Giovedì 12 Febbraio 2026 09:02
Paglia: Sant’Egidio, «straordinaria avventura evangelica»


La Messa per i 58 anni della Comunità, a San Paolo. Dall'arcivescovo l'invito a «comunicare il Vangelo di sempre con una nuova forza. La storia è nelle mani di Dio, che l’affida anche alle nostre»
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Il popolo di Sant’Egidio ha celebrato ieri, 11 febbraio, i 58 anni della Comunità in una basilica di San Paolo fuori le Mura gremita da circa 5mila fedeli per la Messa presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, e concelebrata dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, dal cardinale James Harvey, arciprete della basilica pontificia, e dal cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Con loro anche numerosi vescovi e sacerdoti. Insieme ad anziani, senza dimora, rifugiati, disabili, volontari di ogni età e una delegazione di giovani ucraini, erano presenti il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e alle politiche sociali, altre autorità, diplomatici ed esponenti delle istituzioni.
Per Paglia si è trattato di una celebrazione speciale, visto che, come ha ricordato nel suo saluto finale il presidente della Comunità Marco Impagliazzo, è stata l’occasione per festeggiare i suoi 80 anni (che in realtà ricorrevano nel giorno della morte di Papa Francesco), i 55 anni di sacerdozio e i 25 di episcopato. E la parola usata dall’arcivescovo, primo sacerdote della Comunità, non poteva che essere «grazie al Signore per il dono della Comunità, un dono di cui ciascuno di noi beneficia, come anche la Chiesa di Roma e le altre Chiese nel mondo ove la Comunità è presente. Al nostro grazie si unisce quello dei tanti poveri e vulnerabili che in questi giorni hanno pregato con noi e hanno gioito per aver trovato un’oasi di amicizia dove essere accolti, salvati, amati».
Citando l’arcivescovo martire Romero, Paglia ha esortato a «dare con generosità la propria vita perché il Vangelo dell’amore aiuti il mondo a divenire una casa comune dove tutti i popoli si rispettino e convivano in pace: è la strada che ci viene ancora una volta indicata». Ha ricordato quindi gli inizi della Comunità, subito dopo il Concilio, e i decenni successivi all’insegna di una «straordinaria avventura evangelica» che si è estesa in tutto il mondo. Un mondo «molto cambiato» in cui occorre «riprendere a percorrere le strade per comunicare il Vangelo di sempre con una nuova forza, con una nuova passione, con una speranza di pace. I giorni sembrano bui. Ma non è un tempo negativo. La storia è nelle mani di Dio, che l’affida anche alle nostre. È un tempo opportuno perché ci prendiamo cura particolarmente dei più deboli», con un «cristianesimo felice per costruire un mondo che sia una casa comune per tutti i popoli».
Nelle parole del presidente Impagliazzo, 58 anni della Comunità significa «aver creato una rete di relazioni, di rapporti con migliaia di persone delle periferie della nostra città di Roma, d’Italia e del mondo». Una storia, quella di Sant’Egidio, che «è stata in uscita sin dall’inizio, cominciando dai bambini che avevano bisogno di scuola qui accanto alla basilica di San Paolo e vivevano nelle baracche sul greto del Tevere. Da allora si è allargata e ha toccato tante situazioni di vulnerabilità, povertà, esclusione, riportando al centro della Chiesa e del mondo tante persone emarginate». L’augurio per proseguire questo cammino? «Come diceva Papa Leone il giorno dell’Epifania, è di essere la generazione dell’aurora, cioè quella che prepara un futuro migliore e più luminoso per il nostro mondo».
12 febbraio 2026
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