Sabato 14 Febbraio 2026 13:02
???? Bernini e i Barberini libertà creativa nella ritrattistica barocca
Non vuole essere solo una retrospettiva. Vuole essere una circumnavigazione tra rapporti molto speciali e vuole essere una ricerca sul significato dei rapporti tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini che nel 1623 divenne papa col nome di Urbano VIII e che fu il suo primo importante, anzi decisivo committente. Una comunicazione, un comprendersi, un…
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Non vuole essere solo una retrospettiva. Vuole essere una circumnavigazione tra rapporti molto speciali e vuole essere una ricerca sul significato dei rapporti tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini che nel 1623 divenne papa col nome di Urbano VIII e che fu il suo primo importante, anzi decisivo committente. Una comunicazione, un comprendersi, un sodalizio che fu determinante per la nascita del Barocco.
Parte da qui l’esposizione Bernini e i Barberini , curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi , appena inaugurata a Palazzo Barberini e visitabile sino al 14 giugno, e che propone per la prima volta una ricostruzione visiva e critica del rapporto personale, intellettuale e politico che fu all’origine di una delle più radicali trasformazioni della storia dell’arte europea.

Barberini, ancora prima di diventare papa, infatti intuì le potenzialità rivoluzionarie del giovane scultore, favorendone l’emancipazione dalla bottega paterna e accompagnandone la trasformazione da prodigio tecnico ad artista universale e la mostra ripercorre questo rapporto dall’inizio per dimostrare come l’affermazione del Barocco non sia il risultato di una generica evoluzione stilistica, ma l’esito concreto di un rapporto privilegiato tra artista e committente, capace di orientare scelte formali, iconografiche e politiche. IL che significa che nel dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco (tra chi ne individua l’inizio intorno al 1600 con Carracci e Caravaggio e chi lo colloca negli anni Trenta del Seicento) la mostra offre una lettura centrata sulla responsabilità storica di Urbano VIII come vero artefice della svolta nell’affermarsi del barocco.
Articolata in sei sezioni, la mostra segue la parabola creativa di Gian Lorenzo Bernini, dagli esordi nella bottega paterna alla piena maturità, zoomando proprio sul ruolo decisivo svolto da Maffeo Barberini nella definizione di un linguaggio artistico nuovo, destinato a imporsi come paradigma del Barocco europeo.

Si parte dalla prima sezione che ricostruisce il momento fondativo del rapporto tra Maffeo e il giovane artista, quando il futuro Urbano VIII intuì le sue potenzialità rivoluzionarie alla seconda sezione dedicata al cantiere di San Pietro, il luogo simbolico in cui si manifesta con maggiore evidenza l’alleanza tra Urbano VIII e Bernini, alla conclusione della nuova basilica, avvenuta nel 1626, spetta infatti al pontefice e al suo artista prediletto il compito di reinventarne l’interno.
Dalla terza sezione che ripercorre l’attività di Bernini come ritrattista pontificio, a partire dai primi busti di Paolo V Borghese e Gregorio XV Ludovisi, affiancati da ritratti in bronzo di entrambi i pontefici che testimoniano l’assimilazione da parte del giovane Bernini dei modelli della ritrattistica antica alla quarta dedicata a Palazzo Barberini, luogo simbolico della Roma barberiniana e sede della mostra, con disegni, modelli e opere che raccontano la genesi di un edificio che rappresenta uno dei primi e più riusciti esempi di architettura barocca corale perchè Bernini, Borromini e Pietro da Cortona collaborano e competono alla definizione di uno spazio che fonde la tipologia del palazzo urbano con quella della villa suburbana.
Per passare alla quinta sezione, antologia di busti della Roma di Urbano VIII, cardinali, intellettuali, cortigiani e figure eccentriche che ruotavano intorno al pontefice e poi all’ultima, che indaga sulla problematicita del rapporto tra Bernini e Urbano VIII e quindi sulla libertà creativa dell’artista. Qui trovano spazio busti raramente esposti, come quello di Thomas Baker (Victoria and Albert Museum, Londra) e dipinti attribuiti a Bernini, che testimoniano un’attività svolta per diletto e sperimentazione, lontana dai vincoli della grande committenza pubblica.

Al centro il celebre busto di Costanza Bonarelli , unico ritratto scultoreo realizzato dall’artista senza committente, un’opera che restituisce tutta l’intensità di una relazione personale violenta segnando uno dei vertici della ritrattistica barocca.
Un volo su lavoro e passioni di un genio che gustò fama e potere , afferrando ogni situazione e necessita al volo, non fermandosi mai al già fatto, andando veloce, velocissimo.
S.D.P.
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