Servizi > Feed-O-Matic > 705436 🔗

Mercoledì 25 Febbraio 2026 13:02

Albania, Tavolo asilo e immigrazione: 90 persone trattenute a Gjader



Una delegazione si è recata il 23 e 24 febbraio nella struttura voluta dal governo Meloni. «Nonostante i rinvii alla Corte di giustizia Ue, aumentano i trasferimenti forzati dai Cpr italiani»

L'articolo
Albania, Tavolo asilo e immigrazione: 90 persone trattenute a Gjader
proviene da
RomaSette
.

#dal mondo #in italia #solidarietà #centri migranti in albania #centro di detenzione di gjader #gjader #rachele scarpa #tavolo asilo e immigrazione #vetrina
leggi la notizia su RomaSette





Nuovo accesso, il 23 e 24 febbraio, al centro di Gjader, in Albania, da parte di una delegazione del Tavolo asilo e immigrazione, accompagnata dall’onorevole Rachele Scarpa. Il resoconto è quello di «uno scenario grave e per molti versi paradossale: nonostante i due rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, il secondo dei quali sulla firma del protocollo stesso, il governo non solo non sospende i trattenimenti – riferiscono -, ma aumenta in modo significativo i trasferimenti forzati dai Cpr italiani verso l’Albania».

Solo nelle ultime due settimane, riferiscono, si sono registrati due trasferimenti di circa 35 persone ciascuno. «Oggi sono circa 90 le persone trattenute a Gjader: il numero più alto dall’apertura del centro, nell’ottobre 2024. Per dieci mesi i trasferimenti sono avvenuti con numeri molto più contenuti, in media circa dieci persone per volta, con una presenza complessiva intorno alle venti persone. Oggi – proseguono – si arriva a circa 90 presenze». Numeri che parlano di «un’accelerazione evidente» e «indicano la volontà del governo di normalizzare il funzionamento del centro, consolidandolo come parte strutturale del sistema di detenzione amministrativa, nonostante i rinvii pendenti alla Corte di giustizia europea».

In questo contesto, «l’esercizio del diritto alla difesa è limitato dalla distanza geografica e il diritto alla salute compromesso, come emerge dal registro degli eventi critici e dal numero di persone che soffrono vulnerabilità psicofisiche e che, nonostante ciò, vengono trasferite nel Cpr», affermano dal Tavolo. Ancora, dalle testimonianze raccolte emerge che «i trasferimenti verso l’Albania avvengono, anche nell’ultimo periodo, con un uso generalizzato dei dispositivi di coercizione per l’intera durata del viaggio – denunciano -, senza una valutazione individuale sulla necessità e proporzionalità della misura».

Il fatto che le persone riferiscano di non aver ricevuto ordini formali di trasferimento per le associazioni del Tavolo asilo e immigrazione «è tanto più grave in considerazione del fatto che l’autorità giudiziaria ha già ritenuto illegittima la mancanza di un ordine formale di trasferimento. Ancora non sono noti i criteri in base ai quali vengono selezionate le persone – evidenziano -. I profili sono estremamente eterogenei per storia personale, anzianità di presenza in Italia e nazionalità, elemento che rafforza l’opacità delle procedure adottate». E l’arrivo «massivo» delle ultime settimane ha generato tra le persone trattenute «forte confusione e disorientamento».

Pochi finora i rimpatri effettivamente eseguiti, dato che la maggior parte delle persone trasferite in Albania è stata poi riportata in Italia a seguito della presentazione di una domanda di asilo. Molte anche le persone rientrate per la rivalutazione dell’idoneità al trattenimento per ragioni sanitarie, «segnale che per moltissime persone il trasferimento in Albania non doveva avere luogo proprio alla luce delle loro condizioni psicofisiche». I rimpatri eseguiti, in ogni caso, sono stati sempre successivi al ritorno delle persone in Italia, escluso il caso dei cinque cittadini egiziani rimpatriati direttamente via Tirana nel maggio scorso.

Tra le persone trattenute, le associazioni del Tavolo riferiscono il caso di una proveniente dall’Iran, «nonostante l’attuale clima politico del Paese renda di fatto impossibile il rimpatrio. Colpisce inoltre – aggiungono – la presenza di moltissime persone che avevano un lavoro regolare in Italia, lo hanno perso e, a seguito di ciò, hanno perso anche il permesso di soggiorno: persone inserite nel tessuto sociale e lavorativo, poi trasferite coattivamente in Albania». Altro elemento che rende il meccanismo «ancora più grave», il fatto che «almeno due delle persone incontrate erano già state trattenute a Gjader, poi riportate in Italia e ora nuovamente trasferite in Albania. Un rimbalzo forzato che evidenzia la natura profondamente lesiva e propagandistica di questo sistema». Ancora, «per la prima volta è stato utilizzato il carcere presente nella struttura di Gjader, per la detenzione di una persona accusata di aver commesso un reato mentre si trovava nel Cpr. Il giorno successivo la persona è stata trasferita in Italia».

Dal Tavolo asilo e immigrazione parlano di «un passaggio di estrema gravità: il cosiddetto “modello Albania” si colloca fuori dal perimetro giuridico europeo di riferimento – evidenziano – e il protocollo non è compatibile neanche con le disposizioni contenute nei regolamenti connessi al Patto europeo su migrazione e asilo. I costi umani ed economici dell’esperimento albanese continuano a salire davanti all’ostinazione del governo. Quando saranno i tribunali a prendere atto dell’incompatibilità, i giudici saranno di nuovo incolpati del mancato funzionamento del centro?», domandano. Al governo, quindi, il Tavolo e l’onorevole Scarpa chiedono «la sospensione immediata di tutti i trasferimenti verso il Cpr di Gjader e la chiusura del centro, struttura che continua a operare fuori dal perimetro del diritto, in un quadro di radicale contrasto con i principi fondamentali».

25 febbraio 2026

L'articolo
Albania, Tavolo asilo e immigrazione: 90 persone trattenute a Gjader
proviene da
RomaSette
.

più letti
Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI