Venerdì 27 Febbraio 2026 15:02
Dieci risposte sulla Metro C e i nuovi cantieri
In questi giorni stanno aprendo i cantieri delle quattro stazioni centrali della Linea C: Chiesa Nuova, Castel Sant’Angelo, Ottaviano e Mazzini. Si tratta di cantieri puntuali ma di grandi dimensioni, in alcune aree monumentali della Capitale. Sono molto meno impattanti del cantiere di piazza Venezia o di quello passato di Colosseo, che rimangono unici nel loro genere, ma a differenza dei precedenti sono in zone che oltre ad essere monumentali sono anche densamente abitate. Così fioccano domande, dubbi e qualche polemica qua e là. Per questo abbiamo deciso di scrivere una lista di domande, e relative risposte, per capire meglio la Linea C e la sua tratta più complessa. Siamo convinti che conoscendo meglio il progetto, che ha attraversato tantissime fasi di condivisione pubblica e partecipazione ufficiali ma distribuite in più di 20 anni, chi teme i disagi possa vedere anche gli aspetti molto positivi legati alla nuova opera. LE DIECI RISPOSTE Cos’è la Linea C? La Linea C è una metropolitana ad automazione integrale, cioè senza conducente e che si guida da sola. I lavori sono divisi in varie tratte, numerate da T1 a T7, dalla stazione Farnesina nei pressi dello Stadio Olimpico alla stazione di Pantano, alle pendici del colle su cui poggia il comune di Montecompatri, immediatamente a Est di Roma. La Linea C è infatti la prima metropolitana di Roma che va oltre il confine stesso del Comune di Roma. La linea è già attiva e regolarmente aperta al pubblico, con 24 stazioni e 21,2 km di estensione, ovverosia le tratte da T3 a T7 da Colosseo fino a Pantano. Le prime stazioni hanno aperto nel 2013, poi altre ancora nel 2014, nel 2019 e infine Colosseo (e Porta Metronia) nel 2025. I lavori hanno richiesto tempi variabili in relazione alla profondità delle varie tratte, da un minimo di 6 anni ad un massimo di 12 anni. La linea è identificata dal colore verde. Cosa si costruisce adesso? Il 25 febbraio 2026 sono partiti i cantieri della cosiddetta “Tratta T2”, lunga circa 3,8 km, tra la stazione Venezia (esclusa, che fa parte della tratta “TB”) e la stazione Mazzini. Le stazioni della tratta T2 sono quattro, rispettivamente: Chiesa Nuova, in piazza della Chiesa Nuova, lungo Corso Vittorio Emanuele II; Castel Sant’Angelo, nei giardini del castello, sul lato di piazza Pia; Ottaviano, lungo via Barletta; Mazzini, su viale Mazzini, in asse a via Giunio Bazzoni. Le stazioni sono distanti di media 750 metri l’una dall’altra, con la distanza maggiore tra Venezia e Chiesa Nuova (1km), e la distanza minore tra Ottaviano e Mazzini (500m). Questa forbice di distanze è tipica delle metropolitane pesanti, cioè che portano tante persone. In origine erano previste altre due fermate, a piazza Risorgimento e a piazza Argentina, poi stralciate per i costi eccessivi anche in relazione alla distanza tra le fermate, che sarebbe stata di media di 500m, più tipica di una metropolitana leggera. Le fermate rimaste sono quelle che nel modo più semplice, economico ed efficace permettono di rispondere alla domanda di mobilità, cioè quante persone vogliono spostarsi, da e per il territorio attraversato. Quanto durano i lavori? I lavori dureranno 10 anni e mezzo. Poi le attività in superficie termineranno, quindi verranno tolti i cantieri, e rimarranno solo le attività in sotterranea per l’apertura al pubblico della linea, che richiederanno alcuni mesi. Sommando tutto le stazioni Mazzini, Ottaviano, Castel Sant’Angelo e Chiesa Nuova apriranno a marzo 2037. Perché una metropolitana proprio in centro? Una metropolitana lungo corso Vittorio Emanuele II è prevista da tantissimi anni ed è entrata a far parte della programmazione cittadina nel 1962, su forte