Mercoledì 11 Febbraio 2026 16:02
Migrazione e asilo, Zuppi: «C’è sicurezza quando c’è accoglienza»


Il cardinale presidente della Cei ha risposto ai cronisti sul via libera dell'Ue alla lista dei Paesi sicuri di provenienza e agli hub esterni. L'invito a «guardare al futuro, mettendo al centro la persona»
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«C’è sicurezza quando c’è accoglienza». Il cardinale presidente della Cei lo ha affermato a margine della presentazione del Rapporto Caritas su “Povertà e salute mentale”, rispondendo alle domande dei giornalisti sul via libera di Parlamento e Commissione Ue alla lista dei Paesi sicuri di provenienza dei migranti e agli hub esterni, al centro anche del disegno di legge all’esame del Consiglio dei ministri di questo pomeriggio, 11 febbraio, che prevede disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea su migrazione e asilo.
Con una maggioranza sostenuta dal Ppe e dalle destre, l’Eurocamera ha dato il via libera definitivo a due modifiche del regolamento Ue sulle procedure di asilo, volte ad accelerare l’analisi delle richieste di protezione. Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia saranno ora considerati Paesi sicuri, e le richieste presentate dai cittadini di questi Stati saranno esaminate con procedura accelerata. Anche i Paesi candidati all’adesione all’Ue saranno presunti sicuri. Per quanto riguarda gli hub in Paesi terzi, le nuove norme consentono agli Stati Ue di concludere accordi per l’esame delle domande in loco.
Il presidente dei vescovi italiani evidenzia la «necessità della gestione di un fenomeno epocale, gigantesco anche per i numeri, per quello che comporta». Per questo, «bisogna saperlo gestire insieme – aggiunge -. Molte volte non si è gestito, si è soltanto subìto. Bisogna gestirlo guardando avanti, al futuro, mettendo al centro la persona, coniugando la sicurezza con l’accoglienza. Crediamo che le due dimensioni siano complementari, perché c’è sicurezza quando c’è accoglienza».
In concreto, il nuovo elenco Ue dei Paesi di origine sicuri consentirà di accelerare l’esame delle domande di asilo: spetterà infatti al singolo richiedente dimostrare che la procedura accelerata di valutazione del Paese di provenienza non dovrebbe applicarsi nel suo caso, a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni in caso di rimpatrio. Sarà la Commissione europea stessa a monitorare la situazione nei Paesi inclusi nella lista e potrà proporne la rimozione permanente dall’elenco.
Gli Stati membri potranno inoltre designare ulteriori Paesi di origine sicuri a livello nazionale, fatta eccezione per quelli rimossi dall’elenco Ue. Potranno anche applicare il concetto di Paese terzo sicuro a un richiedente asilo che non sia cittadino di quel Paese, dichiarando inammissibile la sua domanda di protezione a livello Ue. Per farlo, deve essere soddisfatta almeno una delle tre condizioni seguenti: l’esistenza di un legame tra il richiedente e un Paese terzo, come la presenza di familiari o una precedente permanenza nel paese; il transito in un Paese terzo prima di arrivare nell’Ue, dove si sarebbe potuta richiedere protezione effettiva; l’esistenza di un accordo o intesa con un Paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell’Ue ad eccezione dei minori non accompagnati. In base alla nuova legislazione infine i Paesi Ue potranno concludere accordi con Paesi terzi per esaminare in loco le richieste di protezione.
11 febbraio 2026
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