Mercoledì 25 Febbraio 2026 10:02
Sono iniziati i lavori della tratta Mazzini-Venezia della linea C
Oggi sono iniziati i lavori della tratta T2 Mazzini–Venezia della Linea C. È un passaggio storico, nel senso più letterale del termine. Per la prima volta dopo decenni di dibattiti, rinvii e timori infondati, la metropolitana di Roma trova il suo ingresso nel cuore della città. Non è soltanto l’apertura di un cantiere: è il superamento di un’impostazione trasportistica e urbanistica che dagli anni Sessanta in poi ha condizionato, negativamente, lo sviluppo della Capitale. Già nel 1962, nel Piano Regolatore Generale appena approvato, si riconosceva con grande lucidità che proprio nelle aree nel nucleo storico la metropolitana fosse “insostituibile per il trasporto collettivo veloce”. Eppure, nella stessa analisi, si affermava categoricamente di non volerla realizzare. In quelle righe c’è l’origine del paradosso trasportistico romano: l’idea che la metropolitana dovesse evitare il centro, al massimo lambirlo tangenzialmente, come accade con la Linea A, per non “accentrare” funzioni. Ma la metropolitana non accentra. La metropolitana rende accessibile. Rendere accessibile significa poter attraversare la città in ogni direzione, in ingresso e in uscita, con le stesse frequenze e con lo stesso livello di servizio. Significa mantenere vivo il centro, evitando che diventi un semplice parco a tema per turisti e preservandone funzioni abitative e commerciali. E significa, allo stesso tempo, permettere alle periferie di svilupparsi davvero, perché con la metropolitana diventano luoghi connessi, vicini ai servizi, vivibili. Lo sviluppo urbano non è un gioco a somma zero. Non è vero che se il centro si rafforza la periferia si indebolisce, o viceversa. Una città cresce quando cresce tutta insieme, senza lasciare indietro nessuna sua parte. Ed è esattamente ciò che consente una rete metropolitana ben progettata. Dal punto di vista tecnico, questo si traduce in una rete “isotropa”: una rete in cui i tempi di percorrenza sono omogenei e prevedibili, indipendentemente dalla direzione. È ciò che rende il trasporto pubblico affidabile e permette alle funzioni urbane di svilupparsi in ogni quartiere. Ciò è davvero possibile solo con la metropolitana. Non sempre accade lo stesso con la ferrovia, spesso organizzata con picchi di servizio concentrati al mattino verso il centro e alla sera verso la provincia. Questo modello asimmetrico finisce per rafforzare un flusso unico e centripeto, mentre una metropolitana funziona in modo continuo e bidirezionale, sostenendo lo sviluppo tanto del centro quanto della periferia. La tratta T2, collegando Mazzini a Venezia, fa oggi ciò che si sarebbe dovuto fare cinquant’anni fa: portare un’infrastruttura di massa dove il sistema viario è strutturalmente incapace di soddisfare la domanda. Con l’interconnessione tra la Linea C e la Linea A a Ottaviano e con l’arrivo a Venezia, la rete nata con l’apertura di Colosseo si consoliderà ulteriormente. Il salto di qualità è proprio questo: passare da linee isolate ad una vera maglia. Oggi non celebriamo solo un cantiere che parte. Celebriamo un cambio di prospettiva. Oggi è davvero un grande giorno per Roma.
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Oggi sono iniziati i lavori della tratta T2 Mazzini–Venezia della Linea C.
È un passaggio storico, nel senso più letterale del termine. Per la prima volta dopo decenni di dibattiti, rinvii e timori infondati, la metropolitana di Roma trova il suo ingresso nel cuore della città. Non è soltanto l’apertura di un cantiere: è il superamento di un’impostazione trasportistica e urbanistica che dagli anni Sessanta in poi ha condizionato, negativamente, lo sviluppo della Capitale.

Infografica esplicativa con indicate le tratte T2 e T1 della Linea C, la tratta T2 va da Venezia a Mazzini
Già nel 1962, nel Piano Regolatore Generale appena approvato,
si riconosceva con grande lucidità che proprio nelle aree nel nucleo storico la metropolitana fosse “insostituibile per il trasporto collettivo veloce”.
Eppure, nella stessa analisi, si affermava categoricamente di non volerla realizzare. In quelle righe c’è l’origine del paradosso trasportistico romano: l’idea che la metropolitana dovesse evitare il centro, al massimo lambirlo tangenzialmente, come accade con la Linea A, per non “accentrare” funzioni.Ma la metropolitana non accentra. La metropolitana rende accessibile.
Rendere accessibile significa poter attraversare la città in ogni direzione, in ingresso e in uscita, con le stesse frequenze e con lo stesso livello di servizio. Significa mantenere vivo il centro, evitando che diventi un semplice parco a tema per turisti e preservandone funzioni abitative e commerciali. E significa, allo stesso tempo, permettere alle periferie di svilupparsi davvero, perché con la metropolitana diventano luoghi connessi, vicini ai servizi, vivibili.
Lo sviluppo urbano non è un gioco a somma zero. Non è vero che se il centro si rafforza la periferia si indebolisce, o viceversa. Una città cresce quando cresce tutta insieme, senza lasciare indietro nessuna sua parte. Ed è esattamente ciò che consente una rete metropolitana ben progettata.
Dal punto di vista tecnico, questo si traduce in una rete “isotropa”: una rete in cui i tempi di percorrenza sono omogenei e prevedibili, indipendentemente dalla direzione. È ciò che rende il trasporto pubblico affidabile e permette alle funzioni urbane di svilupparsi in ogni quartiere. Ciò è davvero possibile solo con la metropolitana.
Non sempre accade lo stesso con la ferrovia, spesso organizzata con picchi di servizio concentrati al mattino verso il centro e alla sera verso la provincia. Questo modello asimmetrico finisce per rafforzare un flusso unico e centripeto, mentre una metropolitana funziona in modo continuo e bidirezionale, sostenendo lo sviluppo tanto del centro quanto della periferia.
La tratta T2, collegando Mazzini a Venezia, fa oggi ciò che si sarebbe dovuto fare cinquant’anni fa: portare un’infrastruttura di massa dove il sistema viario è strutturalmente incapace di soddisfare la domanda. Con l’interconnessione tra la Linea C e la Linea A a Ottaviano e con l’arrivo a Venezia, la rete nata con l’apertura di Colosseo si consoliderà ulteriormente. Il salto di qualità è proprio questo: passare da linee isolate ad una vera maglia.
Oggi non celebriamo solo un cantiere che parte. Celebriamo un cambio di prospettiva.
Oggi è davvero un grande giorno per Roma.
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