Lunedì 23 Febbraio 2026 15:02
Grand Tour delle Periferie Romane: 15. Dall’Idroscalo di Ostia a Ostia Levante
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![Stazione ferroviaria Metromare Ostia Centro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0369.jpg)
Stazione ferroviaria Metromare Ostia Centro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Iniziamo dal piazzale di fronte all’uscita della Stazione ferroviaria, un punto che già da solo racconta il passaggio da Roma a qualcos’altro. Da qui prendiamo l’autobus 05 in direzione dell’Idroscalo e scendiamo alla fermata Idroscalo/Atlantici nei pressi della rotonda tra via dell’Idroscalo e via del Porto di Roma. Da lì, imbocchiamo quest’ultima e in breve raggiungiamo l’ingresso dell’Oasi LIPU.
![Piazzale Stazione del Lido, fermata ATAC [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0442.jpg)
Piazzale Stazione del Lido, fermata ATAC [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Abbiamo scelto di percorrere questa tappa di sabato, anche per poter accedere a uno dei luoghi chiave del percorso: il Centro Habitat Mediterraneo (CHM), un’oasi naturalistica di circa venti ettari, parte della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Si tratta di uno di quei luoghi che sorprendono proprio perché incastonati in uno dei contesti più fragili e contraddittori della periferia romana (il sabato e la domenica l’accesso è libero dalle 10 alle 13).
![Ostia, Oasi Lipu [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva1.jpg)
Ostia, Oasi Lipu [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]All’ingresso ci accoglie Simone, uno dei volontari dell’Oasi. Ci indica lo stagno, i canneti, i capanni per il birdwatching: oggi l’oasi appare come un luogo naturale, quasi ovvio. Eppure – spiega – che trent’anni fa qui c’era una discarica abusiva, la periferia della periferia. Un paesaggio che non è nato da solo, ma da una scelta precisa. All’inizio degli anni Novanta una multinazionale australiana voleva costruire qui un delfinario. Il loro concetto di “sviluppo”: catturare delfini in libertà, metterli in vasca e vendere biglietti. Simone racconta la mortalità altissima dei cetacei in cattività, l’incompatibilità con il territorio, l’assurdità sociale del progetto. La sezione LIPU di Ostia reagì con una raccolta firme porta a porta. Non online. Banchetti, persone, tempo. In tre mesi migliaia di firme. Vinse un’idea diversa: rinaturalizzare, non sfruttare. Venne bonificata l’area, camion e camion di rifiuti portati via. Fu scavato il lago centrale, semplicemente intercettando la falda. Non fu imposto un paesaggio artificiale, ma ricreato quello che qui esisteva fino all’Ottocento, quando tutto il litorale laziale era un sistema di lagune costiere. L’acqua è dolce quasi tutto l’anno, diventa salmastra solo a fine estate quando la falda si abbassa. «Oggi l’Europa parla di Restoration Law», dice Simone. «Noi l’abbiamo fatta trent’anni fa». Mentre parla, alza lo sguardo, ci indica due grandi rapaci che stanno attraversando lo stagno, ali lunghissime, eleganti. Sono falchi di palude. Non sono enormi, ma in volo sembrano grandissimi. Cacciano roditori, rettili, a volte piccoli pesci. La femmina – ci spiega – si riconosce dalla testa chiara color crema.
![Ostia, falco di palude in volo sullo stagno dell'Oasi Lipu [Foto: cortesia Gabriela Haebich]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_6685_bis.jpg)
Ostia, falco di palude in volo sullo stagno dell’Oasi Lipu [Foto: cortesia Gabriela Haebich
![Ostia, Tor San Michele in restauro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0435.jpg)
Ostia, Tor San Michele in restauro [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Giriamo a sinistra in via dell’Idroscalo e, tenendoci a bordo strada, raggiungiamo il Parco letterario Pier Paolo Pasolini, inaugurato il 2 novembre 2005. Qui la natura si intreccia apertamente con la memoria politica e culturale del Novecento italiano. Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del secolo scorso, fu ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 proprio all’Idroscalo di Ostia, in uno spiazzo fangoso non lontano da qui. Per anni il luogo dell’omicidio rimase abbandonato, quasi rimosso. Solo nei primi anni Duemila, l’area, più volte vandalizzata, fu recuperata e trasformata nel tempo in un giardino letterario.
