Lunedì 9 Febbraio 2026 13:02
Gaza: «L’apertura del valico di Rafah sia l’apertura al rispetto dei diritti umani»


A parlare, in un'intervista al Sir, è padre Faltas, della Custodia di Terra Santa, dopo la riapertura dell'unico punto di passaggio con l'Egitto. «Quelle porte aperte devono essere un segno di speranza»
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«L’apertura del valico di Rafah deve essere l’apertura al rispetto dei diritti umani essenziali». A parlare, in un’intervista rilasciata al Sir, è padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa. L’occasione è la riapertura, all’inizio di febbraio, di quell’unico punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, decisa nell’ambito del fragile piano di cessate il fuoco e su pressioni della comunità internazionale. «Quelle porte aperte devono essere un segno di speranza: saranno certezza di pace quando ad ogni essere umano saranno riconosciuti il rispetto e la dignità della vita», sono le parole del francescano riportate dal Sir.
Evacuazioni mediche, rientri limitati e casi umanitari prioritari. Queste le priorità su cui ci si concentra, permettendo a piccoli numeri di persone di muoversi in entrambe le direzioni, grazie al coordinamento tra autorità egiziane, israeliane e con la supervisione di missioni europee. Si stima che nei primi giorni solo poche decine di persone siano riuscite a entrare o uscire da Gaza, a fronte di richieste che riguardano, secondo le autorità sanitarie internazionali e locali, decine di migliaia di pazienti che necessitano di cure non disponibili nella Striscia.
Nelle parole di padre Faltas, «poter riattraversare quel passaggio è indispensabile e necessario per salvare la vita a più di 20mila esseri umani che a Gaza non hanno la possibilità di essere curati. Era stato previsto – ricorda – che da Rafah ogni giorno 50 ammalati gravi con due accompagnatori sarebbero potuti uscire e 150 palestinesi sarebbero potuti rientrare, ma questi numeri non sono stati rispettati. E al momento non è previsto l’ingresso di mezzi per il trasporto di aiuti umanitari». Per il frate, «manca l’impegno di una comunità internazionale che non vuole vedere la lenta agonia di tanta povera gente, manca la volontà di rendere giustizia ad una umanità oltraggiata e umiliata. Aprire il valico – sottolinea – non solo consente di far uscire chi ha bisogno di essere curato e salvato; significa far entrare il bene. Aprire quel particolare ingresso fa entrare la speranza che qualcosa possa veramente cambiare, deve essere l’apertura al rispetto dei diritti umani essenziali».
9 febbraio 2026
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