pressione dello Stato. Fino agli anni ’60 infatti le metropolitane di Roma erano una competenza statale. Da allora però l’opera è stata sempre rimandata per mancanza di volontà politica, anche se tutti i piani successivi, sia urbanistici che trasportistici, ne hanno confermato la necessità. L’ultima conferma, in ordine di tempo, è arrivata dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, approvato nel 2022, peraltro preceduto da una grande fase di partecipazione pubblica che ha visto un vastissimo sostegno popolare per la tratta T2 della linea C. Oltre ai piani generali, l’opera è stata oggetto di specifiche analisi costi-benefici, che ne hanno ribadito l’utilità. Ci sono pericoli per i monumenti? No. Come ha dimostrato lo scavo delle gallerie già realizzate sotto il Colosseo, la tecnica ingegneristica ormai permette di operare sottoterra in totale sicurezza e senza alcuna conseguenza sulla superficie. Ciononostante, con l’occasione della metropolitana viene comunque effettuata una monumentale opera di manutenzione, monitoraggio e presidio di Chiese e Palazzi storici. Significa che non solo la metropolitana non danneggia i monumenti, ma che le condizioni future dei monumenti saranno anche migliori di quelle di adesso. L’archeologia fermerà i lavori? No. Le stazioni sono realizzate con paratie molto profonde, che permettono di liberare completamente lo strato archeologico senza danneggiarlo, ricollocandolo direttamente in stazione a fine lavori. Lo scavo archeologico per diversi metri in profondità è già previsto; quindi, appena emergeranno le presistenze, i lavori non si fermeranno. Semplicemente da un certo punto in poi, ad una quota che è già nota per ogni stazione, si smetterà di scavare con strumenti meccanici e si passerà allo scavo manuale, eseguito ove necessario direttamente dagli archeologi incaricati della supervisione. Arrivati allo strato sterile si rinizierà a scavare con le macchine. Ad esempio, le gallerie vengono scavate ad una quota molto più bassa di quella dove è possibile trovare delle presistenze, per cui non risentono in nessun modo del rischio archeologico. Ci sono pericoli per le case? No, non ci sono pericoli. Tuttavia, tutti gli edifici sotto cui passa la metropolitana vengono censiti e oggetto di specifici rilievi, per accertarne lo stato di fatto. Nella remota eventualità di ammaloramenti riconducibili alla metropolitana ogni casa o edificio interessato viene ovviamente ripristinato. Quanto costa? La tratta T2 della Linea C costa 2 miliardi e 56 milioni di euro, ovvero circa 540 milioni di euro a stazione o ancora 540 milioni di euro al chilometro. Possono sembrare molti, ma per fare un parametro, il costo della metro A tra Ottaviano e Battistini è stato di circa 620 milioni di dollari equivalenti (2026) al chilometro, pari a circa 530 milioni di euro al chilometro. Ma guardare alle singole tratte può essere forviante perché la metropolitana è un sistema complesso, che è fatto di tratti molto costosi, perché in gallerie profonde, o di tratti molto economici, perché in superficie e in viadotto. La linea nel suo complesso ha un costo relativamente basso, intorno ai 270 milioni di euro al chilometro, attualizzando ai prezzi correnti le tratte già realizzate. I circa 29 km complessivi di linea da Pantano a Farnesina, con il deposito, i treni già esistenti e ancora da fornire, la progettazione, le tratte già fatte e tutto ciò che è in qualche modo connesso con l’opera, concorrono ad un costo totale di 7 miliardi di euro. Chi paga? Principalmente lo Stato, che ha coperto i 6,1 dei 7 miliardi di budget, pari a circa l’87% del valore dell’opera. Si tratta però di fondi distribuiti in 34 anni, sin dall’avvio della gara d’appalto nel 2006 e con decorrenza oltre la fine