![Scultura in onore di Pier Paolo Pasolini all'interno del Parco letterario a lui dedicato presso l'Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0428.jpg)
Scultura in onore di Pier Paolo Pasolini all’interno del Parco letterario a lui dedicato presso l’Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]All’uscita del Parco, proseguiamo lungo via dell’Idroscalo costeggiando una serie di capannoni che non consentono di vedere il fiume, fino a raggiungere l’insediamento abitato.
![Scorci dell'area dell'Idroscalo di Ostia [Foto A-B: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA; Foto C: cortesia Cristina Ruzza]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva2.jpg)
Scorci dell’area dell’Idroscalo di Ostia [Foto A-B: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA; Foto C: cortesia Cristina Ruzza]Ci perdiamo tra via delle Piroghe, via della Carlinga, via delle Petroliere, via delle Canoe, via degli Aliscafi. I nomi parlano di mare e di viaggio, ma la realtà è fatta di case basse, poco più che baracche, rifiuti abbandonati, carcasse di auto, divani, assi di legno, contenitori di plastica. È piovuto e il mare è stato mosso per giorni, costringendo i passanti a districarsi tra le pozzanghere. .
![Scorci dell'area dell'Idroscalo di Ostia all'indomani di una forte mareggiata [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva3.jpg)
Scorci dell’area dell’Idroscalo di Ostia all’indomani di una forte mareggiata [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Camminiamo nella fanghiglia, con il Tevere a pochi passi, scuro e gonfio. Ogni tanto compaiono madonnine, piccole edicole votive incastrate tra recinzioni e muri: segni di una devozione quasi pagana, più che religiosa, protezioni minime in un territorio precario.
![Edicolette mariane all'Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva4.jpg)
Edicolette mariane all’Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Ed eccoci alla foce del Tevere. Quando il mare è in tempesta, le onde si incrociano creando un impatto violento e ipnotico. Le correnti da nord e da sud si scontrano, l’acqua biancheggia. Quando il mare è più calmo, non è inusuale veder passare in entrata e uscita barche a vela e altre imbarcazioni mentre i pescatori lanciano le loro lenze dai frangiflutti a protezione degli argini.
![La foce del Tevere dal lato dell'Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva5.jpg)
La foce del Tevere dal lato dell’Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Nello slargo che ospita il campo di calcio informale dedicato a Pasolini, frequentato ancor oggi dai ragazzini delle baracche, sopravvive un altro bunker: durante la Seconda guerra mondiale i tedeschi si aspettavano lo sbarco alleato proprio qui, e prepararono Ostia con una fitta rete di fortificazioni, riutilizzando quelle predisposte dagli italiani. È qui che il Grand Tour mostra forse il suo senso più profondo: camminare nei luoghi dove la città finisce, ma la storia, la natura e la vita continuano a stratificarsi senza mai davvero separarsi.
![Bunker presso l'Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0413.jpg)
Bunker presso l’Idroscalo di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Guadagniamo piazzale dei Piroscafi, che prosegue in via degli Aliscafi. Nella spiaggetta libera Celeste due pescatori stanno allestendo la barca. Pochi passi e raggiungiamo l’ingresso posteriore del Porto turistico di Ostia. Passiamo attraverso una porticina girevole, una soglia quasi banale, eppure basta varcarla per trovarsi in un altro mondo. Alle spalle lasciamo fango, baracche, bunker e margini instabili; davanti si apre uno spazio ordinato, lucidato, pensato per essere attraversato senza inciampi.
![Alberi di barche a vela ormeggiate presso il Porto turistico di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0400.jpg)
Alberi di barche a vela ormeggiate presso il Porto turistico di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Sulla destra si susseguono le darsene, fitte di barche a vela e yacht. Tante, tantissime. È impossibile non pensare che questo sia uno dei punti in cui la disuguaglianza diventa visibile senza bisogno di spiegazioni: scafi bianchi, nomi eleganti, alberi maestri che si stagliano contro il cielo.
