Domenica 8 Febbraio 2026 09:02
Cristina di Svezia a Roma: una regina controcorrente in San Pietro
Cristina di Svezia a Roma: una regina controcorrente in San Pietro
Il cenotafio per Cristina di Svezia, collocato lungo la navata destra della Basilica di San Pietro, ricorda una donna che visse costantemente controcorrente. Realizzato nel 1702 su progetto di Carlo Fontana (1635 ca./ 1714), uno dei principali protagonisti della Roma tardo-barocca, il monumento costituisce la memoria visibile di Cristina all’interno della Basilica. Cristina di Svezia […]
Cristina di Svezia a Roma: una regina controcorrente in San Pietro
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Cristina di Svezia a Roma: una regina controcorrente in San Pietro
Il cenotafio per Cristina di Svezia, collocato lungo la navata destra della Basilica di San Pietro, ricorda una donna che visse costantemente controcorrente. Realizzato nel 1702 su progetto di Carlo Fontana (1635 ca./ 1714), uno dei principali protagonisti della Roma tardo-barocca, il monumento costituisce la memoria visibile di Cristina all’interno della Basilica.
![Cenotafio di Cristina di Svezia nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8207.jpg)
Cenotafio di Cristina di Svezia nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Cristina di Svezia (1626-1689) fu una sovrana colta e inquieta. Rifiutò il matrimonio, abdicò volontariamente al trono di Svezia e si convertì al cattolicesimo, scegliendo Roma come nuova patria in un’Europa ancora profondamente segnata dalle fratture religiose. Il suo monumento riflette perfettamente questa identità complessa: una struttura architettonica sobria, dominata da un medaglione con il profilo della regina, privo di ogni enfasi celebrativa. È una presenza silenziosa, ma densissima di significato.
Nata nel 1626, figlia di Gustavo II Adolfo, Cristina salì al trono giovanissima e ricevette un’educazione eccezionale per una donna del suo tempo. Studiò filosofia, storia, teologia e scienze, padroneggiando più lingue antiche e moderne. Tuttavia il ruolo di sovrana le stava stretto: la rigidità della corte luterana svedese e le aspettative dinastiche entrarono presto in conflitto con la sua natura indipendente.
Nel 1654, con un gesto che scosse l’Europa, Cristina abdicò in favore del cugino Carlo X Gustavo. Rinunciò al potere assoluto non per costrizione, ma per scelta, aprendo una fase di vita segnata dalla ricerca intellettuale e spirituale. L’anno successivo annunciò la propria conversione al cattolicesimo, evento clamoroso per una regina proveniente da uno dei regni simbolo della Riforma. L’ingresso nella Chiesa romana non fu un atto improvvisato, ma il risultato di una lunga riflessione personale.
L’arrivo della ventinovenne Cristina a Roma avvenne proprio nel 1655, sotto il pontificato di Alessandro VII Chigi, che comprese immediatamente il valore simbolico della sua presenza. La conversione di una regina figlia di uno dei grandi protagonisti della Riforma protestante rappresentava un successo straordinario per la Chiesa cattolica del Seicento, ancora impegnata a riaffermare la propria autorità spirituale e culturale in Europa. Per il papato, Cristina incarnava l’idea che Roma potesse attrarre non solo i popoli, ma anche le coscienze più libere e colte.
Il suo ingresso solenne in città avvenne attraversando Porta del Popolo, la porta riservata agli ospiti illustri, segnando visivamente il passaggio da sovrana del Nord protestante a protagonista della Roma cattolica. In suo onore vennero organizzate feste, cerimonie e spettacoli, in particolare presso il Collegio Romano, centro della cultura gesuitica, dove Cristina assistette a rappresentazioni teatrali, dispute filosofiche e dimostrazioni scientifiche.
Stabilitasi definitivamente in città, Cristina elesse a propria residenza a Palazzo Riario (poi Palazzo Corsini. Quel palazzo divenne uno dei salotti culturali più vivaci della Roma seicentesca: vi si incontravano musicisti, filosofi, artisti e scienziati, in un clima di libertà intellettuale raro per l’epoca. Cristina fu mecenate, collezionista e promotrice di musica e teatro, senza mai rinunciare alla propria autonomia di pensiero, spesso scomoda anche per i suoi protettori.