dei lavori, con una spesa media dello Stato di circa 200 milioni l’anno. Significa che lo stato ha dedicato alla Linea C appena lo 0,016% del proprio bilancio. I restanti 900 milioni li hanno coperti con risorse proprie il Comune e la Regione. Per fare un paragone, lo Stato francese sta spendendo 38,5 miliardi di euro in trent’anni per la realizzazione di 6 nuove linee di metropolitana a Parigi. I francesi spenderanno 1,2 miliardi di euro l’anno per la metro della loro capitale, pari a circa lo 0,086% del loro bilancio statale. In pratica, la Francia spende per la metro di Parigi sei volte quello che fa l’Italia per Roma, tanto in numeri assoluti quanto in numeri relativi rispetto al bilancio annuale. E quindi? E quindi bisogna festeggiare. Finalmente parte un’opera attesa da davvero troppo tempo, che se fosse già stata realizzata avrebbe permesso uno sviluppo più equilibrato della città, meno piegato alle esigenze del turismo e maggiormente teso al benessere di residenti e lavoratori. Chi vive di fronte al cantiere, magari con le finestre proprio davanti alle aree recintate, legittimamente è preoccupato per il fastidio che il cantiere potrebbe dare. È normale che sia così e non possiamo pretendere che le persone siano felici e contente di vivere per dieci anni di rimpetto a quella che comunque è un’area di lavoro. Quello che speriamo e che si possano rendere conto di quanto è utile e importante ciò che sta nascendo davanti ai loro occhi, che siano consapevoli che ciò che dovranno sopportare per un tempo comunque limitato, con tutti gli accorgimenti del caso, significherà benessere e sviluppo a venire per tutti i romani, loro compresi. Ringraziamo loro, come coloro che hanno visto i lavori della A, della B e delle altre tratte della C. E alla fine sarà la stessa metro a farsi perdonare, perché tutti scopriranno che non c’è niente di più comodo di una fermata sotto casa.
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In questi giorni stanno aprendo i cantieri delle quattro stazioni centrali della Linea C: Chiesa Nuova, Castel Sant’Angelo, Ottaviano e Mazzini.
Si tratta di cantieri puntuali ma di grandi dimensioni, in alcune aree monumentali della Capitale. Sono molto meno impattanti del cantiere di piazza Venezia o di quello passato di Colosseo, che rimangono unici nel loro genere, ma a differenza dei precedenti sono in zone che oltre ad essere monumentali sono anche densamente abitate. Così fioccano domande, dubbi e qualche polemica qua e là.
Per questo abbiamo deciso di scrivere una lista di domande, e relative risposte, per capire meglio la Linea C e la sua tratta più complessa.
Siamo convinti che conoscendo meglio il progetto, che ha attraversato tantissime fasi di condivisione pubblica e partecipazione ufficiali ma distribuite in più di 20 anni, chi teme i disagi possa vedere anche gli aspetti molto positivi legati alla nuova opera.
La Linea C è una metropolitana ad automazione integrale, cioè senza conducente e che si guida da sola. I lavori sono divisi in varie tratte, numerate da T1 a T7, dalla stazione Farnesina nei pressi dello Stadio Olimpico alla stazione di Pantano, alle pendici del colle su cui poggia il comune di Montecompatri, immediatamente a Est di Roma.
La Linea C è infatti la prima metropolitana di Roma che va oltre il confine stesso del Comune di Roma.
La linea è già attiva e regolarmente aperta al pubblico, con 24 stazioni e 21,2 km di estensione, ovverosia le tratte da T3 a T7 da Colosseo fino a Pantano. Le prime stazioni hanno aperto nel 2013, poi altre ancora nel 2014, nel 2019 e infine Colosseo (e Porta Metronia) nel 2025. I lavori hanno richiesto tempi variabili in relazione alla profondità delle varie tratte, da un minimo di 6 anni ad un massimo di 12 anni.
