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Mercoledì 11 Febbraio 2026 17:02

Il monumento funebre di Alessandro VII Chigi in San Pietro: il papa e il tempo che scorre

Il monumento funebre di Alessandro VII Chigi in San Pietro: il papa e il tempo che scorre


Nel lato meridionale della tribuna della Basilica di San Pietro si incontra uno dei monumenti più intensi e inquieti dell’intera chiesa: il monumento funebre di Alessandro VII Chigi (1559-1667). Realizzato tra il 1671 e il 1678 su progetto di Gian Lorenzo Bernini, ma realizzato in gran parte dalla sua bottega, è una delle ultime grandi […]

Il monumento funebre di Alessandro VII Chigi in San Pietro: il papa e il tempo che scorre


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Il monumento funebre di Alessandro VII Chigi in San Pietro: il papa e il tempo che scorre


Nel lato meridionale della tribuna della Basilica di San Pietro si incontra uno dei monumenti più intensi e inquieti dell’intera chiesa: il monumento funebre di Alessandro VII Chigi (1559-1667). Realizzato tra il 1671 e il 1678 su progetto di Gian Lorenzo Bernini, ma realizzato in gran parte dalla sua bottega, è una delle ultime grandi opere del maestro. Qui non si celebra solo un papa: si mette in scena il rapporto tra potere e morte.

Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Prima di Alessandro VII regnò Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), il cui pontificato fu segnato da tensioni interne alla Curia, dalla forte influenza della famiglia e da un rapporto problematico con Bernini – celebre il caso dei campanili di San Pietro, poi demoliti. Allo stesso tempo, però, Innocenzo aveva sostenuto grandi imprese artistiche del maestro, come la Fontana dei Quattro Fiumi.

Quando Fabio Chigi venne eletto nel 1655, il clima romano era attraversato da rivalità, equilibri diplomatici delicati e una diffusa diffidenza verso l’eccesso di nepotismo.

Nato a Siena nel 1599, Chigi proveniva da una famiglia nobile ma non tra le più potenti d’Italia. Prima dell’elezione fu diplomatico raffinato e partecipò come nunzio alle trattative della Pace di Westfalia (1648), che ridisegnò l’Europa dopo la Guerra dei Trent’anni. Questa esperienza segnò profondamente la sua visione: comprese che il papato doveva muoversi in un continente ormai frammentato confessionalmente, governando equilibri più che imponendo soluzioni.

All’inizio del pontificato promise di limitare il nepotismo; col tempo però favorì anche la sua famiglia, consolidandone la presenza a Roma. Fu un uomo di alta spiritualità personale, ma non estraneo alle dinamiche familiari tipiche del Seicento.

Alessandro VII fu uno dei papi più colti del suo secolo: scriveva poesie in latino, era appassionato di letteratura e teologia, teneva un diario personale. Non fu un pontefice guerriero né un riformatore disciplinare radicale. La sua forza stava nella visione simbolica del papato. Per lui Roma doveva essere ordinata, armonica, teologicamente eloquente. La città era un testo da leggere.

Sotto il suo pontificato Roma cambiò realmente volto. Fece realizzare il Colonnato di Piazza San Pietro, affidando a Bernini non solo un’opera architettonica, ma un progetto teologico e scenografico di straordinaria portata: trasformare lo spazio antistante la Basilica in un grande abbraccio simbolico. Le due ali curve non sono semplici portici; raccolgono e orientano il pellegrino, guidandolo verso la facciata e la cupola.

Il colonnato berniniano in Piazza San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Il colonnato berniniano in Piazza San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]L’obelisco già collocato al centro della piazza sotto Sisto V non fu spostato, ma pienamente integrato nel nuovo disegno: divenne il fulcro geometrico e simbolico dell’intera composizione. Non più elemento isolato, ma asse verticale che stabilizza l’abbraccio del colonnato. Alessandro VII comprese che gli obelischi – ormai cristianizzati nel loro significato – potevano diventare punti di equilibrio tra Roma antica e Roma papale.

Intervenne sugli accessi alla Basilica e sulle prospettive urbane, regolando percorsi e visuali per rendere la città più ordinata e leggibile. Lungo il Corso e in altri assi viari promosse operazioni di riordino e decoro, convinto che la città dovesse parlare attraverso l’armonia delle sue forme. Per Alessandro VII l’urbanistica non era semplice amministrazione dello spazio, ma teologia in pietra.

Nel 1660 Alessandro VII inaugurò solennemente la nuova sede dell’Università della Sapienza, conferendole un assetto istituzionale più definito e rafforzando il ruolo di Roma come centro di formazione teologica e giuridica: un altro tassello della sua idea di città come organismo ordinato e pensante

Per riconoscere i suoi interventi basta cercare lo stemma Chigi: sei monti sormontati da una stella a otto punte, disseminati negli spazi urbani e nel colonnato.

Il suo pontificato non fu sereno sul piano diplomatico. Il conflitto più grave esplose con Luigi XIV, il “Re Sole”, impegnato a costruire una monarchia assoluta sempre più centralizzata, poco incline a riconoscere interferenze esterne, nemmeno da parte del papa.

