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Lunedì 23 Febbraio 2026 10:02

La “porta chiusa” degli adolescenti e la regola dello «stare lì»



Lo psicoterapeuta Alberto Pellai protagonista della prima serata del ciclo "Adolescence", all'Auditorium Conciliazione, promosso dalla Fondazione "Oltre". L'invito a essere «testimoni della passione per la vita», promuovendo un «gemellaggio tra famiglie»

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La grande adesione al progetto “Adolescence”, con più di 6mila persone tra quelle presenti all’Auditorium Conciliazione, a due passi da piazza San Pietro, e quelle collegate online, venerdì sera, 20 febbraio, dice della necessità di tanti genitori, insegnanti ed educatori in genere di «trasformare l’angoscia in energia educativa», nella convinzione che «c’è sempre spazio per provare a educare», come ha sottolineato nel saluto di apertura Gianluigi De Palo, direttore generale della Fondazione “Oltre”, promotrice dell’iniziativa. In sala, anche il vescovo Michele Di Tolve, delegato per l’ambito dell’Educazione della diocesi di Roma.

Di fronte al quadro di «angoscia» che il tempo dell’adolescenza pone nella società attuale e che la serie pluripremiata prodotta da Netflix – che dà il titolo al progetto – ha delineato in modo efficace, l’invito è quello, da un lato, di riflettere su come «l’adolescenza non sia un guasto ma un cantiere aperto» tanto per i ragazzi che per i loro genitori ed educatori, e, dall’altro, di cercare delle «strategie per sapere restare ed esserci», senza «scappare, anche quando il dialogo si fa difficile», ha messo in luce nell’introduzione alla serata Anna Chiara Gambini, mamma di 5 figli.

Chiamato a riflettere su questi temi, e in particolare su come “Gestire le emozioni”, Alberto Pellai, psicoterapeuta e padre di 4 figli. L’ospite della prima delle 4 serate in programma ha da subito affermato che «il tema grande è la loro fragilità», quella che negli adolescenti sicuramente ha avuto un impatto forte «in questi ultimi 5, 6 anni», dopo la pandemia, ma che «già dal 2011 è stata riscontrata dagli studi sulla salute mentale». Nonostante quindi gli sforzi dei genitori che hanno «cercato di accompagnare la crescita per la loro felicità – ha spiegato Pellai -, i più giovani è come se si trovassero a vivere questo tempo ansiosi, in difficoltà e per la maggior parte chiusi dentro le loro stanze» mentre «noi vorremmo che andassero fuori a scoprire la vita per andare incontro al mondo».

Un simbolo dell’adolescenza è riconoscibile, per l’esperto, nella «porta, che ha un valore gigantesco». Mentre «prima come genitore avevi un accesso totale» invece in questa particolare fase «perdi la password di accesso al loro “dentro” e questo per i genitori è come un lutto»; in questo cambiamento, però, gli adolescenti «ci stanno insegnando che le cose mutano», sono ancora le parole di Pellai. La sfida dei genitori, oggi, è «avere questi figli chiusi in una stanza ma contestualmente connessi con il mondo digitale», laddove «lo smartphone non è solo uno strumento ma un ambiente di vita», ha continuato lo psicoterapeuta, e in questo sta la preoccupazione perché «ci pare che quel mondo li stia sottraendo alla loro vita». Ma «se io sono spaventato per te – ha spiegato Pellai -, divento spaventante, come se un pilota d’aereo generasse paura durante una perturbazione in volo» e dunque è importante comprendere che gli adolescenti, pur «nel loro silenzio, che è una provocazione», desiderano e hanno bisogno di «affidarsi a qualcuno di solido», ha detto ancora l’esperto. Quindi «la regola è una sola ed è esserci, so-stare, stare lì» senza «spiegare la vita, perché non è questo il momento: l’intento pedagogico va spostato in avanti», ha chiarito lo psicoterapeuta. Occorre invece sapere «regolare i nostri stati emotivi proprio quando i loro sono sregolati» perché «il genitore ha il compito di tenere in mano la bussola emotiva».

Rassicurando poi sul fatto che è normale «andare avanti per tentativi ed errori», Pellai ha fatto notare come «se ti sostituisci a loro e ti attivi per evitare o prevenire i dolori, che tutti superiamo solo quando li attraversiamo, insegni la fragilità». Quindi, per Pellai è fondamentale essere consapevoli, come adulti, che la “caduta” è parte «dell’allenamento alla vita» e che «il buon allenatore non è quello che protegge le fragilità ma quello che le struttura», ha detto infine, ammonendo sull’importanza di «essere testimoni della passione per la vita, essendo noi per primi appassionati» e «promuovendo un “gemellaggio” tra famiglie, per fare rete», perché anche come adulti «ci siamo spostati troppo dalle comunità alle community».

Affidate a don Fabio Rosini, formatore, le conclusioni. «La cosa importante è vedere la bellezza degli adolescenti e narrargliela – ha detto il sacerdote -. C’è bisogno di stimare questi ragazzi e di fare cose belle con loro per tirare fuori la loro bellezza». Ancora, Rosini ha sostenuto che «un buon padre non è quello che risolve i problemi ma quello che insegna a risolverli», convinto che «il tempo della prova è un momento di crescita», non qualcosa da prevenire o da evitare ma qualcosa «da cui imparare e capire».

23 febbraio 2026

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