La linea è identificata dal colore verde.
Il 25 febbraio 2026 sono partiti i cantieri della cosiddetta “Tratta T2”, lunga circa 3,8 km, tra la stazione Venezia (esclusa, che fa parte della tratta “TB”) e la stazione Mazzini.
Le stazioni della tratta T2 sono quattro, rispettivamente:
- Chiesa Nuova, in piazza della Chiesa Nuova, lungo Corso Vittorio Emanuele II;
- Castel Sant’Angelo, nei giardini del castello, sul lato di piazza Pia;
- Ottaviano, lungo via Barletta;
- Mazzini, su viale Mazzini, in asse a via Giunio Bazzoni.
Le stazioni sono distanti di media 750 metri l’una dall’altra, con la distanza maggiore tra Venezia e Chiesa Nuova (1km), e la distanza minore tra Ottaviano e Mazzini (500m). Questa forbice di distanze è tipica delle metropolitane pesanti, cioè che portano tante persone.
In origine erano previste altre due fermate, a piazza Risorgimento e a piazza Argentina, poi stralciate per i costi eccessivi anche in relazione alla distanza tra le fermate, che sarebbe stata di media di 500m, più tipica di una metropolitana leggera.
Le fermate rimaste sono quelle che nel modo più semplice, economico ed efficace permettono di rispondere alla domanda di mobilità, cioè quante persone vogliono spostarsi, da e per il territorio attraversato.
I lavori dureranno 10 anni e mezzo. Poi le attività in superficie termineranno, quindi verranno tolti i cantieri, e rimarranno solo le attività in sotterranea per l’apertura al pubblico della linea, che richiederanno alcuni mesi.
Sommando tutto le stazioni Mazzini, Ottaviano, Castel Sant’Angelo e Chiesa Nuova apriranno a marzo 2037.
Una metropolitana lungo corso Vittorio Emanuele II è prevista da tantissimi anni ed è entrata a far parte della programmazione cittadina nel 1962, su forte pressione dello Stato. Fino agli anni ’60 infatti le metropolitane di Roma erano una competenza statale.
Da allora però l’opera è stata sempre rimandata per mancanza di volontà politica, anche se tutti i piani successivi, sia urbanistici che trasportistici, ne hanno confermato la necessità.
L’ultima conferma, in ordine di tempo, è arrivata dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, approvato nel 2022, peraltro preceduto da una grande fase di partecipazione pubblica che ha visto un vastissimo sostegno popolare per la tratta T2 della linea C.
Oltre ai piani generali, l’opera è stata oggetto di specifiche analisi costi-benefici, che ne hanno ribadito l’utilità.
No. Come ha dimostrato lo scavo delle gallerie già realizzate sotto il Colosseo, la tecnica ingegneristica ormai permette di operare sottoterra in totale sicurezza e senza alcuna conseguenza sulla superficie.
Ciononostante, con l’occasione della metropolitana viene comunque effettuata una monumentale opera di manutenzione, monitoraggio e presidio di Chiese e Palazzi storici.
Significa che non solo la metropolitana non danneggia i monumenti, ma che le condizioni future dei monumenti saranno anche migliori di quelle di adesso.
No. Le stazioni sono realizzate con paratie molto profonde, che permettono di liberare completamente lo strato archeologico senza danneggiarlo, ricollocandolo direttamente in stazione a fine lavori.
Lo scavo archeologico per diversi metri in profondità è già previsto; quindi, appena emergeranno le presistenze, i lavori non si fermeranno. Semplicemente da un certo punto in poi, ad una quota che è già nota per ogni stazione, si smetterà di scavare con strumenti meccanici e si passerà allo scavo manuale, eseguito ove necessario direttamente dagli archeologi incaricati della supervisione.
