Venerdì 20 Febbraio 2026 09:02
Al Divino Amore il “grazie” di Reina per il ministero di Feroci


La Messa presieduta dal vicario in ringraziamento per un cammino di oltre 8 anni nel santuario mariano, prima come responsabile degli Oblati, poi come rettore e parroco e infine come cardinale titolare della diaconia. Tutti all'insegna dell'accoglienza
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«Ha saputo coniugare l’accoglienza alla semplicità della fede, in un luogo così importante che potremmo definire un vero e proprio “laboratorio della fede”, una sorgente di grazia, che ha guidato, alimentato e nel quale ha seminato». Con queste parole il cardinale vicario Baldo Reina si è rivolto al cardinale Enrico Feroci, durante la celebrazione presieduta ieri sera, 19 febbraio, al santuario della Madonna del Divino Amore, in ringraziamento proprio per il servizio svolto da Feroci, per oltre 8 anni legato al santuario mariano.
Era infatti il 10 novembre 2017 quando l’allora vicario Angelo De Donatis lo nominò presidente dell’Associazione pubblica clericale degli Oblati Figli della Madonna del Divino Amore, affidandogli – il successivo 1° settembre 2018 – il ruolo di rettore del santuario. Da allora il suo legame con il santuario mariano si è fatto sempre più stretto, fino a culminare, nel 2019, nella nomina a parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva. Nel 2020 poi la consacrazione episcopale, con il titolo di Passo Corese, e poi la creazione a cardinale da parte di Papa Francesco, che gli ha affidato proprio la diaconia del Divino Amore.
Il suo arrivo in uno dei luoghi più importanti per la devozione mariana della città di Roma era arrivato al termine di un lungo periodo – nove anni – come direttore della Caritas diocesana, quasi a segnare un passaggio dal servizio di solidarietà nel cuore della Capitale alla custodia di uno dei cuori spirituali della stessa città, fino al 1° novembre 2024 quando sempre Papa Francesco gli nominò successore a parroco del Divino Amore monsignor Remo Chiavarini.
Reina ha lodato la «grande lucidità e lo spirito di accoglienza» che hanno sempre contraddistinto Feroci, soprattutto «nell’accompagnare e stare al fianco delle molte realtà e sfaccettature del santuario». Dai pellegrini alle famiglie, dai giovani fino ai malati e ai sofferenti, e tra loro i tanti sacerdoti ospitati presso la casa per il clero anziano, situata all’interno del comprensorio del santuario. Dunque moltissime le persone che in questi anni hanno incontrato “don Enrico”, come lo chiama chi ha imparato a conoscerlo. Il vicario ha ricordato poi le parole pronunciate in mattinata dal Papa nell’incontro con il clero di Roma: «Ha invitato tutti noi sacerdoti, tanto i più giovani quanto i più anziani, a prepararci all’incontro con Dio, che non significa solo l’incontro finale ma anche e soprattutto quello quotidiano, perché a qualsiasi età si può essere preziosi per la Chiesa», come ha dimostrato durante tutta la sua vita il cardinale Feroci.
Visibilmente commosso, in particolare a conclusione della cerimonia – quando dal cardinale vicario e dai rappresentanti del Consiglio episcopale presenti alla celebrazione gli è stata donata un’icona raffigurante Cristo benedicente -, il porporato ha ringraziato la comunità del santuario e, fedele alla semplicità che lo ha sempre contraddistinto, non ha voluto aggiungere altro «alle belle parole del vicario», se non un pensiero speciale per le migliaia, o forse più, di persone, «tanti sconosciuti ma tutti fratelli e sorelle», incontrate in questi anni e che porta sempre nel cuore e nelle preghiere.
20 febbraio 2026
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