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Lunedì 9 Febbraio 2026 22:02

Il monumento di Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro: potere, fede e politica

Il monumento di Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro: potere, fede e politica


Il monumento a Matilde di Canossa, collocato lungo la navata destra della Basilica di San Pietro, ricorda una delle figure femminili più potenti e decisive del Medioevo europeo. A differenza di altri sepolcri presenti nella Basilica, quello di Matilde non celebra una conversione né una rinuncia, ma un’alleanza politica: quella tra una donna e il […]

Il monumento di Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro: potere, fede e politica


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Il monumento di Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro: potere, fede e politica


Il monumento a Matilde di Canossa, collocato lungo la navata destra della Basilica di San Pietro, ricorda una delle figure femminili più potenti e decisive del Medioevo europeo. A differenza di altri sepolcri presenti nella Basilica, quello di Matilde non celebra una conversione né una rinuncia, ma un’alleanza politica: quella tra una donna e il papato, in uno dei momenti più drammatici della storia della Chiesa.

Monumento funerario-celebrativo per Matilde di Canossa ]Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funerario-celebrativo per Matilde di Canossa ]Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Matilde nacque nel 1046 in una delle famiglie più influenti dell’Italia centro-settentrionale. Ereditò un vastissimo dominio territoriale che si estendeva dall’Emilia alla Toscana e lo governò con autorità in un’epoca in cui il potere femminile era tutt’altro che scontato. Fu contessa, duchessa, margravia, stratega politica e militare, ma anche figura profondamente religiosa.

La sua importanza storica è legata soprattutto alla lotta per le investiture, il grande conflitto tra papato e impero per il controllo dell’autorità spirituale e politica. Matilde si schierò senza esitazioni dalla parte del papa, diventando il principale sostegno laico della riforma gregoriana.

La lotta per le investiture non esplose improvvisamente nel 1076, ma maturò nel corso dell’XI secolo. Già sotto i pontificati di Leone IX e dei suoi successori si era avviato un movimento di riforma volto a liberare la Chiesa dalle interferenze dei poteri laici e dalle pratiche corruttive che ne minavano l’autorità morale. Quando nel 1073 salì al soglio pontificio Ildebrando di Soana con il nome di Gregorio VII, questo processo era già in atto: egli ne divenne l’interprete più deciso e radicale, portandolo alle sue estreme conseguenze e trasformando una tensione latente in un conflitto aperto con l’Impero.

La riforma gregoriana, alla quale Matilde offrì il proprio sostegno politico e militare, fu uno dei più radicali tentativi di trasformazione della Chiesa medievale. Non si trattava soltanto di una riforma morale, ma di un progetto di rifondazione dell’autorità ecclesiastica, volto a sottrarre il clero al controllo dei poteri laici. I suoi obiettivi principali erano l’eliminazione della simonia, cioè la compravendita delle cariche ecclesiastiche, l’imposizione del celibato per separare il clero dalle logiche dinastiche e, soprattutto, l’affermazione del principio secondo cui solo il papa poteva nominare e deporre vescovi e sovrani. Questa visione metteva in discussione l’assetto politico dell’Impero, che da secoli utilizzava i vescovi come funzionari del potere statale.

Il conflitto esplose apertamente quando l’imperatore Enrico IV di Franconia (1050-1106) continuò a nominare vescovi in aperta violazione dei divieti papali. Nel 1076, a Worms, Enrico convocò un’assemblea di vescovi tedeschi che dichiarò decaduto Gregorio VII: un atto di rottura senza precedenti, suggellato da una lettera in cui l’imperatore intimava al papa di abdicare. La risposta di Gregorio fu la scomunica, un’arma che colpiva non solo la dimensione religiosa, ma la legittimità politica stessa dell’imperatore, sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà. Fu questa crisi a condurre Enrico, l’anno seguente, al castello di Canossa, dove Matilde lo ospitò e dove avvenne l’episodio destinato a entrare nella storia: l’incontro tra il pontefice Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, costretto a chiedere perdono dopo la scomunica.

Monumento funerario-celebrativo per Matilde di Canossa: dettaglio con Enrico IV che si inginocchia di fronte a Gregorio VII] Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funerario-celebrativo per Matilde di Canossa: dettaglio con Enrico IV che si inginocchia di fronte a Gregorio VII [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Il celebre “andare a Canossa” trasformò Matilde in una figura centrale della mediazione politica tra le due massime autorità del mondo medievale. Da quel momento, la sua figura divenne indissolubilmente legata al destino del papato.

Matilde è degna di essere ricordata non solo per l’episodio di Canossa, ma perché fu una sovrana a pieno titolo, capace di governare vasti territori, guidare eserciti e sostenere il papato nel momento più critico della sua storia medievale. Mise il proprio potere militare, economico e simbolico al servizio della riforma della Chiesa, contribuendo in modo decisivo alla costruzione dell’autorità papale. La sua memoria, riattivata secoli dopo con la traslazione delle spoglie e il monumento in San Pietro, dimostra quanto la sua figura continuasse a essere percepita come fondativa.

