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Mercoledì 25 Febbraio 2026 16:02

Domenico Caliendo, morto a 2 anni, e la fede coraggiosa di una mamma



Il bimbo deceduto il 21 febbraio, dopo una vicenda che ha tenuto l'Italia col fiato sospeso. Resta il dolore di chi rimane. E la forza di due genitori che hanno "vissuto il morire" del loro piccolo

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Domenico è morto al mattino di sabato 21 febbraio. Domenico ha due anni e mezzo. Muore nella assurda  situazione di un cuore trapiantato che avrebbe dovuto dargli la vita e invece, causa uno o più  errori umani, questo cuore danneggiato gli ha provocato la morte. Resta il dolore di chi rimane: di una mamma, di un padre con  tante domande che non hanno e non avranno mai razionalmente e umanamente una risposta e che rendono il tutto ancora più doloroso. Nessuno potrà mai capire il dolore di questa famiglia, di questi genitori sopravvissuti al loro figlio.

Anche la morte, in un certo senso, ha la sua dignità. Questa affermazione può sembrare inconcepibile agli orecchi di tanti, soprattutto se si parla di  quella di un bambino. Eppure, i suoi genitori, con il loro coraggio e la loro fede, hanno restituito in modo testimoniale il senso a una situazione che ora dopo ora è scivolata verso un epilogo drammatico. Insieme, hanno “vissuto il morire” del loro piccolo guardandolo e vegliando giorno e notte, in modo veramente dignitoso e silenzioso. La madre, come Maria  ai piedi della Croce, pur sperando in un miracolo, sapeva cosa sarebbe accaduto e come sarebbe finita. Ma è rimasta sempre  accanto a Domenico. Dal suo cuore non sono uscite parole di rabbia, di rancore e di risentimento. Ma come già detto prima, le domande rimangono e soprattutto ciò che resta è un profondo senso di solitudine  nella mamma, nel papà e nella famiglia tutta. Domenico non  c’è più.

Un giorno in hospice, una donna mi disse parlando del proprio marito che stava morendo: «Lo vedrò e lo ritroverò sempre nella Eucaristia». Solo nell’amore e nella fede si può trovare una via di uscita, legata alla speranza e alla promessa di Gesù che è Via, Verità e Vita. Il dolore di una mamma che perde un figlio è qualcosa che non si può spiegare né si può raccontare e dinanzi al quale bisogna porsi con rispetto e profondo silenzio. La spettacolarizzazione del dolore è ancora più crudele del dolore stesso. Nessuno potrà mai dire a questi genitori: “Ti capisco”.

L’amore di Gesù e la fede del papà e della mamma sapranno curare la profonda  ferita della loro anima. Ma ognuno di noi è chiamato a sostenerli con affetto, delicatezza e sopratutto con la preghiera. Incancellabile rimane, dopo più di 40 anni, il ricordo della vicenda verosimile del piccolo Alfredo Rampi, precipitato in un pozzo a Vermicino. Tutta l’Italia seguì quella dolorosa vicenda con il fiato sospeso così come tutti siamo stati presi dall’evoluzione della situazione di Domenico. Tutti ne siamo usciti feriti nella nostra umanità e sensibilità, sconfitti per la conclusione degli eventi. Ma la forza e il coraggio, la testimonianza di mamma Franca dopo la tragedia del figlio Alfredino riecheggia ancora oggi: «Dobbiamo fare in modo che nessuno soffra come ho sofferto io e nessun bambino possa passare quello che ha passato Alfredino». Allo stesso modo, con la stessa forza e coraggio, si è espressa Patrizia, la mamma di Domenico: «Dobbiamo tenere vivo il ricordo di Domenico ed evitare che accadano nuovamente cose del genere».

Domenico, Alfredino e tanti altri bambini siano per noi tutti sorgente di speranza e di Amore per la vita, così come l’esempio di queste due madri rafforzi in ognuno la forza e il coraggio di credere come Maria, al di là di ogni evidenza e di ogni situazione incresciosa e umanamente drammatica. (Carlo Abbate, Ufficio diocesano pastorale familiare)

25 febbraio 2026

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