![Murale di Lucamaleonte presso il Porto turistico di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0395.jpg)
Murale di Lucamaleonte presso il Porto turistico di Ostia [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Alla fine del porto turistico, in direzione di Ostia, costeggiando il lungomare Duca degli Abruzzi inizia un’ampia passeggiata ciclopedonale. Qui il percorso offre una scelta: restare sull’asfalto, ordinato e lineare, oppure scendere sulla spiaggia. Noi decidiamo di alternare i due piani del cammino, un po’ sopra e un po’ sotto, tra la regolarità della passeggiata e l’instabilità della sabbia. Qui l’accesso all’arenile è libero e le spiagge sono soprannominate con i colori: verde, ocra, senape, rosa… Una toponomastica semplice e quasi infantile, che sostituisce i nomi con sfumature e rende il litorale una sequenza di tonalità affacciate sul mare.
![Ostia, lungomare Duca degli Abruzzi [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0391.jpg)
Ostia, lungomare Duca degli Abruzzi [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Camminiamo sulla sabbia costeggiando lo stabilimento Vittoria, in stile rétro, a voler ricordare tempi ormai lontani. A un certo punto lo sguardo viene catturato da una massa architettonica imponente, arretrata rispetto alla battigia ma ancora fortemente legata al mare.
![Ex Colonia marina Vittorio Emanuele III [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0492.jpg)
Ex Colonia marina Vittorio Emanuele III [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Continuando in direzione del pontile, succede qualcosa di inatteso. Nell’acqua, tra gli scogli e le onde, compaiono delle statue. Non sono monumenti ufficiali, non hanno targhe istituzionali, eppure sono diventate negli anni simboli potentissimi per Ostia.
![Ostia: statue di Venere e Nettuno [Foto: cortesia Gabriela Haebich]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva6.jpg)
Ostia: statue di Venere e Nettuno [Foto: cortesia Gabriela Haebich]Arrivati all’altezza della grande rotonda che fronteggia il pontile, vale la pena fermarsi un momento. Non solo per orientarsi, o per decidere se proseguire verso il pontile o rientrare nel tessuto urbano, ma perché qui – tra lungomare, stabilimenti e traffico . si percepisce una cosa: Ostia non è sempre stata così. L’Ostia “moderna”, quella che conosciamo oggi come città di mare dei romani, è una costruzione relativamente recente.
![Ostia: stele commemorativa in onore dei bonificatori ravennati [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0504.jpg)
Ostia: stele commemorativa in onore dei bonificatori ravennati [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Attraversato il Lungomare, si entra nel tessuto più storico di Ostia, dove iniziamo a vedere ciò che resta della sua stagione più elegante: villini liberty, palazzine eclettiche, inserti razionalisti. È una passeggiata che diventa improvvisamente architettonica.

Ostia: l’edificio noto come “il Pappagallo” [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Nel raccontare Ostia vale la pena fermarsi anche sulle eccellenze culinarie, che diventano simbolo di una una comunità. Una di queste sono i krapfen di Alessandro Paglia. La storia comincia lontano: 1935, via Cola di Rienzo, a Roma, con i fratelli Mazzi. Poi uno dei due arriva a Ostia portandosi dietro il celebre “missile” — che in realtà è un dirigibile, ancora originale e funzionante. La sede ostiense apre nel 1953, inizialmente sotto i portici, con il missile che usciva da un buco nel muro. Nel 1979 subentra la famiglia Paglia: prima Armando, oggi Alessandro. La ricetta? Materie prime di qualità, lievitazione giusta, frittura sul momento. Ne assaggiamo uno, alla crema, anche se ve ne sono di tanti tipi. E intanto il missile – chiamato anche sottomarino o astronave – sta sempre lì, e a richiesta viene azionato, per stupire sempre clienti nuovi e nostalgici.
![Ostia: i Krapfen Paglia e il celebre dirigibile sparakrapfen [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva7.jpg)
Ostia: i Krapfen Paglia e il celebre dirigibile sparakrapfen [Foto: Maria Teresa Natale. CC BY NC SA]Imbocchiamo via della Stazione Vecchia, poi via Santa Monica per poi raggiungere viale della Marina fino al piazzale della Posta.
