Giovedì 12 Febbraio 2026 13:02
Il bipolarismo raccontato da Alessandra Arachi


Il libro "Lunatica" presentato al Sant'Andrea, per la Giornata del malato, in collaborazione con il Vicariato. Manto (Pastorale della salute): «La Chiesa deve farsi voce di questa realtà»
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Se ci troviamo a fare i conti con il mal di stomaco, di fegato, di testa o di pancia, sappiamo bene che tipo di medico chiamare. Ma se è la mente, a chi rivolgiamo? E come? Inizia con questo dubbio, ma anche con il tentativo di dare delle risposte, il libro “Lunatica. Storia di una mente bipolare” (Solferino Editore) della giornalista Alessandra Arachi, storica firma del Corriere della Sera, presentato questa mattina, 12 febbraio, nella facoltà di Medicina e chirurgia della Sapienza, nella sede facente parte dell’Ospedale Sant’Andrea. Un evento in collaborazione con il Vicariato di Roma, inserito nelle celebrazioni per la XXXIV Giornata del malato, celebrata come ieri. L’obiettivo: sensibilizzare su una patologia della mente – appunto il bipolarismo – che colpisce circa due italiani su cento.
«Fare luce – ha spiegato l’autrice – è fondamentale perché a parte alcuni, rari, casi di personaggi famosi che hanno rivelato di soffrirne, il bipolarismo porta con sé tanta vergogna ed è costantemente nascosto da chi ne soffre». Tra questi vi è proprio lei, che racconta di come il disturbo si manifestò per la prima volta venticinque anni fa, ma anche di come fu vittima di diagnosi e terapie sbagliate. Sono proprio le pagine del libro, con un ritmo serrato, che raccontano i mesi di fuga dalla realtà, pedinata da una malattia che lei stessa definisce «il servizio segreto più pericoloso del mondo», e i casi più emblematici e pericolosi a cui si può arrivare, come i viaggi di notte lungo le autostrade, a volte contromano, l’alterazione della coscienza, ma anche la rinascita grazie all’amore e al “miracolo” del cagnolino Pisolo, che sentì l’odore del monossido di carbonio quando tentò il suicidio con lo scarico del gas dell’auto e iniziò ad abbaiare, salvandola.
Il libro è quindi «la testimonianza che venirne fuori è possibile». Per Arachi, infatti, sono fondamentali due aspetti: «Innanzitutto quello medico, perché si può e si deve essere seguiti sia con la terapia farmacologica sia con la psicoterapia»; l’altro è lo stigma: «Bisogna eliminarlo intorno alle persone che stanno male e togliere anche la paura di dire serenamente che si va dallo psicologo o dallo psichiatra, così come si dice che si va da un dentista per farsi curare».
Anche monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la pastorale della salute, ha sottolineato l’importanza di combattere lo stigma, «perché – ha spiegato – la paura del giudizio e dell’esclusione sociale porta molte persone a minimizzare, a sottovalutare i problemi di salute mentale e conseguentemente a non curarsi». Al contrario, ha aggiunto, «una società capace di compassione, come ci chiede Papa Leone XIV nel suo messaggio per la Giornata del malato di quest’anno, è una società che sa fermarsi e cogliere con uno sguardo più profondo di empatia e di attenzione le solitudini, le fragilità». In un quadro così complesso, ha concluso, «la Chiesa deve farsi voce di questa realtà, spesso troppo sommersa e ignorata, che invece richiede una presenza costante».
Rivolto ai molti studenti, laureandi e specializzandi presenti all’evento l’intervento di Maurizio Pompili, direttore Uoc di Psichiatria del Sant’Andrea e docente della Sapienza, che ha spiegato come il bipolarismo abbia un tasso di suicidio 21 volte superiore rispetto alla popolazione che non ne soffre ed è il disturbo della mente che più di tutti può portare a un gesto estremo. «La storia della comprensione delle malattie mentali – ha raccontato – è sempre stata caratterizzata da un particolare stigma, soprattutto in riferimento ai gesti suicidari». Soltanto con il tempo e i passi in avanti della medicina si è arrivati «a una spiegazione sempre più precisa e comprensibile, che oggi ci aiuta a rompere queste paure» e oggi, molto più del passato, «noi medici – ha affermato – siamo capaci di farci più prossimi, più umani e aspirare a quella missione che il Buon Samaritano ci insegna».
12 febbraio 2026
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