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Martedì 17 Febbraio 2026 21:02

Riforma della magistratura: siamo quelli del NO

Siamo quelli del NO  alla riforma della magistratura, che non è una riforma della giustizia.

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Siamo quelli del NO  alla riforma della magistratura, che non è una riforma della giustizia.

La giustizia continuerà ad essere lenta e inefficiente perché continueranno a mancare personale, risorse, spazi di lavoro per renderla più rapida e più adeguata alla domanda di giustizia dei cittadini. E gli uffici giudiziari continueranno a essere ingolfati da milioni di procedimenti (ogni anno circa 2,5 milioni di nuovi procedimenti) in larga parte per reati “bagatellari”, cioè reati di scarsa gravità che spesso non arrivano neanche a giudizio.


Siamo quelli del NO  alla riforma della magistratura, che non è una riforma che separa le carriere.

Già oggi le carriere di giudice e di pubblico ministero (PM) sono di fatto separate, perché è molto difficile passare da una funzione all’altra.  A causa delle varie limitazioni introdotte nel tempo – i magistrati possono cambiare funzione una volta sola e devono trasferirsi in un’altra regione – non succede quasi mai: nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9.000 magistrati: lo 0,4%


Siamo quelli del NO alla riforma della magistratura, che vuole trasformare il pubblico ministero nell’ “accusa” all’americana.

In Italia il pubblico ministero non è l’avvocato dell’ “accusa” contrapposto all’avvocato della “difesa”, perché hanno doveri, obiettivi e responsabilità molto diverse: il pubblico ministero resta un pubblico ufficiale, con l’obbligo di imparzialità e con un obbligo ulteriore che l’avvocato non ha: l’obbligo di verità. Il PM “svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini” (art. 358 del Codice di procedura penale) e se nel corso del processo si accorge che non vi sono elementi per portare a una condanna, o che quegli elementi non sono sufficienti, ha l’obbligo di chiedere l’assoluzione. Se vengono violate queste regole deontologiche, non solo vi è la possibilità di un procedimento disciplinare, ma anche di una sanzione penale, che sono gli stessi magistrati ad attivare. 


Siamo quelli del NO  a una riforma che, dichiarando di voler rendere il giudice più imparziale e libero da condizionamenti del PM, in realtà crea le premesse per il controllo politico del PM e ne esalta il ruolo di accusatore

Si sostiene che l’attuale sistema – con un unico concorso e un unico Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) – renda i giudici «parziali» e li spinga a favorire i pubblici ministeri all’interno del processo. Ma – sulla base dei dati pubblicati nel 2021 dalle stesse Camere Penali – solo il 40,4% dei processi che sono andati a sentenza si concludono con la condanna. Quindi, affermare che «solo con la riforma e la separazione delle carriere si avrà un giudice terzo e imparziale» induce falsamente gli elettori a pensare che in tutti questi anni i giudici non siano stati imparziali né affidabili, screditando l’impegno di un’intera categoria di cui fanno parte anche quei magistrati che per garantire giustizia ai cittadini hanno dato la loro vita e la rischiano ogni giorno.


Siamo quelli del NO  alla riforma della magistratura, che con il pretesto di cancellare le correnti ridimensiona l’autogoverno dei magistrati.

L’autogoverno dei magistrati è una garanzia della effettiva separazione dei poteri – esecutivo (governo), legislativo (parlamento), giudiziario (magistratura) – e dell’autonomia della magistratura, che garantisce l’applicazione imparziale della legge per tutti i cittadini, compreso il mondo della politica e dei cosiddetti “poteri forti”. 

“Divide et Impera”, “Dividi e comanda”: smembrare il CSM in due consigli separati – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri- e nella cosiddetta “Alta corte disciplinare”, vuol dire ridimensionare un organo a cui i costituenti hanno affidato l’autogoverno proprio per garantire l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario.


Siamo quelli del NO  all’adozione del sorteggio per individuare i membri togati degli istituendi Consigli Superiori della Magistratura e Alta Corte disciplinare.

La riforma introduce l’estrazione casuale mediante sorteggio “secco” dei membri “togati” – i rappresentanti dei giudici e dei pubblici ministeri-, mentre i cosiddetti   “membri laici”   – avvocati o professori universitari  nominati  dal Parlamento – sarebbero estratti da  una rosa di nominativi indicati con votazione parlamentare  a maggioranza semplice. Avremmo, quindi, i componenti magistrati selezionati a caso e non secondo capacità,  e senza alcun criterio democratico, mentre quelli laici sarebbero selezionati con un forte mandato politico della maggioranza parlamentare.


