Domenica 15 Febbraio 2026 19:02
Il Papa a Ostia: «Non rassegnarsi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia»


L'incontro paterno di Leone con la comunità di Santa Maria Regina Pacis. L'invito a «investire nell'educazione», puntando sulla «forza disarmante della mitezza». Reina: «Mostriamo al Papa la parte sana di Ostia, fatta di tante persone buone»
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Il Papa a Ostia: «Non rassegnarsi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia»
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“Paterno” è l’aggettivo che meglio può definire l’atteggiamento e lo stile con cui il Papa questo pomeriggio, 15 febbraio, ha visitato e incontrato la comunità di Santa Maria Regina Pacis, a Ostia Lido, la prima a ricevere la visita di Papa Prevost. Fin dal suo arrivo, poco prima delle 16, Leone XIV ha infatti dimostrato la volontà di dedicare tempo e attenzioni alle persone radunate negli ambienti della parrocchia destinati alla visita papale. Tante le mani strette ai bambini e ai ragazzi che lo attendevano lungo le transenne, nel campetto dietro la chiesa; evidente la cura con cui si è soffermato a salutare gli anziani, i malati, i poveri e i volontari della Caritas nella palestra della parrocchia, così come la sollecitudine mostrata nell’incontrare il consiglio pastorale.
Uno sguardo, quello di Leone, attento alla realtà locale, in quanto vescovo di Roma, ma nello stesso tempo anche aperto alla situazione globale, perché guida della Chiesa universale. Nella sua omelia, in particolare, il Papa ha osservato come «il male che vediamo nel mondo ha le sue radici proprio lì, dove il cuore diventa freddo, duro e povero di misericordia» e questo «si sperimenta anche qui, a Ostia, dove pure, purtroppo, la violenza esiste e ferisce, prendendo piede talvolta tra i giovani e gli adolescenti, magari alimentata dall’uso di sostanze – sono ancora le parole di Leone -; oppure a opera di organizzazioni malavitose, che sfruttano le persone coinvolgendole nei loro crimini e che perseguono interessi iniqui con metodi illegali e immorali». Quindi Prevost ha invitato i membri della comunità parrocchiale, «uniti alle altre realtà virtuose che operano in questi quartieri, a continuare a spendervi con generosità e coraggio per spargere nelle vostre strade e nelle vostre case il buon seme del Vangelo».
Presenti in chiesa, tra gli altri, il presidente del X municipio Mario Falconi e i rappresentanti delle forze dell’ordine che, come ha ricordato il parroco don Giovanni Vincenzo Patanè, «collaborano con la parrocchia per il bene del territorio e quando si riesce a collaborare si fa di più e meglio». Proprio in questa direzione vanno allora le parole del Papa che ha esortato gli abitanti di Ostia a non rassegnarsi «alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia» per diffondere invece «rispetto e armonia, cominciando col disarmare i linguaggi e poi investendo energie e risorse nell’educazione, specialmente dei ragazzi e della gioventù», così che specialmente «in parrocchia possano imparare l’onestà, l’accoglienza, l’amore che supera i confini; imparare ad aiutare non solo quelli che ricambiano e salutare non solo quelli che salutano, ma ad andare verso tutti in modo gratuito e libero».
Continuando la sua riflessione, Leone ha ricordato come fu Papa Benedetto XV, 110 anni fa, a volere «questa parrocchia intitolata a Santa Maria Regina Pacis», proprio «nel pieno del primo conflitto mondiale, pensando anche alla vostra comunità come a un raggio di luce nel cielo plumbeo della guerra». Purtroppo, ha constatato il Papa, «a distanza di tempo molte nubi oscurano ancora il mondo, con il diffondersi di logiche contrarie al Vangelo, che esaltano la supremazia del più forte, incoraggiano la prepotenza e alimentano la seduzione della vittoria a ogni costo, sorde al grido di chi soffre e di chi è indifeso».
L’invito del pontefice è di opporre «a questa deriva la forza disarmante della mitezza, continuando a chiedere pace, e ad accoglierne e coltivarne il dono, con tenacia e umiltà», ricordando che, come ammoniva sant’Agostino, «non è difficile possedere la pace se la vogliamo avere: essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica» perché «la nostra pace è Cristo», ha sottolineato ancora Leone XIV.

(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Ad accompagnare il pontefice nella prima delle 5 visite che interesseranno le parrocchie romane in questo imminente tempo di Quaresima, il cardinale vicario Baldo Reina e il vicegerente Renato Tarantelli Baccari, ausiliare del settore Sud. Il porporato ha osservato come «quando il vescovo visita una comunità è come quando un padre visita la famiglia e oggi è esattamente come la visita di un papà alla famiglia diocesana di Roma e, in modo particolare, a questa comunità». A un padre, ha continuato Reina salutando i fedeli malati, anziani e i volontari della Caritas radunati nella palestra prima della celebrazione, «si racconta la vita della famiglia e così al Papa diciamo anche le fatiche di questa realtà di Ostia: purtroppo il più della volte passa alla cronaca per tristi fatti che riguardano persone fragili» e tuttavia «questo pomeriggio abbiamo la possibilità di mostrare al Santo Padre la parte sana di Ostia, che non è composta soltanto dalle persone qui presenti, ma dalle tante persone buone di questa parte della città».
Ancora, Reina ha messo in evidenza che «abbiamo bisogno, attorno al Santo Padre, di rafforzarci nella speranza e nell’impegno sociale, perché sia portata avanti un’azione comunitaria che sappia contrastare il male e dimostrare che il male si può vincere con il bene». Proprio in tal senso il Papa ha incoraggiato a operare il consiglio pastorale parrocchiale, invitando «ad “essere” oltre che a “fare”: “essere” testimonianza, come i discepoli, e “fare” per il bene della comunità che con il proprio impegno si aiuta e si supporta», come ha riferito Silvia, membro del Cpp, parlando di «un momento emozionante ed intimo, di scambio, come tra un padre e i suoi figli».
Emozionante l’incontro con il Papa anche per Chiara, animatrice dell’oratorio, che nel vedere Leone raggiungere il campetto della parrocchia per incontrare bambini e ragazzi si è ritrovata «piena di lacrime ma lacrime di gioia» perché «è stato immenso poterlo vivere da vicino: si sentiva la voglia di fare parte di questo momento con Leone XIV, un uomo di Dio, una voce che arriva ai cuori di chi sa ascoltare e un messaggio di speranza e di pace per tutti noi», ha detto con gioia e gratitudine. Al termine della visita, dopo la Messa, il pontefice ha salutato anche tutte le persone che hanno seguito la celebrazione dal maxischermo, incoraggiandole ad essere «luce del mondo».
15 febbrai o2026
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