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Mercoledì 11 Febbraio 2026 15:02

Dedicata a Gaza la III Giornata delle arti



Appuntamento il 14 febbraio al Palazzo Lateranense, per l'occasione accessibile gratuitamente per l'intero pomeriggio. Il tema scelto: "Se ci fosse acqua". Don Vecchione (Pastorale universitaria): «Non dimenticare la sete di chi non ha più nulla»

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Terza edizione, per la Giornata delle arti, sabato 14 febbraio nel Palazzo Lateranense, che per l’occasione sarà accessibile gratuitamente per l’intero pomeriggio, a partire dalle 16. Un’iniziativa promossa dal Vicariato di Roma, dedicata quest’anno a Gaza, «ferita aperta e domanda rivolta alle coscienze», dichiarano gli organizzatori. Il tema scelto: “Se ci fosse acqua”. A spiegarlo è don Gabriele Vecchione, vicedirettore dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria e cappellano della Sapienza. «L’arte è il contrario della narcosi, dell’assuefazione – afferma -. Arte è svelamento, è imperitura memoria. L’oblio genera mostri, l’assuefazione genera cinismo. Così abbiamo chiesto alle Accademie dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica di lavorare su quello che le nostre orecchie hanno ascoltato nei mesi scorsi: 64mila morti, di cui 18mila bambini. Non bisogna dimenticare Gaza – rimarca -. Il titolo “Se ci fosse acqua”, tratto da un poema di T.S. Eliot, è il desiderio di ogni crocifisso, non dimenticare cioè la sete di chi non ha più nulla».

Nei saloni del Palazzo Lateranense, dunque, che per l’occasione sarà accessibile gratuitamente per l’intero pomeriggio, a partire dalle 16, allieve e allievi dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico”, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia di belle arti di Roma e del Conservatorio “Santa Cecilia” porteranno in scena la forza del gesto, della parola e della musica. Sarà inoltre presentata un’installazione di Edoardo Tresoldi, frutto di un laboratorio progettato da Caritas Roma. «Voci, corpi, immagini e suoni daranno forma a un racconto corale, dove l’arte diventa ascolto e responsabilità», si legge nella nota diffusa dal Vicariato. Le esibizioni saranno ripetute in successione in quattro turni: alle 16, alle 17, alle 18 e alle 19.

In particolare, nell’Aula della Conciliazione verrà presentata la drammaturgia “Gaza. Prima del silenzio”, di Francesco d’Alfonso, con gli allievi del primo anno di recitazione dell’Accademia “Silvio d’Amico” Giulio Aymonino, Alberto Deflorian, Emma Fasano, Alice Orlando, Michela Palazzo, Lorenzo Romanazzi, Susanna Tommasi e l’allieva regista Tuva Engblad, diretti da Andrea Giuliano. «“Gaza. Prima del silenzio” è una drammaturgia che racconta in modo struggente il dolore, la distruzione e la resistenza della popolazione di Gaza – dichiara l’autore -. Attraverso la poesia e la musica di autori palestinesi, ma anche attraverso la cronaca internazionale e alcuni estratti del libro “Sudari” di Paola Caridi, i nomi e i volti delle vittime, i loro sudari bianchi e i numeri della tragedia diventano simboli di memoria e responsabilità collettiva. Un invito a guardare, ascoltare e testimoniare: tra silenzi e sospiri, tra perdita e speranza, la parola si fa strumento per fermare la strage e ricordare ciò che il mondo rischia di dimenticare».

Si prosegue nella Sala degli Imperatori con “Holm (Sogno)”, progetto a cura di Dino Verga e Francesca Penzani, con gli studenti del primo biennio della Scuola di coreografia dell’Accademia nazionale di danza Asia Cei, Zhu Chenxi, Chiara Corradi, Laura De Stefano, Giada Guzzo, Gaia Mutalipassi, Chen Zhiheng e musica di Emel Mathlouthi. Si tratta di un lavoro, spiegano dall’Accademia, che «integra dimensione coreografica e dimensione video, offrendo un contributo originale e consapevole a una riflessione collettiva su una questione di estrema rilevanza per il mondo contemporaneo quale quella palestinese, affidando al linguaggio della danza e dell’immagine il compito di aprire uno spazio di pensiero, ascolto e responsabilità».

Nella Sala di David sarà invece possibile ammirare “Chi sei tu? Bella domanda”, installazione degli studenti dell’Accademia di belle arti di Roma. «L’opera, fatta di parole e immagini che raccontano la realtà, si inserisce nel campo dell’arte relazionale, una pratica artistica che nasce dall’incontro tra le persone. Non si limita alla creazione di un oggetto, ma prende forma attraverso le relazioni e la partecipazione del pubblico che diventa parte attiva dell’esperienza artistica – rilevano gli organizzatori -. A differenza dell’arte tradizionale, l’arte relazionale esiste in un momento e in uno spazio precisi, invitando i visitatori a partecipare e a contribuire alla costruzione o, come in questo caso, alla decostruzione dell’opera». Gli spettatori infatti «sono invitati a prendere i fogli che compongono l’opera per mantenere la memoria di quanto sta accadendo».

Ancora, la Sala degli Apostoli ospiterà il Conservatorio di Musica Santa Cecilia: Senka Slipać al violino e Vehbija Hodžić alla fisarmonica, entrambi originari di Sarajevo, proporranno brani di Vivaldi, Kosorić e Monti. Il percorso si concluderà poi nella Sala di Daniele, con l’installazione “Fuoco”, a cura della Caritas diocesana di Roma, realizzata dal laboratorio “Immaginare e costruire lo spazio” con Edoardo Tresoldi, a cura di di Chiara Pietropaoli, nell’ambito di “ArtBeat: il cuore della Periferia”, progetto di Caritas Roma rivolto ai giovani per contrastare l’emarginazione sociale e culturale attraverso la pratica artistica. «I partecipanti sono stati accompagnati in un percorso di ideazione, progettazione e realizzazione di un’opera collettiva in rete metallica, concepita site-specific attraverso attività concrete, per immaginare nuovi modi di abitare lo spazio, esplorando il legame tra arte, luogo e comunità», riferiscono dall’organismo pastorale.

11 febbraio 2026

 

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