Siamo quelli del NO  alla nomina di rappresentanti di magistrati che non sono stati scelti con il criterio democratico della rappresentanza

I membri togati dei due CSM non sarebbero eletti per le loro idee sulla giustizia, condivise da altri magistrati, ma finirebbero con l’esprimere essenzialmente visioni personali, non avendo nessuna responsabilità né obbligo di “rendere conto” nei confronti dei magistrati, che non li hanno eletti. 


Siamo quelli del NO  alla inevitabile disparità tra membri togati e membri laici nei nuovi CSM

I rappresentanti dei magistrati sarebbero estratti a sorte tra migliaia di appartenenti alla categoria (circa 8000 giudici e 2500 PM), al di fuori di un’occasione e di un’abitudine al confronto sulle idee, favorendo una mentalità individualista, autoreferenziale ed isolata, mentre il drappello dei selezionati dal Parlamento –  cioè dalla maggioranza di turno –  sarebbe del tutto verosimilmente un corpo omogeneo, coeso, deciso e orientato a un fine comune.


Ma soprattutto siamo quelli del NO  all’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare, una sorta di tribunale speciale, a forte rischio incostituzionalità (art. 102 comma 2*)

La materia dei processi disciplinari a carico dei magistrati viene tolta dal CSM ed assegnata ad un organo che già da ora si prefigura come un tribunale squilibrato, sia per la diversa proporzione della sua composizione tra magistrati e laici rispetto all’attuale CSM, sia perché le condanne potrebbero essere impugnate solo davanti alla stessa Alta corte, in diversa composizione. In sostanza, un giudice o un PM sottoposto a condanna disciplinare non potrebbe più fare ricorso alla Corte di Cassazione, ma dovrebbe rivolgersi alla stessa Corte che gli ha comminato la condanna. La riforma costituzionale non chiarisce quali sarebbero le modalità di organizzazione e funzionamento dell’Alta Corte: le regole, compresa la composizione dei collegi giudicanti ed il rapporto fra togati e laici, saranno stabilite in seguito con legge ordinaria e i provvedimenti disciplinari sui magistrati potrebbero essere il frutto di decisioni prese a maggioranza dai soli consiglieri indicati dalla politica. 

Siamo quelli del NO  a una riforma raccontata dai promotori con slogan farlocchi.

I sostenitori del SI’ alla riforma sostengono che le modifiche costituzionali non toccano l’autonomia della magistratura e che la riforma non prevede di portare il pubblico ministero sotto il controllo del potere esecutivo, cioè del governo. Tuttavia, viste le premesse, la riforma appare in tutta evidenza come il primo passo in quella direzione, tanto più che le ulteriori modifiche potranno essere introdotte con semplici leggi ordinarie. E già il Ministro Tajani ha manifestato l’intenzione di rendere la polizia giudiziaria autonoma dal pubblico ministero, cioè non sottoporre più alla direzione del PM le attività di indagine.


Siamo quelli del NO  a una riforma apertamente punitiva nei confronti dei magistrati

Gli stessi esponenti del governo e della maggioranza hanno più volte attaccato le sentenze dei magistrati con ricadute sulle decisioni del governo (ad esempio in materia di centri per immigrati in Albania, di fine vita, di libertà personale)  considerandole un’inaccettabile intromissione, come se chi è stato eletto dai cittadini o  dal parlamento fosse sottratto al dovere di rispettare le leggi, i principi costituzionali, le norme europee, senza incorrere nelle iniziative giudiziarie che si mettono in moto per tutti gli altri cittadini.

Siamo quelli del NO ad una riforma a vantaggio dei potenti  e non dei cittadini

Siamo quelli PER una magistratura autonoma e indipendente, PER  la legge uguale per tutti, PER  una giustizia finalmente efficiente e accessibile.

Siamo quelli PER la Costituzione italiana, nata dalla lotta di Liberazione al nazifascismo, voluta dalle madri e dai padri costituenti per la libertà e la democrazia, per le generazioni future.

La Costituzione più bella del mondo.


(ha collaborato Marco Patarnello, Sostituto procuratore generale della Cassazione e componente del comitato centrale dell ’Anm)

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17 febbraio 2026 (ultima modifica 21 febbraio 2026)

Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com

vai a 
I video – Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan ingannevoli
 con I video della serie e il calendario

Perché al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura bisogna convintamente votare e far votare NO (in sintesi) (da un documento di analisi della riforma di Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma)

Referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, i motivi del NO ntroduzione e conclusioni di Anna Maria Bianchi – analisi della riforma di Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma

vedi anche 
Riforma costituzionale della magistratura, cronologia e materiali


(*)L’articolo della Costituzione italiana che proibisce l’istituzione di tribunali speciali è il secondo comma articolo 102 che recita:

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario [cfr. art. 
108
].

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali [cfr. art. 
25 c.1
]. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura [cfr. 
VI
].

La riforma “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, modifica solo l’art. 102 comma 1, mentre il comma 2 resta identico


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