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Mercoledì 25 Febbraio 2026 09:02

Zuppi: «Fare di tutto per affrettare il giorno della pace»



Il cardinale presidente Cei ha presieduto la veglia di preghiera organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio nel quarto anniversario della guerra tra Ucraina e Russia. «Ogni giorno che passa la gente muore, ecco perché dobbiamo aiutare il dialogo»

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«Il nostro è un tempo di angoscia, di attesa, ma anche di speranza, nel quale fare di tutto per affrettare il più possibile il giorno della pace». Con queste parole il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha aperto ieri sera, 24 febbraio, la veglia di preghiera per la pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio nella basilica di Santa Maria in Trastevere, a quattro anni esatti dall’inizio della guerra. «Ogni giorno che passa – ha aggiunto – la gente muore e la guerra non si ferma, ecco perché dobbiamo aiutare il dialogo e cercare di trovare tutte le vie per rafforzare l’inizio di un dialogo che porti a una pace giusta, garantita e duratura». Per Zuppi, «le prevedibili difficoltà che ci saranno devono essere superate e, in particolare l’Europa, deve chiedersi quanto poco ancora è stato fatto per favorire proprio il dialogo e la pace».

Il presidente dei vescovi italiani ha citato Papa Francesco, che un anno fa parlò di «ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità. Oggi – ha aggiunto- la vergogna è aumentata perché ci troviamo ancora in una lunghissima notte di disperazione in attesa della luce del sole della pace». Commentando quindi le letture scelte per la veglia, ha sottolineato che «gli eletti del Signore, ovvero quelli che Egli ama, oggi sono i bambini, gli anziani, le famiglie distrutte che la guerra produce», le persone che «hanno fame, sete, sono senza casa, che sono spogliati della dignità, esposti al freddo terribile per la mancanza di riscaldamenti e malati perché senza medicine», praticamente «stranieri nella propria terra». Il porporato ha inoltre ricordato le terribili immagini che hanno fatto vedere al mondo i bombardamenti sugli ospedali e la storia di Irina Kalinina, passata alla storia, tragicamente, come la “mamma di Mariupol”, poiché partorì proprio durante un attacco aereo nel 2022 e, in fuga dalle bombe, morì insieme al suo piccolo, nato già morto per le ferite riportate durante il parto.

A fare eco alle parole del cardinale, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. «È ora di dire basta! Quel “basta” che anche Papa Leone XIV gridò al Colosseo» ha spiegato, citando il discorso del pontefice ai leader religiosi dello scorso 28 ottobre. «È veramente troppo – ha ribadito – ed è per questo che la nostra protesta si fa preghiera, si fa invocazione a quel Dio che può cambiare la storia». Il pensiero di Riccardi – in basilica insieme al presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo – è stato per le tante famiglie ucraine presenti alla veglia: «A loro diciamo che il Paese non è finito, noi siamo al loro fianco, anche con gli aiuti umanitari, e continueremo a dire che l’Ucraina mai morirà».

Il quarto anniversario della guerra – innescata il 24 febbraio 2022 dall’invasione russa – è stato anche occasione per ricordare il crescente impegno della Comunità di Sant’Egidio per il popolo ucraino martoriato dagli attacchi. Impegno che lo stesso Zuppi ha sottolineato parlando delle «molte realtà di Sant’Egidio e della Chiesa che in questi quattro anni hanno rappresentato una luce di fede, di speranza e di conforto». Presente nel Paese fin dal 1991, la Comunità, subito dopo l’invasione russa, si è infatti attivata realizzando un’estesa rete di aiuti umanitari con cinque centri per sfollati interni (tre a Kiev, uno a Leopoli e uno a Ivano-Frankivsk) e portando avanti distribuzioni nelle regioni vicine alla linea del fronte, in particolare a Kramatorsk, Nikopol, Kharkiv e Sumy.

Dall’inizio del conflitto a oggi la Comunità ha inviato 213 carichi, per un totale di 4450 tonnellate di aiuti umanitari, facendo così arrivare materiale sanitario a oltre 2 milioni di persone e generi alimentari, abbigliamento e prodotti per l’igiene a circa 750mila persone. Numeri di una guerra che sta facendo pagare al popolo ucraino un prezzo enorme: 15mila civili uccisi, secondo l’Onu, con un incremento del 31% nel 2025, che si sommano agli oltre 450mila caduti tra i soldati di entrambe le parti e oltre un milione di feriti. Senza dimenticare che ogni anno, soprattutto durante il gelido inverno ucraino che arriva anche a -20 gradi, tutto questo viene acuito dai continui attacchi alle infrastrutture energetiche, che causano frequenti black out elettrici e l’interruzione dei riscaldamenti. Questo ha portato a ben 10,8 milioni di persone in stato di vulnerabilità, su una popolazione totale che è scesa a 29 milioni. Prima del conflitto era di almeno 43 milioni di persone.

25 febbraio 2026

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