare che fosse in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per praticare sport da combattimento;

  • tempestività e modalità dei soccorsi, per stabilire se vi siano stati ritardi o omissioni rilevanti.

Il fascicolo è al momento unicamente strumentale agli accertamenti, ma il quadro potrebbe delinearsi con l’esito dell’autopsia, prevista nelle prossime ore e affidata alla Medicina legale. L’esame medico-legale sarà determinante per stabilire se la causa del decesso sia riconducibile a un arresto cardiaco improvviso, a una lesione traumatica o ad altre condizioni mediche non diagnosticate.

Lorenzo Vernaglione era conosciuto nell’ambiente sportivo e tra gli amici come una persona dedita alla disciplina fisica e agli sport di combattimento. I suoi profili social mostrano anni di allenamenti, sudore e dedizione alla muay thai – una disciplina molto intensa che combina pugni, calci, gomitate e ginocchiate e richiede grande resistenza fisica e tecnica.

La notizia ha colpito profondamente la comunità degli sport da combattimento e i colleghi della Marina, dove Vernaglione serviva con dedizione e professionalità. Il Sindacato unitario lavoratori militari (SIULM) Marina ha espresso cordoglio per la scomparsa, ricordandolo come un servitore dello Stato e una figura stimata da chi lo conosceva.

La tragedia avvenuta in una palestra di Roma riporta al centro l’attenzione sulla pratica di sport da combattimento e sull’importanza dei controlli medici, della sicurezza e dell’idoneità fisica di chi frequenta corsi intensivi. La muay thai, disciplina affermata a livello internazionale e seguita da molte palestre italiane come forma di allenamento e competizione, mette costantemente alla prova il fisico dell’atleta e richiede protocolli di sicurezza rigorosi.

In sport ad alta intensità, anche soggetti apparentemente in ottima salute possono essere vulnerabili a eventi avversi — un fenomeno che non è solo italiano, ma presente in altri casi simili in ambito internazionale. Questo evento drammatico apre un dialogo urgente su certificazioni mediche periodiche, supervisione professionale e gestione delle emergenze nelle palestre, con l’obiettivo di prevenire tragedie analoghe.



Il reato di omicidio colposo, al centro dell’indagine, nasce per consentire agli inquirenti di accertare se omissioni, imperizie o negligenze di terzi possano aver contribuito alla morte dell’uomo. Tuttavia, fino all’esito delle perizie e dell’autopsia non si potrà stabilire alcuna responsabilità penale.

L’indagine, che ha già acquisito la documentazione sanitaria e le testimonianze dei presenti, proseguirà nei prossimi giorni. I risultati degli accertamenti potrebbero anche portare alla contestazione di violazioni delle norme sulla sicurezza negli impianti sportivi se emergessero carenze strutturali o di gestione.

La notizia ha suscitato profonda commozione tra amici, familiari e compagni di allenamento. I messaggi di cordoglio sui social network e nelle chat di gruppo raccontano la sorpresa e lo shock per la scomparsa di un uomo giovane, in piena attività e apparentemente in salute.

Molti frequentatori di palestre e praticanti di sport di combattimento stanno condividendo riflessioni su quanto accaduto, sottolineando l’importanza di responsabilità individuale e collettiva quando si affrontano discipline fisiche impegnative come la muay thai.

Nei prossimi giorni saranno cruciali:

  • l’esito dell’autopsia, che potrebbe chiarire la causa medica del decesso;

  • eventuali consulenze tecniche sul rispetto delle norme di sicurezza nella palestra;

  • testimonianze di istruttori e compagni presenti al momento della tragedia.

La vicenda resta sotto stretto esame della magistratura e potrebbe costituire un punto di riferimento per futuri casi simili.

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