La regina visse a Roma fino alla morte, avvenuta nel 1689, sotto il pontificato di Innocenzo XI Odescalchi. La memoria monumentale che la ricorda in San Pietro nacque però negli anni successivi: fu decisa e autorizzata sotto Innocenzo XII Pignatelli e portata a compimento nel 1702 sotto Clemente XI Albani, fissando nella pietra un significato che andava oltre la singola biografia, come testimonia l’iscrizione sul cartiglio marmoreo nero, sostenuto da una morte alata e coronata. Anche qui il linguaggio è denso di significati: la morte non è negata né drammatizzata, ma inscritta in una visione ordinata, mentre il riferimento papale fissa ufficialmente nella pietra il valore ecclesiale e politico della figura di Cristina.
La decisione di concederle un monumento in San Pietro e la sepoltura nelle Grotte Vaticane non fu soltanto un onore personale, ma una scelta profondamente politica e simbolica. Accogliere una sovrana convertita all’interno della Basilica significava fissare nella pietra una vittoria ideale della Chiesa: non la conversione forzata di un popolo, ma l’adesione consapevole di una regina che aveva rinunciato al potere in nome della propria libertà spirituale. In questo senso, Cristina divenne per il Vaticano non una semplice ospite, ma un segno vivente della forza attrattiva di Roma.
Il monumento commemorativo traduce tutto questo in forma visiva. Carlo Fontana adottò un linguaggio misurato, quasi antiretorico: il profilo inciso nel medaglione richiama le antiche monete romane più che la spettacolarità barocca dei sepolcri papali. La collocazione lungo la navata destra, lontana dai punti più scenografici della basilica, invita a una sosta discreta, non a una celebrazione trionfale.
![Medaglione di Cristina di Svezia sul suo cenotafio nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8210-Copia.jpg)
Medaglione di Cristina di Svezia sul suo cenotafio nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Il monumento concentra in pochi elementi un programma simbolico estremamente chiaro. Al centro si trova l’urna funeraria, sulla cui fronte spicca un bassorilievo in marmo giallo antico, opera dello scultore Jean-Baptiste Théodon (1645-1646-1713), sul quale è raffigurato l’episodio dell’abiura al protestantesimo compiuta da Cristina il 3 novembre 1655 in una cerimonia segreta tenutasi nella cappella del Castello di Hofburg a Innsbruck. Non si tratta quindi di un’allegoria astratta, ma della traduzione visiva di una scelta storica, presentata come atto consapevole e fondativo della sua nuova identità.
Sul coperchio dell’urna, poggiate su un cuscino di pietra nera, sono disposte le insegne reali – corona, scettro e spada – fuse in bronzo dall’argentiere Giovanni Giardini (1646-1721). La loro collocazione non è neutra: gli emblemi del potere monarchico non vengono esibiti, ma deposti, come oggetti ormai consegnati al passato. Ai lati del coperchio, due angeli marmorei scolpiti da Lorenzo Ottoni (1648-1736) accompagnano la scena con una presenza composta, priva di enfasi trionfalistica.
In questo insieme rigorosamente costruito, il medaglione con il profilo della regina restituisce l’identità storica – il volto – mentre il bassorilievo dell’urna e le insegne deposte ne restituiscono il significato più profondo – la scelta. Una scelta che non viene celebrata come vittoria, ma come rinuncia, trasformando il cenotafio in una meditazione sul potere abbandonato e sulla libertà conquistata.
![Bassorilievo sull'urna di Cristina di Svezia nel suo cenotafio nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8208.jpg)
Bassorilievo sull’urna di Cristina di Svezia nel suo cenotafio nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
In una basilica che celebra papi, santi e martiri, il monumento a Cristina di Svezia ricorda che anche una vita vissuta fuori dalle regole, guidata dalla ricerca e dalla scelta personale, può meritare un posto nella memoria universale. Non è un monumento che impone la sua presenza, ma uno che chiede di essere scoperto, proprio come la donna che commemora.
La sepoltura vera e propria di Cristina di Svezia si trova nelle Grotte Vaticane, sotto il pavimento della Basilica.
![Tomba di Cristina di Svezia nelle Grotte Vaticane [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/cristina_di_svezia_tomba.jpg)
Tomba di Cristina di Svezia nelle Grotte Vaticane [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Questa distinzione tra monumento visibile in San Pietro e tomba nelle Grotte segue una pratica diffusa: al livello superiore è affidata la memoria pubblica, mentre nel livello inferiore riposa il corpo. Nel suo caso, però, questa scelta assume un valore particolare. Pochissime donne trovano spazio nella memoria di San Pietro, e Cristina di Svezia resta uno dei rarissimi casi di sovrana laica e straniera celebrata all’interno della Basilica.
[Maria Teresa Natale]
Cristina di Svezia a Roma: una regina controcorrente in San Pietro