Arrivati allo strato sterile si rinizierà a scavare con le macchine. Ad esempio, le gallerie vengono scavate ad una quota molto più bassa di quella dove è possibile trovare delle presistenze, per cui non risentono in nessun modo del rischio archeologico.
No, non ci sono pericoli. Tuttavia, tutti gli edifici sotto cui passa la metropolitana vengono censiti e oggetto di specifici rilievi, per accertarne lo stato di fatto. Nella remota eventualità di ammaloramenti riconducibili alla metropolitana ogni casa o edificio interessato viene ovviamente ripristinato.
La tratta T2 della Linea C costa 2 miliardi e 56 milioni di euro, ovvero circa 540 milioni di euro a stazione o ancora 540 milioni di euro al chilometro.
Possono sembrare molti, ma per fare un parametro, il costo della metro A tra Ottaviano e Battistini è stato di circa 620 milioni di dollari equivalenti (2026) al chilometro, pari a circa 530 milioni di euro al chilometro.
Ma guardare alle singole tratte può essere forviante perché la metropolitana è un sistema complesso, che è fatto di tratti molto costosi, perché in gallerie profonde, o di tratti molto economici, perché in superficie e in viadotto. La linea nel suo complesso ha un costo relativamente basso, intorno ai 270 milioni di euro al chilometro, attualizzando ai prezzi correnti le tratte già realizzate.
I circa 29 km complessivi di linea da Pantano a Farnesina, con il deposito, i treni già esistenti e ancora da fornire, la progettazione, le tratte già fatte e tutto ciò che è in qualche modo connesso con l’opera, concorrono ad un costo totale di 7 miliardi di euro.
Principalmente lo Stato, che ha coperto i 6,1 dei 7 miliardi di budget, pari a circa l’87% del valore dell’opera. Si tratta però di fondi distribuiti in 34 anni, sin dall’avvio della gara d’appalto nel 2006 e con decorrenza oltre la fine dei lavori, con una spesa media dello Stato di circa 200 milioni l’anno. Significa che lo stato ha dedicato alla Linea C appena lo 0,016% del proprio bilancio. I restanti 900 milioni li hanno coperti con risorse proprie il Comune e la Regione.
Per fare un paragone, lo Stato francese sta spendendo 38,5 miliardi di euro in trent’anni per la realizzazione di 6 nuove linee di metropolitana a Parigi. I francesi spenderanno 1,2 miliardi di euro l’anno per la metro della loro capitale, pari a circa lo 0,086% del loro bilancio statale.
In pratica, la Francia spende per la metro di Parigi sei volte quello che fa l’Italia per Roma, tanto in numeri assoluti quanto in numeri relativi rispetto al bilancio annuale.
E quindi bisogna festeggiare. Finalmente parte un’opera attesa da davvero troppo tempo, che se fosse già stata realizzata avrebbe permesso uno sviluppo più equilibrato della città, meno piegato alle esigenze del turismo e maggiormente teso al benessere di residenti e lavoratori.
Chi vive di fronte al cantiere, magari con le finestre proprio davanti alle aree recintate, legittimamente è preoccupato per il fastidio che il cantiere potrebbe dare. È normale che sia così e non possiamo pretendere che le persone siano felici e contente di vivere per dieci anni di rimpetto a quella che comunque è un’area di lavoro.
Quello che speriamo e che si possano rendere conto di quanto è utile e importante ciò che sta nascendo davanti ai loro occhi, che siano consapevoli che ciò che dovranno sopportare per un tempo comunque limitato, con tutti gli accorgimenti del caso, significherà benessere e sviluppo a venire per tutti i romani, loro compresi.
Ringraziamo loro, come coloro che hanno visto i lavori della A, della B e delle altre tratte della C. E alla fine sarà la stessa metro a farsi perdonare, perché tutti scopriranno che non c’è niente di più comodo di una fermata sotto casa.
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