Martedì 10 Febbraio 2026 16:02
Il monumento a Gregorio XIII nella Basilica di San Pietro: il papa che riformò il tempo
Il monumento a Gregorio XIII nella Basilica di San Pietro: il papa che riformò il tempo
Il monumento a Gregorio XIII (1502-1585), collocato lungo la navata destra della Basilica di San Pietro, ricorda un pontefice il cui nome è entrato silenziosamente nella vita quotidiana di milioni di persone: è il papa che riformò il calendario. Ma ridurlo a una questione di date sarebbe limitante. Il suo pontificato fu uno dei momenti […]
Il monumento a Gregorio XIII nella Basilica di San Pietro: il papa che riformò il tempo
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Il monumento a Gregorio XIII nella Basilica di San Pietro: il papa che riformò il tempo
Il monumento a Gregorio XIII (1502-1585), collocato lungo la navata destra della Basilica di San Pietro, ricorda un pontefice il cui nome è entrato silenziosamente nella vita quotidiana di milioni di persone: è il papa che riformò il calendario. Ma ridurlo a una questione di date sarebbe limitante. Il suo pontificato fu uno dei momenti chiave della Chiesa post-tridentina, impegnata a consolidare la propria identità dopo la frattura della Riforma protestante.
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8228.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Nato Ugo Boncompagni nel 1502, giurista di formazione, salì al soglio pontificio nel 1572 e vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1585. Governò la Chiesa in una fase delicatissima, segnata dall’applicazione concreta delle decisioni del Concilio di Trento e dalla necessità di rafforzare la presenza cattolica in un’Europa attraversata dalle guerre di religione. Non si limitò a difendere i principi tridentini, ma ne promosse l’attuazione effettiva: sostenne la fondazione e il consolidamento dei seminari diocesani per garantire una formazione più solida al clero, vigilò sulla residenza obbligatoria dei vescovi e sull’osservanza della disciplina ecclesiastica, favorì l’uniformità liturgica attraverso l’uso del Messale e del Breviario riformati.
Si rafforzò inoltre la rete dei collegi destinati alla formazione di sacerdoti provenienti dai territori segnati dalla Riforma protestante – come l’Inghilterra e la Germania – in un progetto sistematico di ricostruzione culturale dell’élite cattolica. In questo quadro si inserisce anche il sostegno determinato alla Compagnia di Gesù, divenuta uno dei principali strumenti educativi e missionari della Chiesa post-tridentina.
Gregorio XIII fu anche un grande mecenate e promotore di opere pubbliche a Roma, contribuendo a delineare l’immagine di una capitale spirituale rinnovata e ordinata. A lui si devono interventi significativi come la Torre dei Venti in Vaticano, il potenziamento del Collegio Romano e la decorazione della Cappella Gregoriana in San Pietro, opere riconoscibili dallo stemma dei Boncompagni – il drago alato – che compare ancora oggi scolpito o dipinto come segno tangibile del suo pontificato in tutto il centro di Roma. Più che semplice simbolo araldico, il drago divenne una vera firma visiva disseminata nella Roma della Controriforma.
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio del drago alato [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_6944.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio del drago alato [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]All’interno del Vaticano, la Torre dei Venti (1578-1580) fu concepita come osservatorio astronomico: qui si svolsero studi fondamentali per la riforma del calendario. È il luogo in cui il tempo venne misurato, calcolato e verificato, segno di una scienza posta al servizio del governo della Chiesa.
Nel cuore della città, il Collegio Romano divenne sotto il suo impulso uno dei principali centri culturali della Roma post-tridentina, influenzando profondamente la formazione del clero e delle élite cattoliche. Restando in Basilica, la Cappella Gregoriana – che porta il suo nome – inaugurò la grande stagione dei mosaici vaticani, scelti per garantire durata ed eternità alle immagini: anche nell’arte, Gregorio cercava stabilità e permanenza.
Un altro segno tangibile della sua visione culturale è la Galleria delle Carte geografiche nei Palazzi Vaticani: un corridoio di circa 120 metri con quaranta grandi mappe della penisola italiana, commissionate tra il 1580 e il 1585 sotto la direzione del cosmografo Egnazio Danti. Non è solo un capolavoro artistico, ma una rappresentazione ordinata dello spazio. Se la Galleria mette in forma il territorio, la riforma del calendario interviene sul tempo: in entrambi i casi Gregorio XIII agisce come legislatore dell’ordine.
La sua riforma più celebre fu promulgata nel 1582 con la bolla Inter gravissimas: il calendario giuliano, in uso da oltre un millennio, aveva accumulato uno scarto rispetto all’anno solare. L’errore, pari a circa undici minuti all’anno, aveva prodotto nel corso dei secoli uno slittamento di circa dieci giorni. Questo disallineamento non era un dettaglio astronomico, ma un problema liturgico e teologico: la data della Pasqua rischiava di allontanarsi progressivamente dall’equinozio di primavera fissato al tempo del Concilio di Nicea, rompendo il legame simbolico tra il ciclo naturale e la celebrazione della resurrezione.
Non a caso, la bolla si apre con parole solenni: Inter gravissimas pastoralis officii nostri curas — “Tra le più gravi preoccupazioni del nostro ufficio pastorale”. La correzione del calendario veniva presentata come responsabilità spirituale del pontefice, custode dell’ordine liturgico. Il tempo non era neutro: scandiva la memoria della salvezza.