![Ostia: il Palazzo della Posta [Foto: cortesia Cristina Ruzza]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Ufficio_Postale_Ostia.jpg)
Ostia: il Palazzo della Posta [Foto: cortesia Cristina Ruzza]Ed è proprio questo che colpisce: un edificio modernissimo, quasi astratto, a pochi passi dal mare. La struttura si presenta come un insieme di volumi geometrici incastrati, con una grande parete curva che accompagna lo sguardo e ammorbidisce la rigidità razionalista. Le superfici sono chiare, essenziali, attraversate da lunghe finestre orizzontali che dialogano con la luce. Non c’è decorazione superflua. C’è proporzione, ritmo, controllo. Camminandoci davanti si percepisce il progetto politico che stava dietro queste architetture: l’idea di una modernità disciplinata, efficiente, statale. Le Poste, luogo di comunicazione e servizio pubblico, diventano simbolo di una città che vuole apparire ordinata e proiettata nel futuro.
![Ostia: dettagli del Palazzo della Posta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA; particolare lampada: cortesia Cristina Ruzza]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva8.jpg)
Ostia: dettagli del Palazzo della Posta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA; particolare lampada: cortesia Cristina Ruzza]Da piazza della Stazione Vecchia – che deve il nome alla prima stazione ferroviaria inaugurata nel 1924 e demolita nel dopoguerra perché gravemente danneggiata dai tedeschi in ritirata – ci dirigiamo verso il Giardino Sant’Agostino, dove si trova una statua del santo patrono di Ostia, opera dello scultore Augusto Ranocchi.
![Ostia: Palazzo del Governatorato [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Palazzo_Governatorato.jpg)
Ostia: Palazzo del Governatorato [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]A breve distanza incombe la chiesa di Santa Maria Regina Pacis, uno degli edifici religiosi più riconoscibili del litorale. Fu costruita negli anni della Prima guerra mondiale dall’architetto Giulio Magni e dedicata alla Regina della Pace. La chiesa venne eretta sulla duna più alta, con la facciata rivolta verso il mare e preceduta da una scalinata monumentale, quasi a voler stabilire un dialogo diretto tra fede e orizzonte. L’impianto è basilicale, con navate coperte da crociere a tutto sesto e un’alta cupola ottagonale. Le grandi finestre laterali, ispirate all’architettura termale romana, inondano l’interno di luce. All’esterno, malgrado l’ampia volumetria, domina la sobrietà: cortina laterizia e inserti in travertino. In asse con la chiesa si trovava un tempo il celebre stabilimento Roma, oggi scomparso, che rafforzava il legame tra spiritualità, cura del corpo e villeggiatura.
![Ostia: Chiesa di Santa Maria Regina Pacis [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva9.jpg)
Ostia: Chiesa di Santa Maria Regina Pacis [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Lungo via Vincenzo Vannutelli, incontriamo un luogo che appartiene più alla memoria affettiva che alla storia monumentale: il Parco dei Bambini Masci, noto a tutti come Il Paradiso dei Bambini. Inaugurato nel 1970, è lo storico parco giochi di Ostia. Ancora oggi offre giostre, autoscontri, trenini, e continua a essere uno spazio di socialità popolare, di compleanni, di rumore e risate. Anche questo fa parte del paesaggio urbano: non solo edifici simbolici, ma luoghi dove generazioni intere hanno imparato a stare insieme.
![Ostia: il Parco dei Bambini Masci [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0371.jpg)
Ostia: il Parco dei Bambini Masci [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Imbocchiamo viale Cardinal Ginnasi e raggiungiamo il Giardino Paolo Orlando. Ci fermiamo davanti al busto dell’ingegnere, poi senatore: una presenza discreta, quasi dimenticata, eppure centrale nella storia di Ostia. Paolo Orlando (Genova 1858 -Rapallo 1943), erede della famiglia dei Cantieri navali Orlando di Livorno e figlio del senatore Luigi Orlando, dedicò gran parte della sua attività politica, a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento, alla sistemazione del Tevere e all’idea di uno sviluppo economico e sociale del litorale romano. Tra i suoi progetti più ambiziosi vi fu quello di dotare Roma di un porto commerciale di livello internazionale. Orlando non immaginava solo un porto moderno, ma anche un canale navigabile che arrivasse fino alla Basilica di San Paolo, portando idealmente il mare dentro Roma. Un progetto visionario, rimasto però incompiuto, come molte delle ambizioni marittime della capitale, a causa di ostacoli politici, tecnici ed economici.
