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Martedì 17 Febbraio 2026 14:02

A Roma Carnevale è morto: l’ha ucciso Halloween

Di Nicola Capogna – Forse non tutti sanno che…oggi è martedì grasso. Già perché ogni anno la data cambia, si fa un calcolo, non proprio immediato, che consiste nel contare 47 giorni a ritroso dal giorno di Pasqua; cioè i 40 giorni di Quaresima più 7 domeniche che non valgono nel calcolo dei giorni di […]

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Di Nicola Capogna – Forse non tutti sanno che…oggi è martedì grasso. Già perché ogni anno la data cambia, si fa un calcolo, non proprio immediato, che consiste nel contare 47 giorni a ritroso dal giorno di Pasqua; cioè i 40 giorni di Quaresima più 7 domeniche che non valgono nel calcolo dei giorni di digiuno. Si potrebbe aggiungere, restando coerenti, che non c’è antani che si rispetti senza scappellamento a destra…insomma potreste pensare a una supercazzola e invece no, è proprio così che si calcola il martedì grasso. 

Invece chiedi a chiunque quando è Halloween e ti risponderà con una data precisa, un giorno e un mese, sempre uguali ogni anno. Senza che serva la laurea in teologia o una connessione dati per scoprirlo. Ed ecco il primo motivo per cui Halloween ha stracciato carnevale: la prevedibilità.  Oggi dobbiamo organizzare, pianificare, prevedere, l’agenda nel 2026 è un Google Calendar in costante aggiornamento. Siamo una società in cui il momento libero si chiama slot, ossia un segmento temporale privo di impegni pregressi, in cui inserirne altri per non lasciare spazi vuoti che mettono paura. 

Siamo una società indiscutibilmente americanizzata, non lo scopriamo certo oggi. E i bambini del 2000, precursori e sentinelle del mondo futuro, che vivevano l’esperienza di dolcetto o scherzetto per le prime volte davanti agli sguardi esterrefatti di mamma e papà, oggi cominciano ad essere genitori a loro volta, ma più inclini dei loro a comprendere l’hype dei figli per questa festa, in alcuni casi persino a condividerlo. La cultura Pop d’oltremanica, tra cinema, letteratura e musica, ci ha nutrito, farcito, di icone perfette per Halloween, dall’immaginario di Tim Burton a Frankenstein, passando per Thriller di Michael Jackson, ai più recenti Joker e Harley Quinn. I rappresentanti del carnevale? Sono i personaggi invecchiati male della Commedia dell’Arte: Arlecchini sbiaditi e Pantaloni senza soldi o del mondo delle fiabe: principi, rane e principesse, personaggi di un mondo incantato, in cui non crede veramente più nessuno. Pensando alla vita che viviamo oggi è molto più facile identificarsi con zombie e vampiri, quando ci sembra di non avere mai tempo per respirare e di andare come corpi senz’anima da una parte all’altra della città tra metro, bus e semafori. 

Halloween è una festa di città, il carnevale vive nei paesi. Certo, ci sono esempi eclatanti di bellissime città che offrono alcuni tra i carnevali più belli del mondo, da Rio de Janeiro a Venezia ma, almeno in Italia, è nei piccoli paesi che il Carnevale prende davvero vita. La sfilata dei carri, per la gente di città, diventa così l’occasione per una gita fuori porta, un rito che mette a confronto due modi diversi di vivere intendere la vita. La gente di città che dai balconi di zii e cugini di paese, guarda ammirata sfilate di carri allegorici che hanno richiesto mesi di lavoro per essere realizzati, capolavori di pazienza e artigianato. Allegorici perché mettono in scena l’arte di far scorrere lentamente il tempo, di cui noi non siamo più capaci.

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