Martedì 17 Febbraio 2026 08:02
Intervista ad Alessio Romano
Le pietre del segreto. Tra reliquie cristiane e figure esoteriche Alessio Romano è uno scrittore appassionato di storia medievale, con particolare attenzione alle crociate, ai Templari e ai misteri che si intrecciano tra storia, religione e simbologia. Con una scrittura capace di coniugare storia e sensibilità narrativa, Alessio ha saputo trasformare il passato in un’esperienza [...]
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Intervista ad Alessio Romano
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Alessio Romano è uno scrittore appassionato di storia medievale, con particolare attenzione alle crociate, ai Templari e ai misteri che si intrecciano tra storia, religione e simbologia. Con una scrittura capace di coniugare storia e sensibilità narrativa, Alessio ha saputo trasformare il passato in un’esperienza viva e coinvolgente per i lettori di ogni età.

Per anni ha collaborato con ViviRoma a fianco di Massimo Marino, portando le sue intuizioni geniali, la capacità di raccontare la Roma by night e le curiosità culturali in modo originale. È un onore poterlo promuovere oggi in questa nuova avventura editoriale, celebrando il suo terzo libro che esplora il mondo affascinante delle reliquie cristiane e delle figure esoteriche.
È stata un’evoluzione naturale del mio percorso di ricerca. Se nei primi due libri mi sono concentrato sulla cronaca dei grandi scontri e sulla psicologia di chi combatteva, con questo terzo lavoro ho voluto indagare il significato profondo che gli oggetti assumono nella storia umana. Le reliquie non sono solo vestigia del sacro, ma veri e propri “catalizzatori di senso” che hanno influenzato decisioni politiche e mosso intere masse.
Direi che i tre aspetti sono inestricabili. Storicamente, il possesso di una reliquia non nutriva solo la pietà popolare, ma costruiva l’autorità economica e politica delle città. Durante le crociate, oggetti come la Vera Croce o la Lancia di Longino non erano solo simboli religiosi, ma strumenti di legittimazione del potere imperiale e militare. Funzionavano come “mappe simboliche”: la fiducia che generavano coordinava l’agire e trasformava l’incertezza in direzione.
Parlo di figure come Abraxas, Sophia, Metatron e Lilith. Sono importanti perché rappresentano il volto nascosto del sacro, custodi di una sapienza che non passa per la parola ma per il simbolo. Queste entità sfidano le categorie tradizionali di bene e male, rivelando aspetti della fede che il dogma spesso non osa esplorare.
Il segreto è trattare la storia non come un elenco di date, ma come un mistero da risolvere. Nel libro, la ricerca del sacro diventa un viaggio iniziatico, simile a quello dei cavalieri delle leggende. Inoltre, il racconto è arricchito da una dimensione intima: il dialogo tra generazioni e la passione condivisa tra un padre e una figlia nel lavoro di ricerca rendono il sapere più vicino e accessibile. Lasciami dire che, se raccontiamo il passato ai giovani, spiegando soprattutto gli errori, contribuiamo a migliorare il futuro.


I Templari rimangono figure centrali: qui emergono come i custodi supremi del dualismo tra potere e sapere. Sono il ponte tra la storia ufficiale delle crociate e quella segreta delle reliquie, come nel caso del Graal, che per loro non era solo un oggetto materiale, ma il vertice di una ricerca spirituale e di una conoscenza divina.
Dicono moltissimo sul presente. Anche in un’epoca dominata dalla ragione, il potere simbolico di oggetti come la Sindone sopravvive. Le reliquie ci ricordano che ciò che muove l’azione umana non è solo lo strumento materiale, ma la fiducia e il significato che attribuiamo alle cose, un inno alla fiducia per l’umanità.
Che ciò che sopravvive ai secoli non è tanto l’oggetto fisico, quanto la conoscenza e il messaggio che esso veicola. Spero che il lettore impari a guardare oltre la superficie della materia per cercare le verità perdute che ancora oggi camminano tra ombra e luce.
Assolutamente sì. Da un punto di vista laico, il significato della reliquia si impone come una regola universale del comportamento umano. È un tema che dialoga con la sociologia e la filosofia: la fede condivisa produce effetti reali sulla realtà, indipendentemente dall’autenticità dell’oggetto.
Entrambe le cose. Serve a spiegare il passato perché molte reliquie della Passione furono interpretate dagli iniziati come chiavi di un linguaggio segreto. Al contempo, ci fa riflettere sul presente, poiché questi simboli continuano a vivere nella cultura moderna, alimentando il fascino per l’ignoto e il misterioso.
Perché rispondono al bisogno umano di rendere visibile l’invisibile e di toccare con mano il mistero. Nonostante la secolarizzazione, l’uomo cerca ancora “punti di attrazione spirituale” che possano dare un senso alla propria esistenza.
Mi piace ricordare che ho iniziato a scrivere grazie all’intuito di Massimo Marino (al quale è dedicato il secondo libro) che mi chiese un articolo per il ViviRoma e poi non ho più smesso. Questa trilogia ha segnato la mia maturità come autore, trasformando la storia in uno strumento per interrogare la dimensione più profonda dell’uomo. Il prossimo passo sarà continuare questo viaggio come un “cavaliere di una tradizione intellettuale”, cercando nuovi modi per trasmettere il sapere alle future generazioni. Ti anticipo che ho in preparazione un testo sulle confraternite segrete del medioevo, dedicato al giornalismo inteso come un moderno “custode” che, come le antiche confraternite, cerca la verità nel rumore per proteggere il bene comune e consegnare l’ombra alla luce. In contemporanea, sto completando un breve romanzo storico che sarà una sorpresa.
Senza dubbio scoprire come oggetti apparentemente diversi, come la Lancia e il Calice, non siano forze opposte ma convergenti verso un unico equilibrio: la conoscenza. Vedere come queste storie si intreccino con la mia vita personale e professionale, rendendo il libro quasi una reliquia esso stesso, è stato molto intenso.
La scrittura per me è una missione, un modo per onorare quella “compagnia d’armi” che è la mia famiglia. Cerco di vivere la storia non come un’evasione, ma come un dialogo continuo che arricchisce il presente e le relazioni con chi amo, come dimostra la collaborazione con mia figlia Rachele. Spesso ci ferma la paura di non riuscire, ma l’unico fallimento è non provarci.
Le influenze sono molteplici: dai grandi classici come San Bernardo di Chiaravalle alle intuizioni sociologiche di Max Weber sulla forza delle credenze. Anche il lavoro di giornalisti e studiosi contemporanei, come Andrea Ossino o Franco Cardini, è stato fondamentale per dare rigore scientifico alle mie intuizioni.
Mi piace pensare che il tempo libero non sia mai davvero “fuori” dalla storia. Che si tratti di viaggiare o di stare in famiglia, cerco sempre quel filo d’oro della conoscenza che attraversa i secoli e che ci rende tutti, in qualche modo, dei combattenti per ciò che riteniamo giusto, come diciamo con i miei fratelli “Vis Pugnandi”.
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