Matilde morì nel 1115 e fu inizialmente sepolta, per sua volontà, nell’Abbazia di San Benedetto in Polirone, presso Mantova, importante centro monastico benedettino profondamente legato alla sua spiritualità e al suo progetto politico-religioso.

Solo secoli dopo, nel 1633, le sue spoglie furono traslate a Roma per volontà di Urbano VIII Barberini. La decisione non fu neutra: nel pieno della stagione barocca e della riaffermazione dell’autorità papale, Matilde venne trasformata in simbolo eterno della fedeltà della nobiltà al papa. Portarla in San Pietro significava fissare nella Basilica il ricordo di una donna che aveva messo il proprio potere al servizio della Chiesa. Il monumento non è dunque un semplice cenotafio: le spoglie di Matilde riposano realmente in Basilica, ma la loro collocazione rispondeva a una precisa volontà politica di riattivare, nel Seicento, la memoria di una fedeltà decisiva per il papato.

Il monumento fu progettato da Gian Lorenzo Bernini e realizzato con il supporto di alcuni collaboratori tra il 1633 e il 1645. Non si tratta di una tomba concepita al momento della morte, ma di un monumento celebrativo, pensato come manifesto politico oltre che artistico.

Avvicinandosi al monumento, vale la pena soffermarsi sui dettagli, perché qui il marmo non è solo forma, ma racconto. Sulla fronte del sarcofago, il bassorilievo raffigura la scena destinata a diventare simbolo di un’epoca: la sottomissione dell’imperatore Enrico IV a Gregorio VII nel castello di Canossa, nel momento in cui chiede la revoca della scomunica. È un’immagine politica prima ancora che devozionale: non mostra una battaglia, ma un atto di resa, scolpito come fondamento dell’autorità papale.

Monumento funerario-celebrativo per Matilde di Canossa: dettaglio del sarcofago e dell'iscrizione di Urbano VIII tra due angeli [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funerario-celebrativo per Matilde di Canossa: dettaglio del sarcofago e dell’iscrizione di Urbano VIII tra due angeli [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Al di sopra, all’interno di una nicchia incorniciata da trofei d’armi, si erge la figura solenne di Matilde. Porta il diadema sul capo, segno della sua dignità sovrana; nella mano sinistra regge le chiavi e la tiara, simboli del potere pontificio che ella protegge, mentre nella destra stringe il bastone del comando, a indicare che il suo sostegno non fu solo spirituale, ma concreto, militare e politico. Sopra di lei, due angeli sorreggono lo stemma matildino con la corona e il motto “TVETVR ET UNIT” (“protegge e unisce”), quasi a riassumere in poche parole la sua funzione storica.

La presenza di Matilde in San Pietro è tutt’altro che scontata. Non fu santa né martire. Fu una laica, ma il suo ruolo fu talmente determinante per la sopravvivenza e il rafforzamento del papato da meritare un posto nella Basilica più simbolica della cristianità.

Se
Cristina di Svezia
rappresenta la libertà individuale e la scelta personale, Matilde incarna invece la fedeltà politica e la costruzione dell’autorità ecclesiastica attraverso il potere terreno. Il monumento a Matilde di Canossa è uno dei più esplicitamente politici di San Pietro. Non chiede empatia, ma consapevolezza storica. Ricorda che la Basilica non è solo un luogo di fede e arte, ma anche uno spazio di memoria del potere, dove le alleanze vengono scolpite nella pietra.

Seguire le tracce di Matilde di Canossa significa attraversare un’Italia in cui il potere si esercitava nei castelli, nei monasteri e nelle città, prima ancora che nei palazzi. Il punto di partenza ideale è naturalmente Canossa, luogo simbolo del suo nome e della sua epoca. Da qui il percorso si allarga ai castelli dell’Appennino reggiano, come il Castello di Carpineti e il Castello di Bianello, che raccontano la Matilde comandante, capace di controllare militarmente il territorio e di sostenere concretamente il papato nella lotta per le investiture. L’itinerario conduce poi verso sud, fino all’Abbazia di San Benedetto in Polirone, il luogo che Matilde scelse come sepoltura, centro spirituale e culturale coerente con la sua adesione alla riforma della Chiesa. Le città toscane, come Lucca e Pisa, mostrano invece il confronto tra il potere feudale e le prime autonomie comunali, rivelando una Matilde capace di governare anche contesti urbani complessi. Il viaggio si chiude idealmente a Roma, nella Basilica di San Pietro, dove, come abbiamo visto, nel Seicento il papato scelse di trasformare Matilde in memoria ufficiale.

[Maria Teresa Natale]

Il monumento di Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro: potere, fede e politica


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