![Ostia: Ritratto di Paolo Orlando nell'omonimo giardino [Foto: Cortesia Gabriela Haebich]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_6851.jpg)
Ostia: Ritratto di Paolo Orlando nell’omonimo giardino [Foto: Cortesia Gabriela Haebich]Siamo giunti al punto di partenza, ma il nostro itinerario non è finito. Oltrepassiamo la ferrovia attraverso un cavalcavia che ci porta in Largo Giovanni Roncagli per poi proseguire in via Capo Spartivento, costeggiando palazzine moderne. Lungo la via incontriamo un murale dell’artista Alessandra Carloni dedicato nel 2019 a Rinaldo Roncagli (1857-1929), ufficiale della Regia Marina, esploratore, geografo e idrografo, partecipò a spedizioni scientifiche in Sud America – dalla Patagonia all’Isola degli Stati – e legò la sua carriera allo studio e alla rappresentazione del mondo. Segretario generale della Società Geografica Italiana per oltre trent’anni, curò importanti atlanti per l’editore Hoepli e contribuì alla costruzione dell’immaginario geografico italiano tra Otto e Novecento.
![Ostia: murale in ricordo di Rinaldo Roncagli [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0364.jpg)
Ostia: murale in ricordo di Rinaldo Roncagli [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Dopo aver imboccato sulla destra viale dei Promontori, facciamo una breve sosta presso la Chiesa Santa Maria Stella Maris, eretta negli anni Settanta, in una Ostia ormai densamente abitata, su progetto dell’architetto Ennio Canino.
![Ostia: Chiesa Santa Maria Stella Maris [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva11.jpg)
Ostia: Chiesa Santa Maria Stella Maris [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Riprendiamo il cammino e imbocchiamo via Mar Bianco, fino a raggiungere il Parco X Giugno, un’ampia pineta che dovrebbe offrire ombra e respiro. Ma basta guardare meglio: le radici affiorano dal terreno, contorte e scoperte, e molte chiome appaiono diradate, se non già morte. Anche qui il paesaggio racconta una fragilità silenziosa, fatta di incuria e stress ambientale, come se la natura urbana resistesse, ma a fatica.
![Ostia: Parco X giugno [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0345.jpg)
Ostia: Parco X giugno [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Raggiungiamo via Gian Carlo Passeroni. Di fronte si staglia l’ospedale Giovanni Battista Grassi, che porta il nome di un celebre medico, zoologo ed entomologo. Il suo legame con Ostia nasce dai suoi studi sulla malaria, malattia che fino ai primi del Novecento decimava i bonificatori ravennati. Grassi condusse qui ricerche decisive sul ruolo della zanzara anofele nella trasmissione del morbo e nel 1918 fondò a Fiumicino l’Osservatorio della Malaria. L’ospedale venne costruito a partire dal 1983 ed entrò in funzione tre anni dopo: un presidio sanitario che porta nel nome una storia intrecciata di scienza e territorio.
![Ostia: Ingresso dell'Ospedale Grassi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0339.jpg)
Ostia: Ingresso dell’Ospedale Grassi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Poco oltre il Caffè al Parco entriamo nella Chiesa di San Nicola di Bari, collegata anche alla Cappella del Borghetto dei Pescatori, che avevamo visitato nella tappa precedente. La comunità è palpabile: ragazzini che giocano a pallone sul sagrato, scout a raccolta, un via vai che restituisce l’idea di un luogo vissuto.
![Ostia: la chiesa San Nicola di Bari con dettagli della statua del santo e di due formelle della Via Crucis [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/02/Diapositiva12.jpg)
Ostia: la chiesa San Nicola di Bari con dettagli della statua del santo e di due formelle della Via Crucis [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Ci portiamo in via delle Fiamme Gialle per osservare da vicino l’ingresso del monumentale ex Collegio Navale IV Novembre, uno degli edifici più imponenti di Ostia Levante. Costruito tra il 1934 e il 1936 su progetto dell’architetto Giuseppe Boni, nacque come convitto per orfani e figli di dipendenti pubblici. Voluto direttamente da Mussolini e inaugurato il 4 novembre 19