L’episodio più clamoroso avvenne nel 1662 con il cosiddetto “affare della Corsica”. Le guardie corse al servizio del papa, incaricate della sicurezza a Roma, entrarono in conflitto con il seguito dell’ambasciatore francese, il duca di Créqui. Gli scontri degenerarono in una sparatoria che causò morti e feriti tra i francesi. Luigi XIV reagì con estrema durezza: richiamò l’ambasciatore, occupò militarmente Avignone (territorio pontificio in Francia) e pretese riparazioni ufficiali. Alessandro VII fu costretto a negoziare da una posizione di debolezza. Nel 1664 dovette accettare condizioni umilianti: lo scioglimento della guardia corsa, un atto formale di scuse e perfino l’erezione a Roma di una piramide commemorativa in cui si riconosceva la colpa dell’accaduto. Era un segnale evidente del nuovo equilibrio europeo: il papato non era più l’arbitro politico che era stato nei secoli precedenti. Questo episodio mise in luce il limite del potere temporale del pontefice di fronte alle monarchie nazionali emergenti. Luigi XIV incarnava uno Stato moderno, accentrato e autosufficiente; il papa, pur ancora autorevole sul piano spirituale, non poteva più imporre la propria volontà come un tempo.

Alla luce di queste tensioni, il monumento funebre assume un significato ancora più profondo: un papa inginocchiato davanti alla morte, mentre la clessidra segna il tempo, sembra riconoscere che anche il potere politico della Chiesa è sottoposto al limite della storia. Il papa è consapevole del limite del potere temporale.

Quando Chigi salì al soglio pontificio, Bernini stava attraversando una fase delicata. L’elezione di Alessandro VII segnò una svolta. Il papa comprese che Bernini non era soltanto uno scultore, ma un interprete visivo del potere papale. Tra i due si instaurò una collaborazione intensa. Il monumento funebre va quindi letto come una sorta di testamento reciproco: l’ultimo grande gesto del maestro e l’ultima immagine pubblica del pontefice.

Bernini, al quale il papa aveva commissionato il sepolcro appena eletto al soglio pontificio, iniziò a lavorarci solo cinque anni dopo la sua morte del papa. Dovette adattare il monumento a uno spazio già esistente, sopra una porta. Da questo vincolo nacque la soluzione teatrale del drappo sollevato, come un sipario. Il diaspro rosso di Sicilia crea un forte contrasto con il bianco delle figure allegoriche ed è uno degli illusionismi più straordinari del Barocco romano.

Per leggerlo davvero il monumento, inquadrato da due colonne in marmo rosa di Cottanello, conviene seguire un percorso visivo preciso, dall’alto al basso. In cima, Alessandro VII, scolpito in marmo bianco di Carrara su un piedistallo in breccia verde, non appare in trono ma in preghiera, con la tiara ai piedi.

Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. dettaglio della statua del pontefice [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. dettaglio della statua del pontefice [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Dal drappo emerge uno scheletro in bronzo dorato che solleva una clessidra. È la Morte: dinamica, esplicita, inevitabile. Tiene il tempo. Mostra che anche il papa è sottoposto allo scorrere delle ore.

Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio dello scheletro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio dello scheletro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Ai lati compaiono le quattro allegorie: sul retro Prudenza e Giustizia, sulla fronte la Carità nel gesto materno e la Verità.  Quest’ultima fu scolpita nuda, ma successivamente il pontefice Innocenzo XI ordinò che venisse ricoperta con un manto di bronzo colorato di bianco.

Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio della Carità e della Verità [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio della Carità e della Verità [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Osservatela attentamente: posa il piede su un globo terrestre in cui si distingue chiaramente l’Inghilterra. Il dettaglio non è casuale. L’Inghilterra era il simbolo più evidente della frattura religiosa inaugurata nel XVI secolo con lo scisma anglicano. Nel 1534 Enrico VIII, in conflitto con Roma per l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, proclamò l’Atto di Supremazia, con cui si dichiarava capo della Chiesa d’Inghilterra, sottraendola all’autorità del papa. Da quel momento nacque una Chiesa nazionale autonoma, che sotto Elisabetta I avrebbe assunto una fisionomia teologica stabilmente distinta da quella cattolica.

Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio del globo con la spina sull'Inghilterra [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio del globo con la spina sull’Inghilterra [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]Nel Seicento, al tempo di Alessandro VII, l’Inghilterra era ormai definitivamente protestante e rappresentava una delle principali potenze politiche e religiose contrapposte a Roma. Vedere la Verità – personificazione della verità cattolica – che poggia il piede proprio su quell’isola significa affermare simbolicamente la superiorità e la stabilità della fede romana di fronte alla frattura anglicana. Non è un gesto aggressivo, ma una dichiarazione visiva: la verità non viene scossa dalle divisioni della storia. È interessante notare che, a distanza di secoli, quella frattura è oggi attraversata da un dialogo ecumenico: nel 2025 Re Carlo III ha incontrato in Vaticano Papa Leone XIV, in un clima di confronto e collaborazione tra le due confessioni.

Per concludere, il monumento di Alessandro VII non celebra semplicemente un pontificato. Mette in scena il limite: il drappo si apre, la morte solleva la clessidra, il tempo scorre, il potere passa.

Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio della clessidra [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY]
Monumento funebre di Alessandro VII nella basilica di San Pietro. Dettaglio della clessidra [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY][Maria Teresa Natale]

Il monumento funebre di Alessandro VII Chigi in San Pietro: il papa e il tempo che scorre


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