La riforma nacque dal lavoro di astronomi e matematici. Il progetto di base fu elaborato dal medico e astronomo calabrese Luigi Lilio (1510-1574), originario di Cirò, mentre il gesuita e matematico tedesco Cristoforo Clavio (1538-1612) – nato a Bamberga ma attivo a Roma presso il Collegio Romano – ne difese pubblicamente i fondamenti scientifici, spiegando che occorreva “ricondurre l’equinozio al luogo che occupava al tempo del Concilio di Nicea”. Il fatto che un calabrese e un tedesco collaborassero, sotto l’autorità del papa, a una riforma destinata a incidere sulla vita dell’intera Europa rivela la dimensione internazionale della Chiesa cattolica della Controriforma.
Nel 1582 si passò direttamente da giovedì 4 ottobre a venerdì 15 ottobre: dieci giorni vennero soppressi per riallineare il tempo civile con quello astronomico. Non fu un semplice aggiustamento tecnico, ma un atto che intrecciava scienza, fede e autorità politica. L’adozione del nuovo calendario non fu immediata: i paesi cattolici lo recepirono subito, mentre molti Stati protestanti lo rifiutarono inizialmente, adottandolo solo nei secoli successivi. Anche il tempo divenne terreno di divisione confessionale.
Gregorio XIII morì nel 1585 e fu inizialmente sepolto nella Basilica di San Pietro con una tumulazione semplice in un sepolcro in stucco con sculture perdute. Solo oltre un secolo dopo, tra il 1715 e il 1723, il cardinale Giacomo Boncompagni promosse la realizzazione del monumento funebre affidato allo scultore Camillo Rusconi (1658-1728). Il sepolcro che oggi vediamo ingloba quindi le sue spoglie e ne rinnova la memoria: non una semplice celebrazione tardiva, ma una solenne riaffermazione dell’importanza storica del suo pontificato.
Avvicinandosi al monumento, realizzato nel 1723, lo sguardo incontra la figura del pontefice seduto in atteggiamento solenne. Il volto appare concentrato, quasi meditativo, più giurista che mistico: è rappresentato come legislatore e riformatore. L’iscrizione dedicatoria sul basamento definisce il pontefice “custode della giustizia, cultore della pietà e protettore della religione”.
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio dell'iscrizione sul basamento e dell'urna [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8232.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio dell’iscrizione sul basamento e dell’urna [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Al di sopra è collocata l’urna coperta da un panno drappeggiato ai cui lati sono la Religione che tiene in mano le Tavole della legge e il libro dei Vangeli e la Magnificenza con elmo e scudo.
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio della statua raffigurante la Religione [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8229.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio della statua raffigurante la Religione [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio della statua raffigurante la Magnificenza [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8230.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio della statua raffigurante la Magnificenza [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Guardate con attenzione lo scudo: sulla destra, potrete notare la firma dell’artista: “Il cavaliere Camillo Rusconi milanese inventò e scolpì”.
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio della scudo della statua raffigurante la Magnificenza con la firma di Camillo Rusconi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8230b.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio della scudo della statua raffigurante la Magnificenza con la firma di Camillo Rusconi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Sulla fronte del sarcofago si sviluppa il rilievo che racconta la promulgazione del nuovo calendario. Il papa, riconoscibile accanto al globo celeste, è circondato da studiosi, matematici, astronomi ed ecclesiastici in un contesto di consultazione scientifica. Tra le figure spicca un personaggio con gli occhiali – dettaglio rarissimo nella scultura monumentale dell’epoca – generalmente interpretato come un astronomo. Non rappresenta una persona precisa, ma la scienza al servizio della Chiesa.
![Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio del bassorilievo sull'urna con un personaggio che indossa gli occhiali [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_8233b.jpg)
Monumento funebre di Gregorio XIII Boncompagni nella Basilica di San Pietro: dettaglio del bassorilievo sull’urna con un personaggio che indossa gli occhiali [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Gli occhiali non sono un semplice dettaglio realistico: nel linguaggio figurativo del Seicento e del primo Settecento indicano studio, concentrazione, precisione; rimandano alla lettura di testi complessi e tavole astronomiche, suggeriscono una conoscenza capace di andare oltre la percezione immediata. Quella figura “vede meglio”: scruta il cielo, misura il tempo, corregge l’errore accumulato nei secoli.
Il messaggio è chiaro e audace: la riforma del calendario non è solo un atto religioso, ma il frutto di osservazione scientifica e calcolo matematico. Gregorio XIII viene celebrato come garante dell’ordine cosmico, colui che ristabilisce l’armonia tra il tempo degli uomini e quello del sole.
Il monumento mantiene un equilibrio solenne, lontano dalla teatralità berniniana. Gregorio XIII non è ricordato per un conflitto o una conversione, ma per una riforma silenziosa che continua a scandire il tempo delle nostre giornate.
Accanto al monumento si apre la Cappella Gregoriana, spazio raccolto e luminosissimo. Le pareti sono rivestite di mosaici scelti per garantire durata ed eternità alle immagini. La luce si riflette sulle tessere dorate creando un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo, in perfetta sintonia con il significato della riforma gregoriana.
[Maria Teresa Natale]
Il monumento a Gregorio XIII nella Basilica di San Pietro: il papa che riformò il tempo
