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Venerdì 27 Febbraio 2026 17:02

Scoperto in Sardegna un gene che protegge dalla malaria

Lo studio apre la strada a nuovi farmaci - Alla base della ricerca c’è l’attenta valutazione delle analisi genomiche fatte su circa 7.000 volontari dello studio di popolazione sardo SardiNIA in Ogliastra -

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Scoperta da un gruppo di ricerca dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) di Cagliari e dell’Università degli Studi di Sassari, una variante genetica che protegge dalla malaria. Lo studio (“Reduced cyclin D3 expression in erythroid cells protects against malaria”) pubblicato su Nature, spiega il meccanismo biologico di protezione e indica la possibilità di realizzare nuovi farmaci.

La malaria provoca ancora oggi oltre 600.000 morti l’anno, soprattutto nei Paesi tropicali, ma non tutte le persone infette si ammalano nello stesso modo: alcuni individui sviluppano forme molto gravi, mentre  altri manifestano sintomi più lievi. Capire perché questo accade è una delle sfide più importanti della medicina.

Alla base della ricerca c’è l’attenta valutazione delle analisi genomiche fatte su circa 7.000 volontari dello studio di popolazione sardo SardiNIA in Ogliastra. Un importante progetto di genetica di popolazione che analizza in che modo il patrimonio genetico degli abitanti dell’isola influenzi migliaia di variabili rilevanti per la salute. Tra queste a colpire i ricercatori una variante del DNA associata a particolari caratteristiche dei globuli rossi, le cellule del sangue dove si annida e vive il parassita della malaria, che predispongono, secondo le osservazioni, alla “costruzione” del meccanismo biologico protettivo.

Cosa succede all’interno dei globuli rossi?  “La variante (genetica)  – spiega Maria Giuseppina Marini, prima autrice dello studio insieme a Maura Mingoia e Maristella Steri del Cnr-Irgb – riduce l’attività del gene CCND3, che regola lo sviluppo dei precursori dei globuli rossi, producendo globuli rossi circolanti più grandi e con caratteristiche particolari. Con esperimenti durati diversi anni abbiamo spiegato, nel dettaglio, quali sono i meccanismi molecolari e biologici alla base di queste osservazioni”.

Secondo Francesco Cucca, genetista dell’Università di Sassari e del Cnr-Irgb, coordinatore dello studio, “la genetica umana conserva tracce delle malattie del passato. Questo ci permette di individuare adattamenti biologici selezionati dall’evoluzione”. Analisi evolutive hanno, infatti, mostrato che la variante è diventata frequente in Sardegna perché offriva un vantaggio di sopravvivenza. “Abbiamo quindi ipotizzato che la malaria, storicamente endemica in Sardegna, potesse essere la pressione evolutiva che ha favorito la diffusione della variante”, aggiunge Cucca.

Quando i globuli rossi provenienti da individui in possesso della variante, sono stati infettati in laboratorio con il Plasmodium falciparum, principale agente infettivo della malaria, il parassita non è riuscito a proliferare normalmente all’interno di globuli rossi più grandi.

“Abbiamo osservato una forte inibizione della crescita del parassita fino alla sua morte – spiega Antonella Pantaleo dell’Università di Sassari, coordinatrice degli esperimenti in laboratorio. “Il fenomeno – continua –  è legato a un aumento dello stress ossidativo nei globuli rossi, un meccanismo simile a quello che protegge le persone con deficit di G6PD in quanto crea un ambiente inospitale per il parassita in queste cellule”. La variante è oggi frequente in Sardegna, mentre è assente nelle regioni del mondo dove la malaria è ancora molto diffusa. Probabilmente è comparsa in Europa dopo l’uscita dell’Homo sapiens dall’Africa.

“La natura ci ha mostrato un modo efficace per bloccare la malaria”, sottolinea Cucca. “La sfida ora è trasformare questo meccanismo biologico in una terapia: riprodurre farmacologicamente l’effetto protettivo della variante – conclude –  per proteggere le popolazioni che oggi convivono con la malattia”. (Rita Lena)

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